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02 agosto 2012 | di Redazione Ruoteclassiche

MORTE E RESURREZIONE DELL’ULTIMA “TIPO E”

Nel 1888 il giovane Edoardo Bianchi è il primo a montare su una bicicletta gomme a camera d'aria Dunlop al posto di quelle piene. Nel 1900 decide di motorizzare il telaio di una bici e realizza il suo primo triciclo a motore. Nel 1902 comincia a produrre automobili. Nel 1905 nasce ufficialmente la Edoardo Bianchi, società che produce robuste quattro ruote caratterizzate da una certa raffinatezza tecnica, tanto che nel 1909 è tra le prime a montare su alcuni modelli la trasmissione a cardano. Fiore all'occhiello della sua produzione è la "Tipo E" da 70 HP, con un 4 cilindri di 7960 cm3: costa 21.000 lire, più del doppio della Bianchi più economica.

L'esemplare che presentiamo in queste pagine, del 1911, viene venduto in Inghilterra a un ufficiale dell'esercito di stanza in Malesia; da qui, dove è usata regolarmente, approda in Australia, dove nel frattempo il suo proprietario è stato trasferito. Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'ufficiale deve rientrare in Inghilterra e prima di salpare vende la vettura a un agricoltore locale che provvede a smontare la parte posteriore della carrozzeria per ricavarne un veicolo da carico. Così trasformata, la Bianchi resta in servizio attivo fino ai primi anni 60, quando viene abbandonata in un allevamento di pecore. Malridotta ma completa, nel 1968 viene ritrovata da un appassionato di San Diego che la porta in America; nel 1989 finisce nelle mani dell'attuale proprietario, Billy Evans, anche lui di San Diego.

Evans ha le competenze tecniche, la voglia e i mezzi per intraprendere il restauro. In più, è un collezionista anomalo rispetto a tanti suoi colleghi americani, che preferiscono non usare le loro creature: appena gli impegni di lavoro glielo permettono, Evans adora scorrazzare con la sua Bianchi. Delle sei "Tipo E" da 70 HP costruite, questa è probabilmente l'unica funzionante. Un telaio senza motore né carrozzeria è stato ritrovato in Argentina.

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