News / Regolarità
01 luglio 2000 | di Redazione Ruoteclassiche

MEZZOGIORNO DI FUOCO

Scarichi roventi, piloti focosi e sole splendente, a Monza, per la 51ma Coppa Intereuropa, l'evento italiano in pista più grandioso dell'anno. Circa 750 auto storiche, 500 moto, 46 club e una mostra-scambio con 200 espositori hanno richiamato ai bordi del tracciato brianzolo, nel weekend del 13 e 14 maggio, circa 16.000 spettatori. Tra questi, molti giovani. Attirati, oltre che dalle macchine da corsa (più di 230), dal festoso revival degli anni 60 e 70, costituito da una formidabile parata di Alfa Romeo "Giulia GT Junior", Fiat "124 Sport Spider", Volkswagen-Porsche "914", Citroën "Dyane", Autobianchi "A112" e così via, per un totale di circa 400 macchine, cui vanno aggiunte un centinaio di Abarth (convenute per il loro raduno internazionale) e tante moto, in particolare Gilera e giapponesi. Già la domenica mattina ci si muoveva a fatica nei recinti dei club e dei raduni di marca, che occupavano la zona della "Parabolica", e verso mezzogiorno il prato all'interno della celebre curva s'è trasformato in un'amena area picnic.
Molte le categorie in pista: Turismo, GT, GTS, F.1 di tre litri degli anni 70 e primi anni 80, Sport Prototipo, F.2 e F.Junior. Tra le Formula 1 s'è imposta la Tyrrell "P34" a sei ruote di Martin Stretton. Molto combattute entrambe le gare di F.2 (vinte dall'americano Dayton su Brabham "BT35" e dallo svizzero Kumschick su Lotus "69") e quella riservata alla Formula Junior (andata alla Lotus "27" dell'inglese Thompson). L'endurance Turismo "A" ha visto il successo della Morris "Mini Cooper S" di Vettoretti-Zago. Nel raggruppamento "B", vittoria di Sordi, padre e figlio, su Alfa Romeo "Giulia GTA". Nelle GT dominio inglese, con Lloyd primo su Ford "GT40". Tra le Sport c'è stata battaglia con Amey e Jones, entrambi su Lola "T70", che si sono divisi le prove in programma. Da notare che su 232 iscritti alle gare, ben 160 erano stranieri. All'appello mancavano una ventina di piloti italiani, forse distratti da gare concomitanti. Ma lo spettacolo, e che spettacolo, è rimasto.

Condividi
COMMENTI