Le antenate delle crossover, le rialzate ante litteram
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08/02/2026 | di Andrea Paoletti
Le antenate delle crossover, le rialzate ante litteram
Dalla 127 Rustica alla Polo Cross, il look da fuoristrada civilizzato e i dettagli in stile avventura hanno anticipato i tempi
08/02/2026 | di Andrea Paoletti

Curiose le mode: vanno e vengono, ritornano, si trasformano, si evolvono, si rivestono di nuove carrozzerie e definizioni. Stiamo parlando di auto, ovviamente, perché certi concetti che sembrano moderni, in realtà, sono nell’aria da molto più tempo di quanto ci si immagini. E allora basta andare a sfogliare l’album dei ricordi per trovare dei modelli che hanno anticipato tendenze e si sono ritagliati un loro spazio negli angolini della storia. Dagli anni 70 agli anni 90, prima che il nuovo millennio portasse un appiattimento della creatività, abbiamo cercato degli esempi che potessero raccontare efficacemente diverse stagioni dello spirito d’avventura formato popolare. Quando bastava aggiungere un po’ di plastiche, rinforzi e accessori, rialzare l’assetto e appiccicare adesivi, per sognare il Camel Trophy o, molto più modestamente, abbandonare la strada asfaltata. O ancora - desiderio umanissimo - semplicemente distinguersi dagli altri.

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Ha inventato un genere

La prima, vera pioniera del genere, è la Matra-Simca Rancho (in Italia senza la “o” per evitare spiacevoli associazioni di idee), poi diventata Talbot-Matra Ranch. Presentata nel 1977, appare come un curioso incrocio tra una station wagon e una fuoristrada: ha la sola trazione anteriore, è basata sulla versione pick-up della Simca 1100 (motivo per il quale ha due portiere) e la parte posteriore, ampiamente finestrata, è modellata di fibre plastiche rinforzate, specialità della Matra. Il motore è un quattro cilindri benzina di 1.442 cm³ da 80 CV, abbinato a un cambio a quattro marce con rapporti accorciati per favorirla nella guida in leggero fuoristrada. Nell’allestimento Grand Raid sfoggiava addirittura verricello elettrico, fari supplementari ai lati del parabrezza e ruota di scorta sul tetto. Esce di scena, senza eredi, nel 1984.

Rustica di nome e di fatto

Il nome “rustica” racconta efficacemente la filosofia seguita dagli ingegneri della Fiat nel dare vita a questa particolarissima versione della 127, dalla breve e sfortunata carriera (1979-1981, circa 5.000 esemplari) ma che ha saputo prendersi la sua bella rivincita in termini di popolarità. Era basata sul pianale della versione brasiliana, con motore di 1.050 cm³ e 50 CV, scocca rinforzata e sospensioni rialzate, con la curiosità dell’assemblaggio affidato alla Lamborghini. Era il look però a distinguere la 127 Rustica dalle utilitarie dell’epoca: vernice semiopaca color sabbia, cerchi di lamiera neri, paraurti tubolari con griglie parasassi per i gruppi ottici e, a richiesta, un portabagagli integrale sul tetto. All’interno, spiccavano i sedili rivestiti con un sottile strato di similpelle, in stile brande da campeggio.

Quasi una vera fuoristrada

Facciamo un salto al 1990 - gli anni 80 sono troppo glamour e, almeno in Italia, la Panda 4x4 fa da asso pigliatutto - perché alla Volkswagen decidono di essere meno tedeschi del solito, e si concedono il capriccio di una Golf 4x4. Si chiama Golf Country e oltre al look c’è anche la sostanza: la trazione integrale Steyr-Puch le permette grande disinvoltura anche su terreni impegnativi. Le sospensioni rialzate di 11 cm e i rapporti del cambio accorciati contribuiscono al “pacchetto avventura”, insieme a dettagli estetici che comprendono bull bar con fari di profondità, protezione sottoscocca anteriore, paraspruzzi posteriori e ruota di scorta al portellone. Il motore è l’affidabile 1.8 da 98 CV (pochissimi esemplari sono equipaggiati con il 16 valvole della GTI) e la produzione dura solo due anni, con 7.735 esemplari costruiti.

Fun o Cross per la Polo che fa il Suv

Rimaniamo in Germania perché alla Volkswagen decidono di rispolverare il concetto, ma facendo a meno della trazione integrale, con la Polo Fun del 2003. Si tratta di una mera caratterizzazione estetica, sebbene molto piacevole, in quanto presenta paraurti maggiorati con rivestimenti di plastica grigia che proseguono nella parte bassa della fiancata, paraurti specifico, barre d’alluminio sul tetto e cerchi da 17” che tradiscono la sua vena urbana, così come le sospensioni rialzate di soli 2 cm. La Polo Fun, divenuta “Cross” con il restyling del 2005, meccanicamente è identica alle sorelle meno vistose, con propulsori benzina (1.2 e 1.4 litri in due livelli di potenza) e turbodiesel di 1.4 e 1.9 litri (rispettivamente con 75 e 101 CV). Anche la quinta generazione avrà la sua versione Cross, sempre solo con carrozzeria a cinque porte.

Furgone multispazio in cerca di avventure

Sono in pochi a ricordarsi della Citroën Berlingo, ma proviamo a rinfrescarvi la memoria: una multispazio che, in versione XTR, introdotta nel 2003, può considerarsi la prima vera erede della Ranch. Anche qui il look da furgoncino vetrato viene reso più avventuroso con sapienti e poco costosi interventi estetici, con piastra di protezione sottoscocca di alluminio, altezza da terra aumentata di 3 cm e poco altro. Due sono le possibilità per quanto riguarda il motore, un benzina 1.6 litri 16 valvole da 110 CV e un 2.0 litri Hdi da 92 CV con migliori doti di coppia e quindi più adatto all’uso in condizioni di terreno scivoloso, soprattutto se abbinato a un differenziale a slittamento limitato che trasferisce il 25% della motricità alla ruota che conserva trazione.

Anche la C3 diventa XTR

Non contenta, l’anno successivo la Citroën riserva lo stesso trattamento alla C3. L’allestimento XTR ricalca uno schema ormai consolidato che prevede plastiche opache a profusione, dalla mascherina al grosso e avvolgente paraurti anteriore che comprende i fendinebbia, proseguendo lungo parafanghi e fiancate, unitamente a un assetto rialzato di 3 cm e barre sul tetto che le donano un aspetto più avventuroso. I motori sono due 1.4 litri, con potenza simile, in quanto il benzina ha 90 CV e l’Hdi invece 92, ma la particolarità della XTR (che ne denota qualche velleità fuoristradistiche rispetto alle altre utilitarie) è la possibilità di installare come optional il ben conosciuto differenziale a slittamento limitato.

La Rover che non ti aspetti

Un’altra mosca bianca – ancor più delle due francesi, almeno in Italia – è la Rover Streetwise, ovvero la versione “Urban On-Roader” come la definiscono i geni del marketing inglesi. L’operazione, varata nel 2003, non ha un grande successo, nonostante il look non disprezzabile che rinfresca un modello ormai a fine carriera: i consueti interventi estetici qui si concentrano nella parte anteriore, dominata da un paraurti dal disegno completamente nuovo che ingloba i fendinebbia. Ci sono anche cerchi in lega da 16”, assetto rialzato (ma solo di 1 cm) e barre portatutto sul tetto, mentre la gamma motori è ampia, con tre benzina, due 1.4 e un 1.6 litri (con potenze da 84 a 110 CV) e un turbodiesel di 2.0 litri da 101 CV. Tre o cinque porte la carrozzeria.

La Fiesta cambia faccia

Ford sceglie la strada della trasformazione più radicale per quanto riguarda la Fiesta e infatti le cambia anche il nome, dando vita alla Fusion. Siamo nel 2002 e questa SUV in miniatura, squadrata e con la seduta rialzata, da un lato anticipa il trend delle Crossover, e dall’altro non offre elementi particolarmente “adventure” a livello estetico, ritenendo sufficiente quanto fatto a livello di carrozzeria. La meccanica è la stessa della Fiesta, della quale riprende anche i motori, 1.4 e 1.6 litri, benzina e turbodiesel con potenze comprese tra 80 e 101 CV per i primi e 68 e 90 per i secondi. Disponibile solo in versione 5 porte, è quella che, al netto del restyling, ha la carriera più lunga di tutte, 10 anni.

Multispazio Outdoor ultimo atto

In tempi più moderni, i listini affollati delle SUV e Crossover di ogni dimensione hanno portato alla sostanziale estinzione degli allestimenti dedicati, nonostante un’eccezione marchiata Peugeot. Si tratta della Partner Tepee Outdoor, ovvero la seconda generazione della Ranch – nome con cui in Italia era stata commercializzata la prima edizione, gemella della Berlingo – lanciata nel 2008 e ultima evoluzione del concetto di MPV dall’aspetto “fuoristradizzato”. Niente di eclatante: altezza da terra superiore di 1 solo cm, il consueto utilizzo di ampie parti di plastica e il gioco è fatto, con la possibilità di ordinare la terza fila di sedili per arrivare a 7 posti. Tra i motori, il più diffuso è l’1.6 litri BlueHDi da 120 CV.

Prima della Duster

Vale la pena citare anche la Dacia Sandero Stepway del 2009. Soffocata in casa dall’arrivo l’anno successivo della Duster, si tratta di una delle ultime interpretazioni su base utilitaria del concetto. Gli interventi sono i soliti, qui declinati sotto forma di protezioni di plastica per i parafanghi, barre e specchietti color alluminio, barre portapacchi sul tetto e altezza da terra aumentata di 1 cm. All’interno spiccano i sedili specifici, realizzati di un tessuto tecnico pensato per resistere ai graffi e sposarsi con l’utilizzo all’aria aperta o comunque, sulla carta, più rude. Due le scelte per quanto riguarda i motori: 1.6 litri benzina da 87 CV e 1.5 litri dCi da 68 CV.

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