Maserati Ghibli, tutto lo charme del Tridente - Ruoteclassiche
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10 November 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Maserati Ghibli, tutto lo charme del Tridente

Presentata al Salone di Torino del 1966, la Maserati Ghibli è stata una delle protagoniste dell’età aurea delle grandi GT italiane: un coupé di prestigio in grado di coniugare charme e prestazioni secondo la più pura tradizione modenese.

Gli anni sessanta sono stati, probabilmente, il periodo più felice per il mondo del design automobilistico. In quel periodo, il Belpaese divenne l’epicentro della ricerca stilistica e del buongusto progettuale, culminato con il design d’avanguardia che proprio alla fine del decennio portò l’Italia a dettare le linee guida per lo stile degli anni a venire nell’intero comparto automotive.
Maserati si era confermata tra i marchi più in voga nel patinato mondo del jet set, con modelli di grande eleganza, capaci di coniugare performance e comfort. Una delle vette massime raggiunte dalla Casa del Tridente fu la Maserati Ghibli: la prima sportiva a portare questo nome, ripreso poi nel 1992 sull’ultima evoluzione della Biturbo e nel 2013, con la nuova generazione di berline executive, a testimonianza del grande potere evocativo del glorioso modello d’origine.

Il debutto. Nell’autunno del 1966, sotto i riflettori di Torino Esposizioni si faceva ammirare una nuova coupé 2+2: la Maserati Tipo 115, meglio nota come “Ghibli”: una granturismo d’alta gamma che perpetuava l’usanza di battezzare i nuovi modelli Maserati con il nome di un vento.
Il design della vettura che avrebbe sostituito la Mistral venne definito dalla Carrozzeria Ghia di Torino, per mano di un giovane stilista: “tale” Giorgetto Giugiaro. Con le sue linee, più tese e geometriche rispetto al passato, la Ghibli introdusse un nuovo corso stilistico caratterizzato da volumetrie sfuggenti e pulite; sul frontale, debuttavano i fari a scomparsa, uno stilema ripreso poi dai modelli anni 70.

La meccanica. Sul fronte tecnico, il progetto venne coordinato dal deus ex machina Giulio Alfieri che, insieme alle maestranze Maserati, sviluppò il motore otto cilindri da 4.719 cc con V di 90° . L’unità, con carburatore doppio corpo Weber, doppio albero a camme in testa (con due valvole per cilindro) e la lubrificazione a carter secco, poteva erogare 330 CV a 5.500 giri/min. assicurando alla Ghibli prestazioni elevatissime, con velocità massima nell’ordine dei 270 km/h. Ciò era possibile anche per via leggero telaio tubolare, il quale consentiva alla Ghibli di fermare l’ago della bilancia a soli 1.300 kg.

Il granturismo. L’esperienza di guida era ingentilita da diversi comfort, non scontati su una vettura sportiva dell’epoca come il servosterzo, i freni a disco sulle quattro ruote con servofreno e gli alzacristalli elettrici. Di serie anche il condizionatore e i rivestimenti in pelle pregiata.
Infatti, oltre ad offrire pure prestazioni, la Maserati Ghibli doveva anche essere comoda, sia a livello di sedute e sia a livello di assetto: non eccessivamente rigido, pur garantendo un feeling degno da auto sportiva. Il meglio che ci si potesse aspettare da una vera granturismo. La tenuta di strada era assicurata da un impianto sospensivo con sospensioni anteriori a molle elicoidali e ammortizzatori telescopici, abbinati al ponte rigido posteriore con balestre semiellittiche. Un arrangiamento in grado di rendere godibile la vettura alle andature tranquille come alle velocità sostenute ma con alcuni limiti nella guida più impegnata, dove la Ghibli richiedeva invece grande perizia e prontezza del conducente.

Grosse cilindrate.
Nel 1969, vennero presentate la spettacolare variante Spider e la Ghibli SS, equipaggiata con un V8 dalla cilindrata di 4,9 litri. Nonostante la cubatura maggiore, la potenza crebbe di soli 5 CV toccando quota 335 CV. Considerando la produzione artigianale e i volumi, nettamente diversi da quelli odierni, la Maserati Ghibli riscosse un buon successo, totalizzando 1.274 esemplari (1.149 Coupé e 125 Spider) realizzati tra il 1966 e il 1973.

Piaceri d’élite. Oggi, guidare una vettura come questa resta un privilegio per pochi: della prima Ghibli non rimaste molte superstiti e gli esemplari disponibili sul mercato vengono proposti a cifre importanti.
Mettersi al volante di una Maserati Ghibli significa vivere un’esperienza sensoriale fatta di profumi e gesti dal retrogusto antico. Una dimensione intima, tratteggiata dal lusso sartoriale e foriera di un piacere completamente analogico, che porta a guidare senza una meta. Per il solo piacere di farlo.

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