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La Stellina nell’estate del Mottarello

Sui lungomare italiani affollati di spider e convertibili degli anni Sessanta c’era posto anche per l’Autobianchi Stellina, la prima auto di serie con la carrozzeria in vetroresina e la bellezza fresca e giovanile della spiderina della porta accanto. Ne costruirono appena 502.

Con il benessere diffuso e la voglia di vacanze alla portata di tutti, la spider divenne un elemento fisso delle estati italiane della metà degli anni Sessanta. Le più abbordabili costavano fra uno e due milioni, popolari le italiane: Alfa Romeo Giulietta e Duetto, la Cisitalia 850, le Fiat 124 e 850, la Innocenti 950. Da Vignale, la Lancia Appia e persino la 600. Una delle spider meno conosciute è l’Autobianchi Stellina 750, costruita a Desio fra il 1963 e il ’65. Portava l’innovazione della carrozzeria in vetroresina (prima vettura di serie in Italia), che le permetteva una certa facilità di costruzione, peso più leggero e inattaccabilità alla ruggine, allora temutissima dai proprietari di vetture scoperte. La Stellina era graziosa di nome e di fatto. Il design con il frontale spiovente e le codine è attribuito a Fabio Luigi Rapi, autore della Fiat 8V, della Fiat Turbina e della Simca Vedette.

Stella Stellina. Quando fu presentata al Salone di Torino del 1963, la spiderina biposto introduceva la novità della vetroresina applicata alle guide del telaio scatolato in acciaio, sul pianale della 600D con meccanica da 767 cc. Non ebbe l’accoglienza prevista, poiché le 993.000 lire della seconda serie apparivano un prezzo eccessivo per “una macchinetta di plastica”. Che avesse una certa classe pop, lo prova la sua diffusione fra la clientela femminile e sulla Costa Azzurra dove finirono un terzo dei suoi 502 esemplari costruiti in due anni. La produzione era in linea con le spider “medie” del periodo. Quindi tetto in tela con lunotto in plastica, colori brillanti, interni ben curati in vilpelle skai marrone o nera. Nutrita anche l’offerta degli optional: dai cerchi a raggi Borrani, ai richiestissimi pneumatici con fascia bianca; la radio, l’imprescindibile portapacchi in tubi cromati, la marmitta Abarth per farsi notare un po’ di più. Anche perché le prestazioni latitavano.

Troppo avanti, o troppo piano? Fra Torino e Desio, imputarono alla potenza di appena 29 cavalli l’accoglienza tiepida da parte del pubblico, non solo giovane. Dopo la prima serie di 343 esemplari, la Stellina diventò 800 grazie al motore incrementato a 792 cc. Il risultato, così così: la potenza salì giusto di un paio di cavallini. Grazie all’alesaggio maggiorato a 63 mm e complice la leggerezza della scocca, il motore aumentò soprattutto lo spunto ai regimi medio-bassi guadagnando dieci kmh salendo a 125 di velocità massima. C’erano altre cosucce discutibili: la carrozzeria applicata sul telaio scatolato rendeva un po’ difficoltose le riparazioni. Anche la ruggine, uscita dalla porta, rientrava dalla “finestra” dei lamierati economici del pianale. La concorrenza interna della 850 Spider marchiata Fiat e costruita negli stabilimenti Bertone ha fatto il resto e determina la relativa rarità di questa simpatica spider. La Stellina non ha brillato della luce riflessa di un marchio prestigioso, ma si può ancora renderle giustizia. Per l’acquisto di un’Autobianchi scoperta più attraente e sportiva della Bianchina Spider, si possono spendere dai 6 ai 18mila euro a seconda delle condizioni.

 

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