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29 giugno 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Maserati Eldorado, 60 anni fa il debutto a Monza con Stirling Moss

Apparsa sotto le luci della ribalta per essere stata la prima monoposto in Europa a essere sponsorizzata da un’azienda non legata al mondo dell’auto, l’industria dei gelati Eldorado, la Maserati Eldorado festeggia oggi i sessant’anni dal debutto in gara, a Monza. Al volante, l’asso britannico Stirling Moss.

Il primo esempio di sponsorizzazione moderna, dove la vettura prese i colori dell’azienda partner abbandonando la tradizionale colorazione che la Federazione Internazionale, all’epoca, assegnava a ogni paese. Si trattò di una vera e propria rivoluzione per l’epoca, un evento che avrebbe cambiato per sempre le sorti motorsport, restituendocelo per come lo conosciamo oggi.

Nata per essere protagonista. La Eldorado fu commissionata alla Casa del Tridente dal Commendatore Gino Zanetti, proprietario della Eldorado, fabbrica attiva nella produzione di gelati. Zanetti, che voleva promuovere il marchio a livello internazionale, si rivolse così alla Maserati per costruire una monoposto da schierare ai nastri di partenza del “Trofeo dei due Mondi”, a Monza. L'Automobile Club d'Italia aveva infatti organizzato sul circuito lombardo una 500 Miglia come quella di Indianapolis, con al via i migliori piloti americani ed europei.

Uno sponsor anacronistico. La Maserati 420/M/58, telaio 4203, venne così verniciata integralmente nella tonalità bianco panna, anziché di rosso. Due grandi scritte nere Eldorado campeggiavano sulle fiancate, mentre due più piccoletrovarono poste sul musetto e sotto il piccolo deflettore, che fungeva da parabrezza. Il logo, con il celebre volto del cowboy sorridente, fu posizionato al centro del musetto e ai lati della pinna posteriore. Sotto i due marchi laterali Eldorado, figurava in rosso la scritta Italia, il Paese d’origine dello sponsor e del Costruttore.

Il guizzo di un imprenditore visionario. Sulla lunga silhouette della Eldorado trovava ovviamente posto anche il nome del pilota destinato a portarla in gara: Stirling Moss, già pilota ufficiale Maserati, uno dei più grandi eroi del volante nella storia dell’automobilismo sportivo. L’anno prima, nel 1957, la Casa modenese aveva vinto il Campionato del Mondo di Formula 1 con Juan Manuel Fangio, per poi decidere di ritirarsi dalla competizioni e costruire vetture da gara solo su richiesta di clienti privati. Fu proprio questa la ragione per cui Zanetti si rivolse alla Maserati.

Messa a punto ad hoc. In pochi mesi l’ingegner Giulio Alfieri diede così vita alla Eldorado. Il motore, derivato dall'otto cilindri che aveva già equipaggiato le 450S, aveva una cilindrata ridotta a 4,2 litri e sviluppava una potenza massima di di 410 CV a 8000 giri. L’unità era montata nove centimetri a sinistra rispetto all'asse longitudinale, così come la trasmissione. Questa scelta, tenendo conto del senso di marcia antiorario nelle curve sopraelevate di Monza, garantiva la miglior distribuzione dei pesi possibile. Il cambio aveva due soli rapporti, mentre il ponte posteriore di tipo De Dion era privo del differenziale. Il telaio tubolare, che derivava da quello della 250F, una delle vetture più vincenti nella storia del Tridente, subì modifiche atte a rinforzarlo in vista delle sollecitazioni esercitate dalla pavimentazione del circuito di Monza.

Un peso piuma fatto a mano. Per ridurre i pesi, furono adottate ruote a disco in magnesio Halibrand e pneumatici Firestone da 18 pollici con battistrada a treccia, gonfiati a gas elio. Con questi accorgimenti, la vettura pesava soltanto 758 kg. La carrozzeria in alluminio, battuta a mano dal maestro Fantuzzi, era caratterizzata da una pinna aerodinamica verticale dietro l'abitacolo oltre che da una presa d'aria frontale per i carburatori.

Il debutto in gara sessant’anni fa. Il 29 giugno 1958, nell’autodromo di Monza la gara si svolse su tre manches che avrebbero determinato la classifica finale. Questa decisione fu presa per invogliare i costruttori europei a presentare le proprie vetture, le quali in origine non erano state progettate per disputare una competizione così lunga e impegnativa per la meccanica.
Nella prima Moss arrivò quarto. Nella seconda fu quinto. Nell’ultima, invece, si ruppe il comando dello sterzo e la sua Maserati terminò la corsa contro il guard-rail, vanificando le speranze del pilota inglese di concludere la manifestazione al terzo posto assoluto.

Nuove sfide all’orizzonte. Nonostante il successo in termini di pubblico e spettacolo, la 500 Miglia di Monza non ebbe seguito negli anni successivi. La Eldorado, sulla base delle indicazioni raccolte in gara, venne modificata dalla carrozzeria Gentilini che eliminò la pinna posteriore e ridusse la presa d’aria sul cofano: fu così possibile iscriverla alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1959. Questa volta venne ridipinta di rosso, il colore dell’Italia nelle competizioni, mantenendo lo sponsor Eldorado che la caratterizzò al debutto.

Regina dell’Indiana. La poca esperienza del gentleman-driver Ralph Liguori, tuttavia, non consentì la qualificazione. Un pilota professionista avrebbe con ogni probabilità evitato il flop in una competizione in cui la Maserati si era sempre distinta. La corsa di Indy, infatti, è sempre stata cara alla Casa del Tridente, che la vinse nel 1939 e nel 1940 con il pilota Wilbur Shaw alla guida di una 8CTF. L’azienda del Tridente, va sottolineato, è l'unica Casa italiana ad aver vinto sul circuito dell'Indiana ed è l’unica marca europea ad aver trionfato in due edizioni consecutive. La Eldorado oggi? Perfettamente ripristinata nella sua livrea originale bianca, potete ammirarla a Modena. È tra i pezzi più pregiati della Collezione Panini.

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