Auto
16 luglio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Kapitän, l’ammiraglia Opel spegne 80 candeline

Per festeggiare gli ottant’anni dell’ammiraglia Opel, 25 Kapitän in condizioni da concorso hanno affrontato un tour da Rüsselsheim, città della Casa del Fulmine, al Museo Ferroviario di Darmstadt-Kranichstein.

La carriera della Kapitän inizia nel 1938. Questa imponente e solida berlina da famiglia resterà l’ammiraglia della Casa per ben trentadue anni, tenendo botta sul mercato fino all’alba degli anni 70.

Da ammiraglia ad ammiraglia. Al meraviglioso sibilo del sei cilindri in linea delle Kapitän si è mescolato anche un moderno e silenzioso ronzio: tre nuovissime Insignia - l’ammiraglia Opel dei giorni nostri - si sono aggiunte alla sfilata per fare gli auguri alle loro progenitrici. In linea con la tradizione, la più grande Opel esce ancora dalla linea di assemblaggio dello stabilimento di Rüsselsheim.

Una berlina all’avanguardia. Un anno dopo la presentazione della Admiral, la Opel espande la propria gamma di modelli esplorando un nuovo segmento. Nel 1938 la Kapitän si inserisce tra la popolare Kadett e la lussuosa Admiral, berlinona di rappresentanza in stile art deco. Con il telaio autoportante in acciaio privo struttura a longheroni e un moderno schema di trazione, la Kapitän viene offerta in versione berlina due e quattro porte e come coupé quattro posti. L’innovativo motore sei cilindri in linea da 2,5 litri e 55 CV ad aste e bilancieri diventa la caratteristica distintiva delle grandi Opel.

Un successo lungo 32 anni. Dieci anni dopo, nel 1948, la prima Kapitän del dopoguerra esce dallo stabilimento di Rüsselsheim e, a parte qualche dettaglio, è ancora corrispondente al modello originale. Il linguaggio stilistico americano e il comfort assicurato dal motore sei cilindri rendono la Opel Kapitän un simbolo di progresso, prosperità e affidabilità. Siamo negli anni del miracolo economico e il modello di vertice di Rüsselsheim diviene presto una delle sei cilindri più vendute in Germania. La produzione di questa vettura dal successo incredibile si arresta nella primavera del 1970 con la Kapitän B, allora modello d’ingresso della famiglia delle berline di fascia alta di Opel.

Ispirazione yankee. La forma moderna seguiva i modelli stilistici in voga oltreoceano, con i fari anteriori esagonali integrati per la prima volta nei parafanghi, un cofano a forma di "alligatore", con apertura verso l’alto, e un posteriore da giardinetta con cofano accessibile dall’esterno. "Un’automobile che appartiene al mondo", affermava lo slogan pubblicitario diffuso dalla Opel per la sua nuova media, che riscosse un certo successo anche all’estero. Quando la produzione viene interrotta a causa del conflitto bellico, in meno di nove mesi sono state prodotte ben 25.374 unità della Kapitän – tra cui 4.563 coupé e 248 telai senza carrozzeria, ben 13.000 delle quali consegnate oltreconfine.

La ripresa della produzione e il cambio di stile. Il 5 luglio 1946 la produzione ricomincia a Rüsselsheim e anche la Kapitän torna a uscire dagli stabilimenti nell’ottobre del 1948. Il primo ordine viene effettuato dal governo americano. A partire dal 1949 Opel torna a esportare. Fino alla primavera del 1950 vengono prodotte 13.036 unità della nuova Kapitän. Nel maggio del 1950 la Casa annuncia le "nuove caratteristiche della Opel Kapitän": la vettura, ora disponibile esclusivamente in versione berlina quattro porte, si distingue dal modello anteguerra per il moderno cambio sul piantone dello sterzo, il nuovo abitacolo e i fari anteriori tondeggianti. Nel 1951, la carrozzeria della Kapitän cambia ancora: le linee diventano più fluide, il bagagliaio più grande e la maggior presenza di cromature riflette lo spirito del tempo, visto come un nuovo inizio segnato da una rinnovata prosperità. Una tradizione che oggi prosegue con la Insignia e che, nel corso dei decenni, ha visto la Opel sempre presente nel segmento di mercato delle berline medio-grandi con modelli entrati nell'immaginario collettivo come la Ascona e la Vectra.

Condividi
COMMENTI