Motoring art
27 giugno 2018 | di Dario Tonani

Le mie storiche? Volano nel futuro

Macchine volanti, ma rigorosamente d’epoca. Questo il tema preferito da Alejandro Burdisio, in arte Burda, argentino di Cordoba, classe ’66, illustratore, fumettista, architetto, concept atist per il cinema e i videogiochi che reinterpreta in stile caricaturale i veicoli della sua giovinezza.

Molti i soggetti preferiti delle sue tavole. Per esempio, le utilitarie degli anni Cinquanta e Sessanta - come, per esempio, la Citroën “2 CV”, la Renault “4”, la Fiat “500” - ma anche la Fiat “1100”, la Auto Union 1000 S e i vecchi torpedoni, tutti rigorosamente ritratti mentre scorrazzano, in barba alla gravità, su improbabili strade ricavate tra i piani alti di palazzi d’epoca. I suoi soggetti fanno simpaticamente il verso alla fantascienza anni 50, nella quale imperavano le forme bombate e le carrozzerie tirate a lucido. Piuttosto attivo sui social network (la sua pagina Facebook sfiora i 28.000 Like), ha pubblicato diverse raccolte, la prima delle quali - un volume di illustrazioni umoristiche intitolato “Mundo Burda” - è uscita nel suo Paese natale nel 2010. Ruoteclassiche lo ha intervistato...

Da dove arriva la sua passione per le auto classiche?
Sono sempre stato molto attratto da ogni forma di veicolo: automobili, aeroplani, camion. Ricordo che da bambino passavo ora a copiarli dalle riviste e dalla televisione. Questa passione mi ha portato a sviluppare l’Universo Chatarra, che riunisce in un mondo distopico dal sapore dieselpunk veicoli volanti e architettura del passato.

Tra i suoi soggetti sono molte le auto italiane? Ne ha mai posseduta una?
Come discendente di italiani ho una grandissima ammirazione verso tutto ciò che arriva dal Bel Paese e soprattutto verso le sue automobili. Ricordo con molto affetto quando nella nostra famiglia arrivò la prima auto che mio padre acquistò; una Fiat “600”. Anche se tra le vetture che mi piacciono di più in assoluto cito la “1500”, un’autentica bellezza dal punto di vista del design. Oggi, seguendo la tradizione di famiglia, ho ancora nel mio garage una Fiat Uno 70S.

Com’è nato questo strano connubio tra automobili classiche e ambientazione futuristica?
Fin da quando ho ideato il mio Universo Chatarra ho sempre avuto chiaro il fatto che avrei dato una grande evidenza all’aspetto estetico delle mie automobili volanti, ponendo attenzione a replicare meticolosamente le forme della carrozzeria, in ossequio alla scuola di design che le aveva pensate e disegnate in origine. Molti mi chiedono perché mei miei disegni non ci sono auto moderne. E io ho sempre risposto che i modelli di oggi sono figli dell’aerodinamica e che sarebbe stato sin troppo facile immaginarli come veicoli volanti, ma che proprio questo mi faceva perdere interesse nel raffigurarli. E invece a me è sempre piaciuto muovermi in un contesto improbabile e assurdo, come appunto quello di contestualizzare le auto del nostro passato nei cieli, con tutto l’affascinante contorno dei tempi andati.

C’è qualcosa che vorrebbe aggiungere per i nostri lettori?
A tutti gli appassionati di storiche voglio dire che anch’io come loro condivido la passione per l’estetica e lo stile della “vecchia scuola” di design automobilistico. Erano tempi in cui il dettaglio e la cura artigianale esprimevano di per sé un valore.

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