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28 novembre 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Nel 2018 fa cent’anni la meteora Ardita

Un sogno imprenditoriale fugace: la Casa milanese, infatti, calcò la scena automobilistica per un anno appena. L'azienda, fondata nel lontano 1918, fallì nello stesso anno.

Alla fine della prima guerra mondiale, che aveva sconvolto l'economia del nostro Paese, la voglia di ripartire di Alfredo Gallanzi, ingegnere col chiodo fisso delle automobili, è tanta. Il tecnico decide così di aprire un salone per la vendita di automobili usate a Milano, sua città natale. L’attività parte con le migliori prospettive e così Gallanzi, imprenditore brillante e coraggioso, non esita ad alzare la posta in gioco. Facendo un'ardita (qua è proprio il caso di dirlo) scommessa con se stesso, decide in fretta e furia di costruire un'automobile tutta sua, acquistando dall'Autocostruzioni Chiribiri i diritti per la realizzazione di vetture su licenza.

Le poche Ardita (questo il nome della nuova fabbrica) che vedono la luce sono vetture piccole e modeste, in grado, però, di viaggiare con quattro passeggeri a bordo fino alla velocità di 65 km/h: non male per un'automobile di cento anni fa. Si pianifica la realizzazione di due modelli, denominati 8HP e 10HP in base alla potenza massima sviluppata dal motore. Un'interessante novità tecnica introdotta dall'Ardita è rappresentata dal cambio, separato dal motore e solidale con l'albero di trasmissione. Questa soluzione sarà in seguito adottata da un'altra Casa milanese, la Bianchi.

Alla fine del primo decennio del Novecento, complice un mercato non ancora abituato al prodotto "automobile" e la presenza sul territorio di aziende molto più solide (una su tutte, la Fiat), a mano a mano le commesse per le vetture di Gallanzi finiscono per esaurirsi: l'Ardita, così, apre e chiude il suo capitolo di storia automobilistica nel giro di un anno.

Il nome "Ardita" tornerà alla ribalta quindici anni dopo, quando nel 1933 la Fiat presenterà la "518" (conosciuta come Ardita 1750), sorella maggiore della "Balilla". Una seconda "Ardita" della Fiat, la 2500, vedrà la luce un anno dopo, nel 1934: i cilindri passano da 4 a 6 e il numero di identificazione del modello diventa "527".

Elisa Latella

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