Auto
13 febbraio 2019 | di Alberto Amedeo Isidoro

LMX Sirex, storia di un sogno americano a Milano

Sotto i muscoli della carrozzeria disegnata da Franco Scaglione, la LMX Sirex nasconde un sei cilindri Ford e un telaio da sportiva vera. Accendiamo insieme i riflettori su un capitolo poco conosciuto della storia dell'auto italiana.

“Sicuramente un’auto americana, magari una Corvette”. Chi non mastica di auto d’epoca ma se la cava bene con la fantasia, nel guardare la LMX Sirex potrebbe incappare in un errore di valutazione, scambiandola facilmente per una sportiva americana. Ad Automotoretrò, dove dal 31 gennaio al 3 febbraio scorsi è stata esposta sia in versione coupé che spider, c’è persino stato chi, senza pensarci due volte, l’ha spacciata per “un prototipo di Matra 530 modificato con un certo gusto”.

Un po’ d’America a Milano. Niente di tutto ciò, evidentemente. La breve storia della LMX, che produsse la Sirex in una cinquantina di esemplari, si consumò tra il 1969 e il 1972 sull’asse Milano-Torino. È proprio all’ombra della Madonnina, in via Bigli 19, che Michel Liprandi e Giovanni Mandelli riconvertirono lo stabilimento specializzato nella realizzazione di carrozzerie in vetroresina che avevano rilevato nel 1967. Qui prese forma il progetto della Sirex, disegnata da Franco Scaglione e inizialmente concepita come coupé fastback. Le premesse per lasciare il segno non mancavano di certo: la linea era moderna e aggressiva e le prestazioni - grazie alla leggera carrozzeria in vetroresina e al motore sei cilindri Ford da 126 CV - piuttosto brillanti.

A Torino il primo bacio al sole. Il debutto della LMX Sirex avvenne nell’autunno del 1968 sul lungo Po, in occasione del Salone di Torino. La vettura, che si fregiava di uno stemma signorile ed elegante, con tanto di biscione sforzesco al centro, fu esposta all’esterno dei padiglioni. Le ragioni non furono mai chiare: alcuni, non senza malizia, sostennero che la piccola LMX non poteva permettersi uno spazio tra i grandi costruttori; altri, più romanticamente, giustificarono la scelta adducendo il fatto che fosse più suggestivo presentarla all’aria aperta…

Un tipetto tosto. Se il motore era derivato dalla grande produzione, assai più raffinato era il telaio, una struttura monotrave centrale con sospensioni a quattro ruote indipendenti. Una struttura che s’ispirava chiaramente a quella in uso sulle granturismo Lotus dell’epoca, e che conferiva alla LMX Sirex un assetto di guida particolarmente sportivo. Al Salone di Ginevra del 1968 venne anche presentata una versione spider. La capottina, che scompariva completamente in un vano ricavato dietro ai sedili, poteva anche essere sostituita con un hard-top.

L’ultimo viaggio. Agli iniziali bagliori di successo seguirono, poco dopo l’avvio della piccola produzione in serie, le prime impasse, quelle tipiche difficoltà che, presto o tardi, finiscono col mettere con le spalle al muro chi non dispone di una sufficiente solidità finanziaria per mettere le ali ai propri sogni. Il montaggio delle ultime LMX Sirex fu affidato alla carrozzeria Eurostyle di Torino, ma nel 1972 la mancanza di capitali portò alla liquidazione sia della LMX sia della Eurostyle. L’anno seguente, la fine dei giochi: le ultime quindici coupé e l’unica spider esistente furono rilevate dalla SAMAS, un’officina meccanica di Alba che ne completò l’allestimento e si preoccupò di collocarle sul mercato Svizzero.

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