Regolarità
25 giugno 2018 | di Carlo Di Giusto

La Leggenda di Bassano 2018: un evento da dieci e lode

Sono passate da poco le 15 di domenica pomeriggio quando Stefano Chiminelli, il presidente del Circolo veneto automoto d'epoca, spegne il microfono e lo posa sul tavolo dopo aver premiato i concorrenti e ringraziato il suo staff:l'emozione gliela si legge negli occhi ed è la stessa che si osserva nei volti degli oltre cento equipaggi che hanno appena concluso la ventiquattresima edizione de La Leggenda di Bassano, lo scorso fine settimana.

L'accoglienza. Qualcuno non ce l'ha fatta ad arrivare in fondo (noi compresi), ma non importa. Conta più che altro l'aver vissuto un'esperienza indimenticabile, soprattutto se arrivavi da lontano, perché hai percorso strade che sembrano disegnate apposta per guidare, perché avevi intorno automobili straordinarie, rare, prestigiose sullo sfondo di paesaggi di clamorosa bellezza tra Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, come vi avevamo anticipato la scorsa settimana. E poi il pubblico lungo le strade, che ti salutava e ti applaudiva.

Il successo. Non ci sono segreti, solo tanto lavoro dietro il successo de La Leggenda di Bassano. Che tecnicamente sarebbe una gara di regolarità iscritta a calendario Asi e Fiva, ma che in pratica è il ritrovo annuale di un grande gruppo di collezionisti, appassionati, amici verrebbe da dire, a giudicare dall'atmosfera che si respirava dalla mattina alla sera di ogni singolo giorno della manifestazione: "Qui le persone vengono per divertirsi, per guidare la propria macchina su strade affascinanti e si danno appuntamento a Bassano di anno in anno" ci spiega Chiminelli, visibilmente orgoglioso del fatto che sono in tanti a ritornare nella sua città per diventare parte della sua Leggenda. E anche di coloro che si sono iscritti per la prima volta, nonostante un regolamento che ammette soltanto un certo tipo di vetture: le più rare, preziose e inarrivabili Sport-competizione delle categorie Vintage, Post Vintage e Classic costruite dal 1920 al 1960.

Le automobili. Il ruolo di apripista l'hanno svolto un paio di Dallara Stradale, una di queste affidata a Miki Biasion, brand ambassador dello sponsor principale, la maison svizzera d'orologeria Eberhard & Co. Da lì in poi la spettacolare teoria di vetture storiche da competizione: AC, Alfa Romeo, Allard, Aston Martin, Bentley, BMW, Cisitalia, Ferrari, Frazer Nash, Jaguar, Maserati, Mercedes-Benz, OM, Osca, Talbot... automobili che mettono i brividi solo a leggere i nomi, figuriamoci a guardarle, sentirle, guidarle. C'erano pure macchine mai viste prima: una La Dawri Daytona del 1959, una Buckler DD2 motorizzata Climax del 1959, una Stanga 750 Sport del 1956, una Tojeiro Sport Racing del 1955... così, per dire.

Il podio. La gara, qui la classifica generale, è stata presa sul serio, come sempre, da uno sparuto gruppo di concorrenti (gli altri erano mossi da altre motivazioni, e come dar loro torto): l'hanno spuntata Andrea Giacoppo e Daniela Grillone Tecioiu su una Fiat 508 S Coppa d'Oro del 1933, un'eccentrica coppia di bravissimi regolaristi che, oltre al trofeo di bronzo, si sono aggiudicati un paio di orologi Eberhard "Tazio Nuvolari Solo Tempo". Dietro di loro, l'Aston Martin Le Mans del 1933 di Roberto e Francesca Miatto e, terzi, Maurizio Piantelli e Paola Montaldi a bordo di una Bentley Speed del 1926. Tre connazionali sul podio, a testimonianza del valore della scuola italiana di regolarità.

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