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26 febbraio 2010 | di Redazione Ruoteclassiche

LA CARICA DELLE “CARIOCHE”

Al museo Bonfanti-Vimar di Romano d'Ezzelino (VI) vanno in scena "Carioche e trattori". La rassegna - 37a della serie - apre per la prima volta una finestra sui quei succedanei dei trattori, le "carioche" appunto, ricavati dalle vecchie auto e dai camioncini ormai inutilizzabili. Negli anni Trenta e Quaranta la necessità di lavorare la terra acuì l'ingegno e l'inventiva di fabbri e meccanici, che smontando, accorciando e lavorando spesso di fantasia si cimentarono nella trasformazione di residuati bellici e veicoli abbandonati nei garage o nei piazzali dei demolitori.

Obiettivo: costruire qualcosa che assomigliasse fortemente a un trattore e che comunque riuscisse a compiere il lavoro di una coppia di buoi. Il fenomeno delle "carioche" durò sino a metà degli anni Cinquanta, quando ne furono censite in tutta Italia oltre 15 mila: i costruttori conosciuti erano circa 150, ma di almeno altrettanti non si conoscono i nomi. Successivamente, il diffondersi di una nuova economia allargata riaffermò il trattore.

La mostra del Bonfanti- Vimar, patrocinata dal Ministero delle Politiche Agricole e dalla Regione Veneto, offre uno spaccato molto significativo della produzione non solo italiana di trattori e "carioche" dal primo esemplare a vapore del 1888 alla metà degli anni Sessanta e si avvale della collaborazione del Museo Lamborghini, uno dei nomi più prestigiosi del settore. Inaugurata lo scorso 31 ottobre, rimarrà aperta al pubblico fino al 5 aprile. Accanto ai mezzi (una quarantina in tutto), agli attrezzi e agli accessori sono state ricostruite scene di vita agreste dagli anni Venti sino al dopoguerra. Per info: www.museobonfanti.veneto.it - info@museobonfanti.

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