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Le Porsche che non avete mai visto

Con il titolo “Porsche Unseen”, la Casa di Stoccarda pubblica per la prima volta studi progettuali eseguiti fra il 2005 e il 2019 e finora mai divulgati. Quindici modelli di stile che non sono diventati auto, come la 919 Street, il prototipo Renndienst e la Vision Spyder. Prossimamente al Porsche Museum.

Ah, il fascino proibito del vedo-non vedo. Meglio ancora, del non-vedo: entrare nei caveau delle Case, aggirarsi con fare semifurtivo nel retro dei musei di Marca, è il sogno di ogni annusa-cofano. Ancora più interessante è l’opportunità di capire come si evolve il processo di progettazione di un modello, dai primi schizzi al modello definitivo. Che a volte approda alla produzione in serie, altre no. Il libro “Porsche Unseen”, le Porsche mai viste, è stato pubblicato dalla casa editrice Delius Klasing per offrire una sbirciatina su ciò che avviene dietro le quinte di Porsche Style, attraverso le immagini di 15 vetture che non hanno mai visto la luce. Gli studi progettuali sono illustrati nel dettaglio in 328 pagine, con le fotografie di Stefan Bogner e il testo di Jan Karl Baedeker. Riguardano i segmenti “Spin-off” (Derivate), “Little Rebels” (Piccole Ribelli), “Hyper Car” e “What’s Next?” (Che cosa ci riserva il futuro?). Oltre al libro, regolarmente in vendita, in tempi migliori gli appassionati potranno ammirare alcuni di questi prototipi dal vivo nel Museo Porsche di Stoccarda, che li ha inseriti nel programma mostre del 2021. Gli inediti sono presentati in esclusiva anche sul programma “911: Magazine” della Web TV. In una puntata, il direttore del design Michael Mauer analizza il collegamento tra questi e gli attuali modelli.

Il futuro in abito classico. Non lasciatevi ingannare dalle visioni futuriste del libro. Lo stile senza tempo di Weissach, il suo passato/presente si riflette anche sui modelli in argilla futuribili come la 919 Street del 2017. È stata sviluppata sulla base della 919 Hybrid per offrire ai piloti del week-end l’esaltante esperienza di guida della LMP1 da corsa. Sotto il guscio esterno si trovano il telaio monoscocca in carbonio e la potente spinta ibrida di 900 cv, cui la Porsche 919 deve le vittorie a Le Mans. Anche le dimensioni e il passo sono gli stessi dell’auto da gara. Invece richiama esplicitamente la 550-1500 RS Spyder del 1954 la slanciata barchetta Vision Spyder del 2019, nel modello statico in scala integrale. Lo studio mira a sviluppare ulteriormente l’identità progettuale di Porsche e a fornire idee per dettagli futuri, come il roll bar. Di tutt’altro genere il prototipo Renndienst del 2018, anche questo sottoforma di modello statico 1:1. È una “navetta spaziale” pensata per le famiglie, in grado di ospitare sei persone. Facile vederci un po’ di VW Transporter, ma altrettanto interessante è notare la proiezione del marchio in un segmento inedito. All’interno del Renndienst, i passeggeri siedono in un ambiente modulare e spazioso, con il posto di guida collocato in posizione centrale. La tecnologia full electric è ospitata sotto il pavimento lasciando il massimo delle possibilità all’abitacolo.

Il segreto delle Porsche? Non è un segreto, alla fine. La progettazione inizia con uno schizzo, che nella fase successiva diventa modello tridimensionale digitale e poi fisico in scala 1:3; e, a seguire, rigido in scala 1:1. “Il mondo virtuale rappresenta il primo passo, ma è particolarmente importante calare nella realtà i modelli insoliti per capire se l’auto ha proporzioni piccole, grandi o inusuali”, spiega Mauer. “Non è un caso che Porsche abbia un unico studio di progettazione, situato nelle immediate vicinanze del reparto Sviluppo. Weissach è il nostro epicentro. Invece di aprire studi di progettazione avanzata nelle lontane metropoli del Nord America e dell’Asia, abbiamo progettisti che da tutto il mondo vengono a lavorare dove pulsa il cuore del Marchio. Nel Porsche Design Studio lavorano più di 120 designer, esperti di interni, carrozzeria, colori e materiali, modellisti e ingegneri”.

 

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