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28 November 2019 | di Redazione Ruoteclassiche

Isotta Fraschini, recuperato un motore 8A in Sicilia

Una storia affascinante, ambientata in una Sicilia d’altri tempi tra funivie, abbandono e i gloriosi ricordi di un’icona automobilistica italiana degli anni 20

Le Isotta Fraschini 8, 8A e 8B conquistarono un’eccezionale reputazione internazionale grazie all’incredibile silenziosità e confort dei loro motori e con i lunghissimi cofani imposero definitivamente l’otto cilindri in linea, proponendosi come icona di stile. La cifra estetica e stilistica della Casa milanese permeava talmente i vari progetti da imporre soluzioni irrazionali dal punto di vista tecnico, come i collettori di aspirazione integrati nel blocco motore e la disposizione laterale della candela, deleteria per una combustione ottimale, soluzioni ispirate a uno stile riecheggiante quello di Ettore Bugatti.

Un reperto unico al mondo. Arriviamo ora al 2018, per la precisione ad Erice: durante la XXI rievocazione della Trapani - Erice organizzata il 22 giugno dal Came Sartarelli di Trapani, si è concretizzato l’incontro fra l’ing. Giuseppe Genchi del Museo dei Motori dell’Università di Palermo e l’architetto Giampiero Musmeci del Club Sartarelli, da tempo promotore dell’idea di recuperare la stazione di arrivo dell’antica funivia di Erice, ormai in preda all’impietosa azione distruttiva del tempo e dei vandali. Il giorno successivo, Genchi ha effettuato un sopralluogo con Musmeci, trovando – con grande stupore – che l’ingegnoso impianto prevedeva un motore d’emergenza davvero unico: un otto cilindri Isotta Fraschini, recuperato chissà quando e come da un vecchio chassis, probabilmente immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. La funivia venne costruita tra il 1956 ed il 1957 dalla Sitas SpA. Dismessa all’inizio degli anni 80 e chiusa per il ventennio successivo, nel 2005 la bella installazione fu definitivamente rimpiazzata da un nuovo impianto e conseguentemente abbandonata. Purtroppo, il lungo abbandono ha lasciato il segno sull’impianto. Il rarissimo motore Isotta Fraschini Tipo 8A non versava in condizioni migliori, ma tutti hanno concordato nel tutelare un reperto così raro e importante per il patrimonio motoristico italiano. Di conseguenza il Museo dei Motori del Sistema Museale dell’Università di Palermo ha stipulato un accordo con il Comune di Erice per il recupero, il restauro e la successiva musealizzazione del motore. Per preservarlo da ulteriori danneggiamenti, grazie alla sensibilità del sindaco Daniela Toscano, l’iter burocratico è stato accelerato nonostante l’imminenza della pausa estiva. Le complesse operazioni di recupero sono state svolte dall’equipe del museo palermitano il 9 agosto: spazi angusti, illuminazione scarsa, terreno accidentato, mole e delicatezza del reperto hanno impegnato lo staff del museo per un giorno intero, ma l’operazione si è conclusa nel migliore dei modi.

Verso la salvezza. Attualmente il monumentale 8 cilindri è in fase di restauro presso il laboratorio del museo: da un primo esame, nonostante le pessime condizioni esterne, il motore sembra internamente ben conservato. L’obiettivo è quello di ripristinare scrupolosamente la sua corretta originalità e integrità. Per questo motivo il museo si sta avvalendo della collaborazione di alcuni interlocutori di spicco, tra cui Umberto Voltolin del Registro Storico Isotta Fraschini, per la documentazione tecnica originale, e il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino che ha gentilmente prestato alcuni pezzi del suo analogo 8A, affinché possano essere fedelmente ricostruiti sia mediante le tecniche tradizionali, sia quelle più moderne. Spiccano fra queste ultime l’impiego di uno scanner ottico 3D, dei programmi Cad-Cam e delle macchine utensili a controllo numerico del Manufacturing Technology Group del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo.

Il giallo di Erice. Certamente la fortuna ha giocato un ruolo importante: il ritrovamento del motore Isotta Fraschini 8A, in un contesto e un impiego così insoliti, sembra una di quelle circostanze in cui il fato tesse una sottile trama affinché gli eventi percorrano un determinato cammino, per concludersi poi positivamente. Il vero e proprio giallo rimane poi il motivo per il quale un motore degli anni 20, e di tale prestigio, sia stato inserito in un impianto funicolare di 30 anni più giovane. Le ricerche sono in corso, a partire dal numero di serie del motore, parzialmente danneggiato, ma oggetto di analisi e recupero grazie al supporto della Polizia di Stato, con l’intervento di esperti del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica per la Sicilia Occidentale e del Laboratorio di Tecnologia Meccanica dell’ateneo di Palermo. La novella pirandelliana non è finita qui: non mancheranno di certo sorprese.

Testo: Marco De Montis

Foto: Giuseppe Genchi

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