Regolarità
13 giugno 2018 | di Himara Bottini

La Corsa di Alcide 2018 spiegata in cinque punti

Fabio Loperfido e Alessandro Moretti, sulla loro Fiat Balilla Coupé del 1934, hanno sbancato il montepremi della Corsa di Alcide, la Superclassica di regolarità andata in scena lo scorso weekend.

Che cos’è?
La Corsa di Alcide è una gara di regolarità classica aperta alle auto storiche antecedenti il 1971. Giunta quest’anno all’VIII° edizione, è iscritta a calendario Aci Sport ed è entrata da subito a far parte del nuovo Trofeo Superclassiche Cup 2018.

Perché si chiama così?
Tutti penserete a qualche rievocazione storica, o forse vi sarete chiesti chi fosse Alcide. Abbandonate qualsiasi ricerca nel mondo dei motori perché Alcide è il nome del capostipite della famiglia Ancillotti, attiva a Poggibonsi dal 1849 nell’accoglienza e nella ristorazione. Da allora si sono succedute ben sei generazioni di Ancillotti, che hanno sempre portato avanti la memoria di Sandro e Beppe, figli di Alcide. Erano loro, infatti, negli Anni 30, a correre come matti da Poggibonsi all’Argentario per portare il pesce fresco su mezzi che, a quei tempi, non erano ancora refrigerati. Il loro via vai ha scandito il tempo nella vallata per decenni, fino agli anni Sessanta, quando nacquero i primi veicoli frigorifero. Ed è proprio per ricordare queste imprese, che hanno segnato un momento sociale ed economico in piena fase di trasformazione tra gli anni '40 e '50, che il Gruppo Alcide (leader oggi nella ristorazione e distribuzione di prodotti ittici) ha voluto creare questa corsa.

La corsa di Alcide 2018

Dove si è disputata?
Premesso che l’obiettivo dell’organizzatore Riccardo Rosi, presidente di Altitude Eventi, è quello di promuovere e valorizzare il territorio toscano, la Corsa di Alcide non delude le aspettative, ma anzi, si è rivelata un’ottima opportunità per scoprire tante bellezze, così diverse e suggestive. Nella giornata di sabato il percorso si è sviluppato, partendo da Poggibonsi, nella parte sud della Toscana. Dalla Val d’Elsa a Grosseto, e poi ancora più giù lungo le strade del Parco Naturale dell’Uccellina, attraverso i selvaggi paesaggi della Maremma, ricchi di immagini straordinarie, tra cui la scenografica visione dalle costiere dell’Argentario, che ha fatto da preludio all’arrivo a Porto Ercole, bellissimo borgo marinaro. La strada in risalita ha poi condotto gli equipaggi a Orbetello, nella parte sud della Val d’Orcia fino a Montalcino, patria del celebre Brunello, e Buonconvento. Uno spettacolare tratto di strada all’interno del paesaggio delle Crete senesi, li ha poi guidati fino a Siena, e poi ancora su percorrendo la storica Cassia e attraversando Monteriggioni, fino al rientro a Poggibonsi a tarda sera. La giornata di domenica, invece, ha visto protagoniste le lussureggianti colline del Chianti e alcuni tratti delle strade bianche della celebre Eroica, manifestazione ciclistica nata una ventina d’anni fa per valorizzare gli oltre 200 km di strade bianche, cioè sterrate, che solo la Toscana sa offrire, e diventata successivamente anche una fondazione a tutela di questo patrimonio. Poi gli equipaggi sono transitati per San Gimignano e Certaldo risalendo fino a San Casciano e poi giù verso Greve, Radda, Gaiole e Castellina, lungo la strada dei castelli del Chianti, da cui poter ammirare altri paesaggi davvero unici, fino al rientro a Poggibonsi.

La corsa di Alcide 2018
La Fiat Balilla Coupé (1934) dei vincitori, Fabio Loperfido e Alessandro Moretti (foto Gallucci)

Chi ha vinto?
Possiamo dire che Fabio Loperfido e Alessandro Moretti, sulla loro Fiat Balilla Coupé del 1934, hanno vinto quasi tutto, dalla classifica assoluta della Corsa di Alcide, al Gran Premio del Chianti, una gara nella gara tra le novità di quest’anno, che si è svolta domenica, fino ad alcuni dei trofei messi in palio dagli sponsor. Sul secondo gradino del podio, il duo Rampello-Migliorati, a bordo di una Triumph TR3 del 1956, seguito dalla coppia Sisti-Gualandi, su Lancia Lambda del 1929. Loperfido-Moretti si sono aggiudicati anche il tradizionale Trofeo Bruno Macchi, una sfida finale su 11 passaggi concatenati e rilevati al millesimo di secondo, conosciuto non solo per la particolare complessità tecnico-agonistica dei rilevamenti, ma soprattutto per l’ambito premio in palio di 91 bottiglie di vino (che quest’anno sono diventate 103), scelte fra le migliori eccellenze italiane da Carlo Macchi, noto giornalista e critico del settore enologico.

Perché era importante esserci?
Perché la Corsa di Alcide è unica nel suo genere: non ha concorrenza su territorio toscano; non ha eguali in quanto a numero di prove cronometrate affrontate in due giorni di gara - ben 113 più 12 di media, intervallate su un percorso di oltre 600 chilometri – e per le ore di guida serrata - oltre 13 nella giornata di sabato, con tanto di passaggi sui tubi in notturna, e oltre cinque la domenica. Un preludio perfetto a La Grande Notte, che si svolgerà a fine luglio, una gara in notturna di 18 ore che compirà il giro di tutta la Toscana, da Grosseto a Carrara e poi di ritorno attraverso le città d’arte di Lucca, Firenze e Arezzo.

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