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08 November 2019 | di Paolo Sormani

Le Mans ’66 – La grande sfida

Il «Rush» delle ruote coperte racconta l’epica guerra Ford contro Ferrari, che infiammò le gare di durata negli anni Sessanta. Cast all’altezza: Matt Damon è Carroll Shelby, Christian Bale interpreta Ken Miles, Remo Girone nel ruolo di Enzo Ferrari

«C’è un momento in cui a 7.000 giri al minuto tutto svanisce. La macchina diventa senza peso. Scompare. Resta un corpo che attraversa lo spazio e il tempo. È a 7.000 giri al minuto che l’incontri. È là che ti aspetta».

Settemila giri per sfiorare l’estasi, o la morte. E cinque minuti decisivi per colpire il pubblico allo stomaco. È così che si accende e si spegne il V8 di «Le Mans ‘66», con i pensieri di Carroll Shelby mentre attraversa la notte nella vittoriosa 24 Ore del 1959. Per completare la trilogia ideale iniziata con «Indianapolis» e «Le 24 Ore di Le Mans», mancava un film sulla mitica guerra tra Ford e Ferrari, iniziata nel 1963 e culminata nella vittoria americana del 1966. Il regista James Mangold («Walk The Line», «Logan The Wolverine») l’ha diretto con mano sicura sulla sceneggiatura tratta dal libro «Go Like Hell: Ford, Ferrari and their Battle for Speed and Glory at Le Mans» di A.J. Baime. Com’è? È il «Rush» delle ruote coperte, verosimile e spettacolare quanto ci si può attendere da un film hollywoodiano. E, in più, ha un cast di qualità raramente vista dietro il volante di un’auto da corsa. Il leggendario texano Carroll Shelby è Matt Damon, affiancato da un Christian Bale perfetto nei tratti spigolosi e nella dizione inglese del pilota Ken Miles. Nel ruolo del giovane Lee Iacocca c’è Jon Bernthal, specializzato nei ruoli di cattivo antipatico; Enzo Ferrari è interpretato da Remo Girone.

La forza del destino. Al di là della svolta epocale negli anni Sessanta, la guerra sportiva tra Henry Ford II e il Drake alimentò la leggendaria GT40. Come osserva il regista, «la sfida era ripercorrere la storia facendo provare al pubblico la passione, il cameratismo e l’energia dei piloti, dei progettisti, dei meccanici e dei tecnici, ma senza legarla al cliché della vittoria nella corsa. Pensavo che, se fossimo riusciti ad approfondire questi personaggi unici, vincere o perdere la gara avrebbe avuto un’importanza secondaria rispetto a vincere o perdere la vita… Credo che a tutti noi manchi il mondo di un tempo quando le cose erano un po’ pù naturali e l’uomo più incline al rischio». Più che come supereroi del motorsport, «Le Mans ‘66» racconta Shelby e Miles per quello che realmente erano, una coppia di satanassi legata da una profonda amicizia virile. Eroi riluttanti, pronti ad anteporre il risultato finale a qualsiasi cosa, dalla famiglia alla pelle. «La storia è leggendaria perché questi uomini hanno sfidato Dio e hanno vinto, non è così?», chiosa Christian Bale. «Dio era Enzo Ferrari: un genio, un Golia per reputazione e stile, un mito nel mondo delle corse. E questo piccolo gruppo di emarginati, grazie al sostegno di Ford e nonostante l’interferenza di Ford, lo ha battuto».

Alta fedeltà. Sì, tutto bello, ma il film vale il biglietto? Quante auto ci sono e come sono girate le scene di gara? Di certo lo sforzo produttivo è stato importante. «Le Mans ‘66» è stato girato nell’estate 2018 fra la California meridionale, la Georgia e al circuito della Sarthe durante le 24 Ore, come fece Steve McQueen per il suo film. Molte delle auto da corsa sono state costruite dalla Superformance, un’officina per auto da collezione di Irvine, California, specializzata in repliche e ricostruzione di modelli degli anni Sessanta. La scenografia ha ricreato il quartier generale della Ford Motor Company di Dearborn, l’officina Shelby American e persino i box e le tribune di Le Mans di 60 anni fa. Una curiosità: gli esterni della fabbrica Ferrari che si affaccia sulla via Abetone e gli interni dell’ufficio del Drake sono stati fedelmente ricostruiti e filmati a Pomona, California. Nel cortile sono parcheggiate una copia della California Modena Spider del 1961 e una vera Silver Ferrari 275 GTB del 1966, prestata da un collezionista locale. E pazienza se nella versione originale sottotitolata (che raccomandiamo comunque) il modenese di Remo Girone lascia a desiderare e gli operai parlano con spiccato accento broccolino… Rimediano la colonna sonora con il rock period perfect e i costumi perfetti.

Sì, okay, ma ci vado o no? Le due ore e mezza volano velocemente come un giro sulla Sarthe e l’effetto-fachiro, quello che lascia lo spettatore ritto sulla poltrona del cinema come se fosse rivestita di chiodi, è assicurato. Resta una domanda: quanto bisogna attendere ancora per vedere un film dal quale la Scuderia Ferrari non esca perdente e caricaturizzata?

«Le Mans ’66 – La grande sfida»

regia di James Mangold, con Matt Damon Christian Bale Jon Bernthal, Remo Girone.

Scritto da Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, Jason Kelle.

Scenografie di François Audouy, montaggio di Michael McCusker e Andrew Buckland, effetti speciali Olivier Dumont

Musiche di Marco Beltrami & Buck Sanders, costumi di Daniel Orlandi.

Data d’uscita: 14 novembre, durata: 2h 32minuti

Distribuito da 20th Century Fox

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