Auto
13 September 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Jeep, torna il Grand Wagoneer

Jeep ha annunciato il ritorno dell’ammiraglia Grand Wagoneer con una concept car che prefigura in maniera molto verosimile il futuro modello top gamma della Casa. Il nuovo SUV taglia XL pone le basi per un'intera famiglia di modelli che andranno a competere nell’agguerrito segmento “premium”.

Wagoneer è un nome evocativo che rimanda a un’icona a stelle e strisce: il modello che per primo ha esplorato il segmento delle “Sport Activity Vehichles”, prima che ancora che queste vetture a guida alta venissero indicate così. Era il 1962 quando alla Kaiser Jeep decisero di rimpiazzare la spartana Jeep Willys Wagon con un’auto da famiglia più comfortevole e versatile. Si pensava a un veicolo più comodo e soprattutto meglio rifinito della concorrenza: Ford e Chevrolet nei primi anni 60 infatti offrivano dei van adibiti al trasporto passeggeri con una forte caratterizzazione utilitaristica. Nell'America anni 60 circolavano pochi veicoli a trazione integrale: come i modelli International e l'inglese Land Rover: mezzi da lavoro e fuoristrada rispettivamente, spartani in entrambi i casi.

Antesignana. La Jeep Wagoneer era un prodotto completamente nuovo nel panorama delle auto da famiglia. Con quasi 10 anni di anticipo rispetto Range Rover, la Wagoneer si configurava come la prima SUV della storia. Quest'auto vantava soluzioni inedite per l’epoca: a partire un assetto più alto rispetto alle comuni station wagon, che le consentiva di raggiungere in tranquillità le case in montagna con armi e bagagli al seguito. La ribaltina posteriore poi facilitava le operazioni di carico. Una globale attitudine stradale la rendeva indicata anche nei lunghi viaggi autostradali: a bordo i passeggeri potevano godere di tutte le amenità che ci si aspettava da una vettura di rango dell’epoca. Nessuna fuoristrada del periodo offriva tanto. La rivoluzionaria Wagoneer “SJ” venne sviluppata sulla base del pick up Jeep Gladiator ed era spinta un moderno motore a sei cilindri in linea. Ma la principale primizia tecnica stava nelle sospensioni anteriori, indipendenti, una soluzione difficile da riscontrare sulle altre fuoristrada coeve. Successivamente, nel 1974 dalla stessa base derivò anche la più semplice “Cherokee”, il modello d’ingresso alle Jeep full-size.

Più curata.
La Jeep Wagoneer offriva di serie il servosterzo, il cambio automatico e l’autoradio, mentre a richiesta erano disponibili anche il condizionatore d’aria e la trazione integrale. Lo stile della Wagoneer prese forma sotto la guida designer industriale Brooks Stevens, mentre lo staff tecnico della Willys (confluita nella Kaiser Jeep) si occupò dello sviluppo tecnico. Rispetto alle altre fuoristrada, la Jeep Wagoneer aveva una carrozzeria più bassa e un’immagine più automobilistica. Le soglie d’ingresso erano a “misura di gonna” e consentivano un accesso agevole, come sulle auto più tradizionali. Anche il pianale di carico era facilmente raggiungibile. Un'attenta messa a punto delle sospensioni garantiva comfort e stabilità durante la marcia. La Jeep Wagoneer faceva leva sulla pluralità degli usi e quindi venne dato risalto anche alla capacità di traino per i rimorchi: che ci fosse da trainare una grossa roulotte, una barca o un carrello per cavalli per la Wagoneer era ordinaria amministrazione. La variante 4x4 garantiva poi una miglior motricità su tutti i fondi.

Le origini.La prima serie della Wagoneer è stata prodotta tra il 1963 e il 1965 e si caratterizzava per un frontale dominato da una calandra verticale e due fari circolari affiancati a due prese d'aria, anch'esse circolari e di diametro simile. Dal 1966 il muso assunse il tipico layout a sviluppo orizzontale con la fanaleria integrata e le feritoie verticali. I motori erano a 6 e 8 cilindri: il "232", un nuovo 3,8 litri che rimpiazzava il 6 cilindri in linea originario, il "Tornado" della Kaiser Jeep. Il V8 era invece un 5,4 litri da 250 CV indicato come 327 e sviluppato ex novo dalla AMC. Nello stesso anno debuttava la "Super Wagooner", modello full optional e dotato di un V8 ancora più potente, 270CV. Il model year 1970 vide un aggiornamento della griglia (soprannominata "grattugia") e di alcuni particolari esterni come paraurti e indicatori di direzione. Intanto faceva la sua comparsa una prima fascia in legno che adornava le fiancate. Dal 1970 al 1971 la Wagoneer montò motori V8 Buick 350, meno potenti (230 CV) ma con una coppia motrice più robusta. Nel 1974 un ulteriore aggiornamento del frontale: comparvero dei faretti supplementari e la griglia prevedeva adesso le maglie in materiale plastico. All'interno i sedili singoli potevano sostituire la panchetta a tre posti.

Ne ha fatta di strada! In oltre 30 anni di onorata carriera, la Wagoneer ha subito numerose modifiche tecniche e aggiornamenti per restare sempre al passo tempi, senza risentire troppo dei vari cambi di gestione del marchio Jeep: Kaiser, AMC e Chrysler. Nonostante un prezzo medio equiparabile a tre volte quello di un’utilitaria, la Wagoneer si consolidò come una presenza fissa e molto diffusa tra le strade e i garage americani. Nel 1979 arrivarono i modelli Limited con le tipiche finiture in legno, offerte di serie. Nuovo il frontale, con una griglia a listelli orizzontali e i fari rettangolari. Nel 1982, vennero aggiornati solo alcuni dettagli e i particolari interni, così come l’aria condizionata, integrata nella dotazione di serie. Compariva poi una lunga lista di servoassistenze elettriche, degne delle migliori berline di lusso dell’epoca.

Più “Grand”. La denominazione Jeep Grand Wagoneer arrivò nel 1984 e coincise con un globale aggiornamento degli allestimenti, che includevano gran parte degli equipaggiamenti offerti sulla precedente Wagoneer Limited. Molte delle Grand Wagoneer erano spinte da un V8 di cubatura maggiore, 5,9 litri (un progetto originale AMC). Per un certo periodo venne proposto anche un 6 cilindri in linea, anche in questo caso di cilindrata maggiore, 4,2 litri. Ma l'unità si rivelò un pò sottodimensionata: il V8 raccolse gran parte delle preferenze. La trazione integrale Shift-on-the-fly era di serie, così come le finiture in legno (che a richiesta potevano essere rimosse), mentre al posteriore spiccavano i nuovi fanali più stretti e verticali. Nel 1986 l’ultimo aggiornamento stilistico, che si caratterizzava in primo luogo per la griglia ridisegnata. All’interno, una nuova strumentazione, il volante, i poggiatesta e l’impianto di climatizzazione aggiornati.

Bestseller. Con un prezzo inferiore ai 20.000 dollari, nel 1984 la Grand Wagoneer costava quanto una familiare Volvo, altra vettura molto ambita dalle famiglie "bene". La Jeep Grand Wagoneer si rivelò una vera e propria gallina dalle uova d’oro. In un momento storico in cui la produzione automobilistica americana iniziava a perdere terreno nei segmenti più alti, la Grand Wagoneer teneva banco con orgoglio. A fronte di una progettazione obsoleta, il modello rimase a listino anche dopo il 1987, quando la AMC venne assorbita dalla Chrysler. Con la gestione Chrysler seguirono le ultime migliorie: nuovi il tettuccio apribile e la plafoniera, l'apertura con telecomando e il tergilunotto posteriore.

Icona americana. L’influenza della Casa del Pentagono portò a diversi miglioramenti anche sotto pelle: a partire da un più efficace trattamento anticorrosione e un assemblaggio complessivamente più curato, con componenti standardizzate. La lunga carriera della Jeep Grand Wagoneer terminava nel 1991. Nel 1993il nome Grand Wagoneer ricomparve, per indicare un allestimento lussuoso della Grand Cherokee. Un'operazione commerciale già sperimentata in precedenza: nel 1984 con l'adozione della nuova nomenclatura, la Grand Wagoneer venne affiancata dalla Wagoneer, ovvero una variante "woody" della più compatta Jeep Cherokee. Tutt’oggi la Jeep Wagoneer (quella originale) resta un modello simbolo dell’automobilismo a stelle e strisce: inossidabile e dal fascino country chic. Ma soprattutto, la Wagoneer è stata l’antesignana di una tipologia di automobili che nonostante le polemiche è quella che fa quadrare i bilanci di gran parte delle case automobilistiche. Evidentemente qualcuno ci aveva visto lungo…

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