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Nicolò Berton: “Con la Delta vado a Capo Nord”

Nicolò ha 29 anni ed è cresciuto a pane e Delta. Nel 2014 ne ha acquistata una molto simile a quella appartenuta a suo padre negli anni 80. E oggi, tra un raduno e una gita in montagna, vuole organizzare un viaggio a Capo Nord.

Il mio legame con la Lancia Delta parte da molto lontano. Sono nato nel giugno 1989: sulla copertina di Quattroruote campeggiava la Porsche 911, nelle sale cinematografiche usciva il film “Batman” di Tim Burton e… nel garage di casa, assieme alla 126 Bis di mia mamma, c’era la Delta (anzi, δ) 1300 di famiglia.

Non era un esemplare qualsiasi. Mio padre l’acquistò nel 1981 dopo aver tergiversato a lungo tra la Volkswagen Golf e la BMW 316. La tenemmo fino al 1997. Di lei mi resta una piccola raccolta di fotografie, ma anche tantissimi bei ricordi d’infanzia. Quel profumo di Lancia che si respirava nell’abitacolo, seduti sui morbidi sedili in velluto quadrettato…

La storia continua. Nel 2009, sull’onda dell’emozione suscitata da questi piacevoli ricordi, entrò in casa una Delta moderna (quella del 2008, ndr), auto che voleva riallacciarsi – se non altro nel nome – ai ricordi dell’avventura conclusasi 12 anni prima. Tuttavia non mi abbandonò mai del tutto l’idea di possedere e guidare un esemplare della prima serie, complice anche la rapida eclissi delle versioni normali dalle nostre strade.

Il fascino della prima serie. L’avrei voluta dello stesso marrone metallizzato di quella che avevamo avuto, ma faticavo a trovare il giusto compromesso tra versione, condizioni e prezzo. Desideravo inoltre avesse il cruscotto della prima serie, che ho sempre trovato più riuscito rispetto a quello delle versioni successive: questo mi fece scartare diversi annunci, seppur interessanti, di esemplari costruiti dopo il 1986. Poi, inaspettatamente, mi imbattei in lei…

Un incontro inaspettato. Nel 2014, sfogliando senza troppa convinzione gli annunci di vendita, trovai questo esemplare in vendita a Rimini: immatricolato il giorno 11 marzo 1986 e con soli 30mila chilometri! Si trattava di una delle ultime LX 1300 MY83 prodotte prima del restyling del 1986, quindi con le prime targhe a fondo bianco. Una versione che, per l’epoca, vantava diverse caratteristiche esclusive, come i cerchi in lega ed il raffinato interno in tessuto firmato Ermenegildo Zegna.

Un’altra Delta in famiglia. Molto completa la strumentazione: voltmetro, econometro, contagiri, orologio digitale ed un tasto per verificare il funzionamento di tutte le spie non erano dotazioni così comuni sulle vetture medie del tempo. Con l’accordo e l’aiuto della mia famiglia (studiavo ancora), il 23 luglio 2014 questa tranquilla media torinese divenne mia: avevamo un’altra Delta in famiglia.

La prima prova per “Cariatide”. Il primo viaggio, dal concessionario a casa, è stato di per sé un piccolo test di durata: oltre 250 chilometri in un pomeriggio estivo, tutti percorsi su strade normali, seguendo la SS16 Adriatica. Apprezzai subito il comfort e il brio della vettura. Da buon architetto, e con un po’ di sana (auto)ironia, l’ho presto ribattezzata Cariatide, sia per l’età sia per l’origine greca della lettera che le dà il nome.

Un passato è tutto da scoprire. Spesso mi capita di pensare alla vita precedente di quest’auto, ai viaggi che ha fatto, alle persone che l’hanno guidata. So per certo che i primi 28 anni li ha trascorsi con una signora di Rimini, classe 1923, che ho tentato di contattare ma senza successo. Mi piace immaginare questa vettura color platino metallizzato scivolare con eleganza tra le luci colorate nella spensierata Rimini dei tardi anni 80, magari per andare a prendere qualcuno all’aeroporto di Bologna: nella tasca posteriore del sedile ho rinvenuto un pettine da uomo, recante la dicitura “finito a mano” e con il logo Alitalia.

Una fedele compagna. Sarà stato di un pilota, magari legato in qualche modo alla proprietaria della Delta? Il bello delle auto usate è questo: hanno sempre una storia da raccontare o, meglio, da immaginare. La carrozzeria, in ottimo stato, mostra qualche segno del tempo, ma per il momento la lascio così, con la sua patina storica. I capitoli che ho aggiunto io in questi ultimi 5 anni sono all’insegna della tranquillità: nessuna ragazzata, qualche raduno, qualche piccolo viaggio, anche in montagna.

Pronta per una nuova avventura. Tuttavia ho in programma un’avventura che ritengo interessante: Capo Nord e ritorno, lungo un itinerario architettonico con una particolare attenzione alle opere di Alvar Aalto in Finlandia, dove ho trascorso l’ultimo anno di università come studente Erasmus. Per ora mi accontento di fare alcuni giretti nella zona, suscitando la curiosità dei passanti e condividendo qualche foto nella pagina Facebook che le ho dedicato!

Nicolò Berton

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