Instant classic: le hypercar del decennio
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06/01/2026 | di Andrea Paoletti
Instant classic: le hypercar del decennio
Prestazioni soprannaturali e prezzi stellari. Sono finite nei garage dei collezionisti, come beni da investimento
06/01/2026 | di Andrea Paoletti

La tendenza è diventata talmente chiara che alcune Case automobilistiche si sono premurate di mettere per iscritto nei contratti d’acquisto che l’auto non può essere rivenduta prima di un certo periodo. Il fatto è che tutte le più recenti hypercar – un “genere” la cui nascita si può ascrivere alla Bugatti Veyron, prima auto a stravolgere ogni riferimento riguardo alle prestazioni – si possono considerare alla stregua di lingotti d’oro, quadri o sculture di artisti affermati, diamanti, gioielli e collane. Insomma, tutto al di fuori dello scopo per il quale in teoria sarebbero state realizzate, ovvero procurare il massimo del piacere di guida su una strada libera dal traffico. Difficile infatti immaginare le auto che abbiamo selezionato in contesti normali: le rare volte in cui vengono estratte da un garage, sono esposte a concorsi d’eleganza o raduni esclusivi. Insomma, si fa prima a vederle in foto, ed è un peccato perché sono capolavori di ingegneria e design, prodotti a volte in poche decine di esemplari.

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La svedese che sorprende

La Koenigsegg Agera, presentata nel 2011, è una delle hypercar più esotiche, se non altro perché prodotta da una sconosciuta casa svedese, finita però rapidamente sulla mappa dei marchi più esclusivi grazie alla precedente CCX e, ancora prima, CCR e CC8S. Il cuore è il poderoso V8 biturbo da 5.0 litri di alluminio, capace di erogare circa 940 CV nella versione standard, con valori ancora superiori sulle varianti R e S. Grazie a un telaio monoscocca di fibra di carbonio e kevlar dalla rigidità eccezionale, il peso è contenuto e si ferma poco sopra i 1.300 kg. Le prestazioni sono ovviamente da primato: oltre 390 km/h e lo 0-100 in circa 3 secondi. Ecosa dire delle iconiche portiere che prima fuoriescono, poi scorrono in avanti e si alzano in verticale.

Esclusiva in ogni dettaglio

La Pagani Huayra, introdotta nel 2011, rappresenta l’evoluzione del concetto di hypercar artigianale secondo Horacio Pagani. Utilizza un V12 biturbo da 6.0 litri fornito da AMG, capace di sviluppare circa 730 CV mentre il telaio monoscocca è realizzato di carbo-titanio, un materiale esclusivo sviluppato appositamente dalla Pagani per garantire leggerezza e resistenza senza compromessi. Prima di parlare di prestazioni, una Pagani si ammira per le scelte stilistiche, la cura maniacale dei dettagli e l’estremo livello di personalizzazione e, in questo caso, soluzioni tecniche come i flap aerodinamici attivi sulla carrozzeria, capaci di modificare il comportamento dell’auto in tempo reale. E adesso i numeri: oltre 370 km/h di velocità massima e 0-100 km/h in circa 3,2 secondi.

Basta dire che è LA Ferrari

LaFerrari, presentata nel 2013, è la prima Ferrari con un nome che ha fatto perlomeno sorridere, prima di incappare in cacofonie, ma poco importa di fronte a cotanta magnificenza. Pensata per concentrare il meglio della tecnologia del Cavallino Rampante, abbina il V12 aspirato da 6.3 litri a un sistema ibrido HY-KERS derivato dalla Formula 1, per una potenza complessiva di 963 CV. Anche il telaio di carbonio è stato sviluppato in collaborazione con gli ingegneri della Scuderia di Formula 1 e se le prestazioni non deludono (350 km/h e da 0 a100 km/h in meno di 3 secondi) rimane una delle Rosse più esclusive di sempre, prodotta in 499 esemplari, più 210 in versione “Aperta”.

McLaren alza il tiro

La McLaren P1 è la hypercar ibrida che ha inaugurato la “Holy Trinity” proprio insieme a "LaFerrari" e alla Porsche 918. Qui, il classico V8 biturbo da 3.8 litri abbinato a un motore elettrico porta ad avere una potenza totale di 916 CV e il telaio anche in questo caso è di fibra di carbonio, per un peso totale della vettura di circa 1.400 kg. Le prestazioni sono estreme: 350 km/h limitati elettronicamente e 0-100 km/h in 2,8 secondi, ma la vera particolarità della P1 è il sistema aerodinamico attivo, con un grande alettone posteriore estensibile e modalità DRS mutuata dalla Formula 1. Un’auto capace di esaltarsi in pista pur restando addomesticata per la guida su strada.

Completa la Trinità

Mancava solo lei, la Porsche 918 Spyder, la risposta tedesca all’offensiva anglo-italiana e anch’essa entrata immediatamente tra le auto icona di un’epoca. Il cuore propulsivo è un V8 aspirato da 4.6 litri di derivazione racing abbinato a due motori elettrici, per una potenza totale di 887 CV, inferiore alle rivali, ma con soluzioni meccaniche e tecnologiche finalizzate a renderla un mostro tra le curve. Il telaio monoscocca di carbonio permette di contenere il peso e grazie al torque vectoring elettrico e al sistema ibrido plug-in, la 918 accelera da 0 a 100 km/h in 2,6 secondi, superando i 340 km/h. La sua forza non sono però i numeri, quanto l’equilibrio generale e un look che abbina la modernità a suggestioni retro: uno su tutti i tubi di scarico posizionati sopra al motore.

Un aeroplano lussuoso

Non poteva mancare l’auto che ha saputo oltrepassare i già incredibili limiti della Veyron. La Bugatti Chiron, introdotta nel 2016, porta l’enorme W16 quadriturbo da 8.0 litri fino a 1.500 CV e 1.600 Nm di coppia, valori semplicemente stratosferici, gestiti in totale sicurezza da un rigido telaio di carbonio e dalla trazione integrale. Le prestazioni sono senza precedenti: oltre 420 km/h di velocità massima limitata e uno 0-100 km/h in 2,4 secondi, senza contare il record della Super Sport 300+, prima auto a superare la barriera delle 300 mph (490,484 km/h), nell'agosto 2019. Un’astronave capace di volare sull’asfalto e allo stesso tempo coccolare i passeggeri con interni lussuosi e un comfort da gran turismo, con tutta la classe di un marchio leggendario.

Un’auto da corsa travestita

Anche la Aston Martin, con la Valkyrie, si iscrive al club delle hypercar, con un biglietto da visita che recita Red Bull Racing e Adrian Newey, che si occupa di disegnare e progettare un vero prototipo stradale. A partire dal V12 aspirato da 6.5 litri costruito da Cosworth, capace di toccare i 1.000 CV a oltre 11.000 giri/min, affiancato da un motore elettrico per una potenza combinata di circa 1.160 CV. Proseguendo con un telaio di carbonio, abbinato a un’aerodinamica estrema capace di generare un carico degno di un’auto da F1. La Valkyrie tocca i 400 km/h e va da 0 a 100 km/h in circa 2,5 secondi. Qui però nessuno sconto: la posizione di guida è simile a quella di una monoposto e non ci sono compromessi al comfort: solo pura velocità.

Praticamente una F1 a ruote coperte

La Mercedes-AMG One, svelata nel 2017, è unica nel suo genere perché equipaggiata con un vero motore di Formula 1, adattato all’uso su un’auto stradale. Si tratta infatti dell’1.6 V6 turbo ibrido derivato dalla power unit campione del mondo, che sviluppa 574 CV ed è abbinato a quattro motori elettrici: due (per complessivi 326 CV) sull’asse anteriore, un terzo da 163 CV che agisce sul posteriore e che funge anche da frenata rigenerativa, mentre il quarto, da 122 CV, è accoppiato al turbocompressore. Tecnologie raffinatissime che vedono anche superfici aerodinamiche mobili e attive e il risultato è una velocità massima di oltre 350 km/h e lo 0-100 coperto in meno di 3 secondi. Solo 275 gli esemplari prodotti, già tutti venduti.

Lo dice già Ferrari che è un’icona

La Ferrari Monza SP, presentata nel 2018 nelle versioni SP1 e SP2, inaugura la serie “Icona” dedicata ai modelli ispirati al passato del Cavallino. Non ci sarebbe da aggiungere altro per collocare queste creazioni tra i futuri classici del Cavallino, ma forse vale la pena soffermarsi sul design ispirato alle barchette Ferrari da competizione degli anni 50 e attualizzato con le moderne tecnologie. Il motore, in posizione anteriore è il V12 aspirato da 6.5 litri con potenza di 810 CV, derivato dalla 812 Superfast ed è il V12 stradale più potente mai uscito dai cancelli di Maranello. Per questo la Monza SP supera i 300 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in meno di 2,9 secondi: peccato che le emozioni che è in grado di scatenare siano state riservate a soli 499 selezionatissimi clienti.

Ayrton ne sarebbe orgoglioso

Nel momento in cui la McLaren, nel 2018, ha deciso di scomodare il nome Senna, era già chiaro a tutti che sarebbe stata un’auto molto speciale. Nello specifico una hypercar pensata per dare il meglio in pista, stracciando ogni record per le vetture stradali, grazie al V8 biturbo da 4.0 litri con 800 CV, il più potente motore termico mai montato su una McLaren stradale. Il telaio MonoCage III di carbonio concorre a limitare il peso a soli 1.198 kg, ma anche l’aerodinamica è il frutto di uno studio approfondito in galleria del vento: l’enorme alettone posteriore genera oltre 800 kg di downforce e schiaccia a terra la McLaren Senna per offrire l’esperienza di guida più dura, cruda e pura per gli standard moderni. 340 km/h e 0-100 km/h in 2,7 secondi in realtà sono solo numeri.

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