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21 ottobre 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

NESSUNA PAURA DEL NIÑO

Può un posto che si chiama Laguna Seca essere avvolto da nebbia e nuvole basse anche d'estate? Sì, se un tifone lo investe. Eppure nonostante questi capricci del clima laggiù si svolge ogni anno una gara a cui partecipano 400 vetture dal grande passato agonistico.

Si è visto poco sole a Laguna Leca, edizione 2002 delle Monterey Historic Automobile Races, le corse di auto storiche più importanti in America. Oltre 400 partecipanti divisi in 14 classi, i cui confini, tracciati con ampiezza, permettono a tutti di gareggiare, divertirsi, emozionare il pubblico.

Il tracciato è impegnativo, con forti dislivelli e una curva mitica, il Corkscrew (cavatappi), un angolo retto a sinistra che in 30 metri ha un precipizio di 10. Il paddock, immenso, è un autentico museo di auto, sintesi di 80 anni di sviluppo tecnico. Tutte sono pronte per essere mangiate con gli occhi: proprietari, piloti, meccanici, mogli sono pazienti, pronti a rispondere, spiegare, ripetere.

Ed Archer, che corre con una Ford "T Special" 1915, infila la tuta ignifuga e sistema baffoni e favoriti nel caschetto di cuoio morbido. Va in pista e si ritrova ultimo, doppiato dopo un paio di giri da Alfa Romeo "Monza", Lagonda "V12", Bugatti "35". Ed sembra avere gli stessi anni della sua Ford, ma tutti gli anni c'è. Riceve i suoi applausi quando scende giù dal Corkscrew nel giro d'onore.

Piloti ex-professionisti dimostrano la loro classe indomita, se pure stemperata dall'età. Brian Redman guida la Scarab "Sport" del 1958 e va più forte di quando la portava Lance Reventlow, che l'ha costruita. Lotta con la Chaparral "1" di Paul Brown, auto ancora vivace, realizzata da Jim Hall in Texas, nel 1962. Alla fine, primo per 166 millesimi, Brian è soddisfatto: "Avevo 100 cavalli di meno e 4 anni di auto in più. Soprattutto questi si sentono, perché allora l'evoluzione tecnicaera velocissima".

Il bello di queste corse è vedere le auto europee più famose e preziose (Ferrari "TR", Maserati "Birdcage" o "300 S", Jaguar "D") assieme alle Sport made in Usa, dalle forme e nomi strani. Vere e proprie "homebuilt specials", sono la testimonianza della capacità di tecnici e bricoleurs che sapevano integrare un'accessoristica infinita di grande qualità. Ken Ballard, vincitore del Gruppo 6A con la Corvette "Stingray" 1966, ha girato alla media di 109,7 km/h.

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