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11 May 2020 | di Marco Di Pietro

Musei dell’auto: opportunità e prospettive alla riapertura

La seconda diretta Facebook di #insiemeperilclassico ha riunito i gestori di quattro importanti strutture museali nazionali. La voglia di riaprire è tanta, ma mancano date certe e regole di comportamento. Le opportunità del digital e il potenziamento dell’esperienza virtuale.

Sotto la regia del vice-direttore di Ruoteclassiche Carlo Di Giusto e con gli interventi del nostro collaboratore Giosué Boetto Cohen, autore nel 2019 dei due volumi allegati a Ruoteclassiche “I grandi Musei dell’auto in Italia e in Europa”, si è svolta nel pomeriggio dell’8 maggio la seconda diretta Facebook di #insiemeperilclassico, l’iniziativa della nostra rivista che ha l’obiettivo di diventare una piattaforma di condivisione di intenti, iniziative e idee per rimettere in moto l’economia del settore dei veicoli da collezione. La puntata è stata dedicata alle strutture museali dei veicoli da collezione. Hanno partecipato Elisabetta Cozzi (Museo Fratelli Cozzi di Legnano), Mariella Mengozzi (Mauto di Torino), Silvia Nicolis (Museo Nicolis di Villafranca di Verona) e Raffaella Quaquaro (Museo Storico Alfa Romeo di Arese).

La pausa forzata rappresenta un’opportunità di crescita. Un cauto ottimismo per il futuro e la voglia di sperimentare nuove idee sono il fil rouge che unisce le dinamiche responsabili di questi quattro musei, che rappresentano alcune delle migliori eccellenze del Paese nell’ambito del motorismo storico. Come ha spiegato Elisabetta Cozzi, la coordinatrice della raccolta di famiglia, concessionaria da 65 anni del marchio Alfa Romeo, il lockdown ha stimolato la fantasia: l’inattività ha permesso di riflettere su cosa inventare come “piano B”. È il web a garantire l’opportunità di esplorare nuovi orizzonti. Anzi, si può affermare che il Coronavirus ha portato a un “mondo digitalmente stravolto”. In 2 mesi si è fatto quello che, in tempi normali, avrebbe comportato 5 anni d’impegno. La chiave di ricerca “auto d’epoca” è stata in questi mesi una delle più utilizzate sul web, ha sottolineato Silvia Nicolis, la responsabile del più grande museo privato italiano, nato dalla passione dell’imprenditore veneto Luciano Nicolis: dimostra che la passione per il motorismo storico non si ferma davanti a nulla.

Stop agli eventi. Per Mariella Mengozzi del Museo dell’Automobile di Torino, da ormai 10 anni ritornato ai fasti di un tempo (220.000 visitatori nel 2019) attraverso un rifacimento che lo ha allineato alle migliori strutture espositive mondiali, la chiusura da Covid-19 ha permesso di accelerare i lavori di rifacimento della sala mostre e di effettuare modifiche agli spazi e agli allestimenti. Ma soprattutto ha consentito di pensare a nuove attività sulla didattica digitale. Raffaella Quaquaro della “Macchina del tempo” di Arese ha rilevato come le Istituzioni in questo periodo abbiano quasi dimenticato l’esistenza delle migliaia di musei presenti in Italia. Il Presidente del Consiglio ha dichiarato genericamente che “i musei riapriranno il 18 maggio”, ma nulla di scritto appare nei provvedimenti che si sono susseguiti in questi mesi. Quali saranno le regole d’ingaggio? Arese si sta dotando di termoscanner per la misurazione della temperatura corporea e sta disegnando i percorsi obbligati che permetteranno il giusto distanziamento sociale. Ma per buona parte di quest’anno una fetta rilevante dei visitatori non ha potuto effettuare visite (per esempio gli studenti) e un’altra forse non potrà tornare per molti mesi: gli stranieri non potranno accedere al Museo di Arese, che è quello più visitato in Italia dagli appassionati esteri di automobili. Proprio nell’anno in cui il marchio del Biscione celebra i suoi 110 anni: tutti i festeggiamenti previsti ad Arese sono per il momento cancellati, e i programmi futuri sono ancora tutti da definire nelle date.

Attirare nuovamente i visitatori. Giosué Boetto ha evidenziato che nella fase 2 il comportamento degli italiani è contrastante: c’è chi utilizza ogni scusa per di uscire e chi invece è nettamente più cauto e prudente. Occorrerà inventare nuove opportunità di incontro che suscitino interesse. Per esempio offrendo possibilità e spazi ai club di appassionati, per organizzare con loro microeventi che consentano di esporre oggetti e reperti dedicati a una marca o a un modello: un valore aggiunto che stimoli il continuo rinnovo degli spazi espositivi. E un’opportunità di creare un ponte di collegamento, a costo limitato, tra il museo e i club, che rappresentano la forza della passione. Ma riaprire i battenti significa anche provvedere agli adempimenti di sicurezza, che comportano spese che graveranno sul bilancio, comunque compromesso dalla forzata inattività. Senza dimenticare l’ipotesi di nuovi restringimenti delle regole, qualora la fase 2 portasse a una recrudescenza del morbo.

Il Mauto punta sulla Festa della Repubblica. Dal 30 maggio, in occasione del fine settimana che porterà ai festeggiamenti del 2 giugno, il Museo di Torino riaprirà le porte, come concordato con l’assessorato al Turismo della “Capitale dell’Automobile” che ha chiesto alle 50 strutture museali torinesi di ricominciare l’attività. Il rispetto del distanziamento sociale è più facile nel grande impianto del Mauto, il cui rifacimento in ottica moderna è recente. Sarà indispensabile organizzare le visite con una metodologia di prenotazione puntuale e rigorosa: per il momento l’apertura settimanale sarà limitata ai giorni dal venerdì al lunedì. Al Museo Cozzi, invece, si farà di necessità virtù: l’esperienza della visita sarà ancora più taylor-made. Al Nicolis la scelta è differente, perché il museo di Villafranca è strettamente legato alla circolazione turistica: fa parte di un percorso che comprende tappe culturali non legate esclusivamente all’automobile: il lago di Garda, Verona, il Veneto in senso lato. Il Nicolis, inoltre, non rappresenta soltanto un’esposizione automobilistica: è un vero e proprio agglomerato della storia del Novecento, quindi attira anche il turismo generico. Per questo motivo probabilmente rimarrà chiuso per tutta l’estate, perché i flussi turistici, soprattutto quelli stranieri, mancheranno. Ma la notizia positiva è che i tour operator che hanno disdetto le precedenti prenotazioni, hanno già confermato le date future. A Villafranca l’obiettivo dei prossimi mesi è integrare al meglio l’offerta attraverso la collaborazione con la ristorazione e il commercio del territorio. Il Museo di Arese è pronto alla ripartenza: le aperture saranno commisurate al flusso dei visitatori.

Le Istituzione latitano. Cosa aspettarsi dalla politica nazionale e locale? Poco, pochissimo. L’unico supporto arriva dalle Camere di Commercio. Basterebbe che lo Stato riconoscesse di più il valore della cultura. E che le regioni dessero più spazio alla comunicazione e alla promozione dei musei. Di concreto, se venissero cancellate ai musei l’Imu (Imposta Comunale sui fabbricati) e le tasse sui rifiuti, sarebbe un validissimo aiuto economico. Nessuno dei musei partecipanti alla diretta di Ruoteclassiche si aspetta però contributi pubblici, in un momento in cui le risorse economiche del Paese sono concentrate sulla Sanità e sul sostegno alle famiglie, ma tutti auspicano almeno un supporto sulla didattica, soprattutto in termini di comunicazione verso le scuole, a sostegno dei progetti dei laboratori di addestramento. Il Mauto, per esempio, ha sviluppato percorsi formativi sul restauro, che sarebbero di grande aiuto per la creazione delle competenze finalizzate tra l’altro allo sviluppo di nuovi posti di lavoro.

Musei moderni, non depositi di auto. Un museo dell’automobile è un patrimonio del Paese, non soltanto degli appassionati di veicoli: è il “grimaldello” per fare cultura su tematiche più ampie, come ha giustamente evidenziato Giosué Boetto. Dunque non può più essere un garage che accatasta vetture e moto senza un ordinamento, per giunta privo di strumenti didattici. Ma non basta: la qualità di un museo si deve valutare non solo attraverso la visita guidata, ma sulla capacità di interazione con gli appassionati attraverso i social, per raggiungere un pubblico più lontano che, specie in un momento come questo, comunque non può effettuare una visita “fisica”. Questo concetto, espresso da Mariella Mengozzi, è condiviso anche dalle altre partecipanti all’evento. Il sito internet è come se fosse una ulteriore sede del museo. Sul web la capienza degli spazi espositivi si dilata senza limiti, e il vincolo del distanziamento sociale non influisce più sul numero dei visitatori.

#insiemeperilclassico è una grande opportunità. La “scoperta” di internet da parte di nuovi utilizzatori, quelli anagraficamente meno giovani, è il risvolto positivo del tempo del Coronavirus. Lo sviluppo di percorsi virtuali sempre più coinvolgenti è un obiettivo da raggiungere e un’opportunità da valorizzare. Anche se i laboratori didattici digitali online sono costosi da realizzare. L’esperienza virtuale, per essere sostenibile, non può essere gratuita. In tal senso, in futuro, può essere inquadrato il sostegno dello Stato. Per concludere, le partecipanti a questa “tavola rotonda virtuale” hanno lanciato un’idea eccellente: la creazione di una collaborazione concreta tra i musei, con l’obiettivo di realizzare un unico itinerario a tappe che coinvolga Mauto, Arese, Cozzi e Nicolis. Insomma, come si suol dire: “fare sistema”. E questa è esattamente la finalità che si è posta l’iniziativa di Ruoteclassiche #insiemeperilclassico.

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