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06 dicembre 2011 | di Redazione Ruoteclassiche

L’ULTIMA CORSA DI CLAY REGAZZONI

Cinque anni fa, il 15 dicembre 2006 lungo l'A1, all'altezza dello svincolo Parma-La Spezia, moriva Clay Regazzoni (qui nel disegno di Giorgio Alisi). Era al volante di un'automobile, nel modo cioè in cui aveva trascorso gran parte della sua vita, mietendo successi sui circuiti di mezzo mondo e accarezzando in più occasioni il dramma.

Come quella volta, nel 1968, al G.P. di Monaco, quando con la sua Techno "68" di F.3 s'infilò sotto il guardrail, dopo il tunnel; per un miracolo riuscì ad accucciarsi una frazione di secondo prima di andare a sbattere, evitando una decapitazione sicura. E ancora, nel 1980 sul circuito di Long Beach (Usa), quando per un guasto ai freni della sua Ensign si schiantò a 270 km/h contro la Brabham di Ricardo Zunino, abbandonata dai commissari nella via di fuga dopo il ritiro dell'argentino.

L'incidente costrinse il pilota elvetico su una sedia a rotelle, ma non estinse il fuoco della sua passione per le corse. Regazzoni era nato a Lugano il 5 settembre 1939; in F.1 disputò 11 stagioni, correndo 139 gran premi e vincendone 5.

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