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08 aprile 2011 | di Redazione Ruoteclassiche

LE SEDI PER IL COLLAUDO? LA LEGGE È DALLA NOSTRA

Quando esattamente un'auto è storica? Come si ottiene la certificazione di storicità? E quali sono i vantaggi? È possibile "rimettere in strada" un veicolo senza più targhe? Queste e molte altre domande sono ricorrenti fra gli appassionati, ma spesso non trovano risposte univoche, perché regna una certa confusione in materia. Per fare chiarezza, abbiamo girato le domande al presidente dell'Asi, l'avvocato Roberto Loi.

Poniamo che io acquisti oggi un veicolo con più di vent'anni. Per omologarlo "storico" devo iscrivermi a un club Federato Asi?

Se si vuole la certificazione di storicità, sì.

Quando si è esentati dalla tassa di possesso?

Dopo il compimento dei 30 anni. Oppure dopo 20, purché il veicolo possegga le caratteristiche imposte dal D.M. 19/03/2010 e abbia ottenuto l'attestato di storicità. Per circolare basta pagare una modesta tassa, che varia da Regione a Regione.

Vi sono procedure di revisione specifiche per le vetture con certificazione di storicità?

Il D.M. 19/03/2010 prevede una procedura più favorevole per i veicoli d'interesse storico o collezionistico. L'intervallo tra una revisione e l'altra è di due anni come per gli altri veicoli.

Recarsi alla Motorizzazione per la revisione, tuttavia, non è sempre facile. Era stato promesso che i club avrebbero potuto effettuare le verifiche anche fuori delle sedi degli ispettorati, ma in pratica ciò non avviene.

La legge lo prevede esplicitamente. Quindi gli uffici della Motorizzazione sono tenuti a concedere l'agevolazione. Stiamo lavorando per eliminare le cause di queste inadempienze.

Però l'Asi non ha risolto del tutto il problema della revisione per i veicoli ante 1960; gli ispettorati continuano a opporre ostacoli…

Non è del tutto vero. Come sempre, i casi negativi fanno notizia e se ne parla, ma non sono la regola. Anzi, sono pochissimi i casi di rifiuto alla riammissione alla circolazione o di mancata revisione. Basti dire che dal settembre 2010 l'Asi ha rilasciato circa 1100 CRS (Certificati di Rilevanza Storica e Collezionistica). L'aspetto delicato è quello della compilazione della modulistica. A ciò si sta ponendo rimedio con la modifica di alcuni dati richiesti dalla Motorizzazione e con la predisposizione di schede precompilate dall'Asi. Saranno pronte in un paio di mesi.

Ottenuta, tramite il mio club, la certificazione di storicità dell'Asi, devo anche munirmi del CRS?

Se lo scopo è l'esenzione dal pagamento della tassa di proprietà per i veicoli ultraventennali ma che non abbiano ancora 30 anni, basta l'attestato di storicità. Se si vuole ottenere il trattamento riservato ai veicoli storici per la circolazione, serve anche il CRS.

Come si conquista l'ambita Targa Oro?

La Targa Oro può accompagnare il CRS. Questo documento, per quanto prestigioso, dal 20 marzo 2010 ha valenza solo interna; gli altri documenti rilasciati dall'Asi, cioè l'attestato e il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica, hanno valore verso la pubblica Amministrazione.

In altri tempi, un veicolo senza targhe sarebbe stato impossibile da rimettere in circolazione: ora si può, ma l'iter non è affatto semplice...

Oggi qualsiasi veicolo, radiato d'ufficio per mancato pagamento della tassa di possesso o per altra causa, può essere rimesso in circolazione alle condizioni previste dal D.M. 19/03/2010 e dalla successiva circolare del 4 ottobre. L'iter si avvia con la richiesta del CRS rilasciato dall'Asi attraverso i club: la procedura non è rapida, ma alla fine va in porto.

Che cosa occorre per importare un veicolo?

Nulla è cambiato. Comunque per la reimmatricolazione sarà sempre necessario il CRS.

Una questione che agli appassionati sta a cuore è la libertà di circolare con la "storica" nelle aree urbane. Anche qui non c'è chiarezza.

Purtroppo le autonomie locali impediscono un'azione generalizzata. In effetti ci sono aree in cui i veicoli storici sono più rispettati che in altre. Tutto dipende dalla sensibilità degli amministratori locali e dai rapporti che si sono creati con i club territoriali. Alcuni amministratori non sanno apprezzare il valore culturale di un veicolo storico, che considerano un lusso per pochi. Sbagliano: la passione per le "storiche" è diffusa in tutte le classi sociali.

Forse le autorità temono certi abusi...

Il Regolamento Fiva, recepito dall'Asi, stabilisce che un veicolo, per definirsi storico, non debba essere adoperato come un'auto moderna. Se si accetta questo principio, non si può neppure pretendere che esso acceda quotidianamente nei centri urbani.

Il retrofit potrebbe essere la risposta a coloro che accusano le "storiche" d'inquinare?

A che serve? La maggior parte degli appassionati percorre in un anno meno di 1500 km.

Spesso intere collezioni passano a eredi che si affrettano a venderle nelle aste internazionali. Molte vetture di pregio finiscono all'estero...

La legge sui beni culturali prevede un limite al trasferimento all'estero per i veicoli con più di 70 anni attraverso l'esercizio del diritto di prelazione, ma non vi sono fondi a questo scopo. Ogni altra limitazione sarebbe un esproprio inaccettabile in un Paese libero.

Quest'anno sono oltre 300 le manifestazioni a calendario Asi. Non le sembrano un po' troppe?

Perché troppe? Sono solo il 10 per cento di quelle che si svolgono in Italia.

Si avvicinano le elezioni. Cambierà qualcosa?

Io prometto miglioramenti, non stravolgimenti. Dobbiamo favorire aspetti e attività che determinino la crescita della federazione. Servono collaboratori pronti a dedicarsi all'Asi anima e corpo. Alcuni consiglieri lasceranno il posto; altri si faranno avanti. Il rinnovamento ci sarà, ma sarà graduale.

Molti specialisti del restauro chiudono l'attività, perché non trovano chi voglia continuarla. Il loro patrimonio di conoscenze andrà perduto. La conseguenza sarà il ricorso frequente ai centri di restauro esteri, in particolare nei Paesi dell'Europa dell'Est, dove forse non viene applicato lo stesso rigore ma i prezzi sono molto bassi. L'Asi non può restare indifferente di fronte a questo fenomeno.

Naturalmente non ignoriamo il problema. In collaborazione con la Regione Piemonte abbiamo allo studio il progetto di una scuola di restauro che potrebbe dare dei risultati, col vantaggio per la comunità di creare posti di lavoro sicuri. L'Italia non può e non deve perdere la sua tradizione artigiana.

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