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Nissan Figaro, tra rétro e postmodernismo giapponese

Sul finire degli anni 80, Nissan presentò una nuova famiglia di modelli che, strizzando l’occhio alla clientela più giovane e modaiola, si ispiravano al design europeo degli anni 50 e 60. Gli stilemi delle utilitarie più iconiche della storia dell’automobile vennero reinterpretati e sintetizzati con le piccole Nissan Pao, Be-1 e  Figaro, che componevano la gamma “Pike Cars”.

Le Pike Cars sono la più pura espressione del postmodernismo in ambito automotive: spudoratamente retrò, queste simpatiche vetturette, tra la fine degli anni 80 e i primi 90, hanno portato una ventata di novità nei listini della Casa giapponese. Come? Attingendo a piene mani dal design francese e italiano degli anni ’50, combinando promiscuamente elementi delle Citroën 2CV, Renault 4, Mini e Fiat 500.
Un concetto che venne ripreso a fine anni 90 anche dal designer Mark Newson, per definire le linee della concept car Ford 021C. Le piccole giapponesi sono state delle vere e proprie “trendsetter”, anticipando le riedizioni di modelli come la Volkswagen New Beetle, la Chrysler Pt Cruiser, la Mini Cooper by BMW e la Fiat 500, che, tra la fine degli anni 90 e i primi 2000 hanno definitivamente sdoganato lo stile rétro.
Il canto del cigno del programma Pike Cars è sicuramente la Nissan Figaro del 1991: una piccola cabrio che è riuscita a fondere (con successo) diversi elementi stilistici di modelli come la Trabant, la Gutbrod Superior e l’Autobianchi Bianchina sui volumi della Datsun Fairlady Roadster del 1960.

Obiettivo centrato. Per comprendere l’origine delle Pike Cars, dobbiamo tornare alla prima metà degli anni ’80. A quei tempi, Nissan aveva un grosso problema di immagine: gran parte dei modelli risentivano di un design poco ispirato e personale. La produzione di mezzi industriali Nissan era persino più interessante, delle autovetture che, non avevano un grande appeal. Serviva qualcosa che attirasse i giovani giapponesi e che si avvicinasse alle suggestioni cyberpunk dei manga e alla leggerezza della musica pop.
Quell’ispirazione di cui Nissan era carente venne trovata nel designer Naoki Sakai, che ideò due nuovi modelli: la Be-1 e la Pao, entrambi realizzati sulla base della prima generazione della Nissan Micra (venduta anche come March). Queste simpatiche utilitarie combinavano la praticità con il fascino rétro di modelli iconici europei. La Be-1 era una sorta di Mini Cooper in salsa giapponese, mentre la Pao riprendeva le volumetrie della Renault 4 con alcuni richiami alla 2 CV e alla Fiat 500.  
Per i nuovi modelli non venne utilizzato il marchio Nissan, ma vennero indicate come “Pike” creando una certa curiosità tra la clientela giovane attratta dalle novità.
Ciascun modello venne prodotto in numero limitato, rimarcando la loro vocazione modaiola: le Pike cars erano da intendersi come veri e propri accessori di moda per giovani giapponesi più attenti allo stile.

A tutto rétro. Quello delle Pike Cars fu un esperimento, in quanto Nissan non intendeva produrle come modelli “di massa”.  Le nuove proposte, presentate al Salone di Tokyo del 1987 ottennero un grandissimo successo, anche alla luce di un prezzo relativamente basso e ricevettero molti più ordini del previsto e perciò vennero messe in palio con una vera e propria lotteria.
Le Pike Cars erano costruite dalla Aichi Machine Industry, che Nissan avrebbe rinominato “Pike Factory”.
Lo stabilimento era l’equivalente automobilistico di una gigantesca fabbrica di cioccolato che sfornava queste eccentriche vetturette.
Le Pike Cars non vanno confuse con le “kei”  cars, che sono auto ultraleggere e con cilindrate inferiori ai 660 cc e potenze entro i 64 CV, esenti da alcune tasse e regolamenti giapponesi.
Un altro veicolo nato dallo stesso team di ingegneri, anche se non disegnata da Naoki Sakai, era la S-Cargo: un furgone super compatto dal look cartoonesco, caratterizzato da una forma ad arco e da un’altezza esagerata, vagamente ispirato alla 2CV Fourgonette.

Un mix riuscito. L’offerta venne completata nel 1991 con la Figaro, una cabriolet con capote scorrevole e montanti fissi, dal profilo simile a quello della nostrana Autobianchi Bianchina Trasformabile. Una soluzione peraltro già utilizzata sulle Fiat 500 Topolino e sulla (semisconosciuta) Gutbrod Superior: una piccola cabriolet tedesca prodotta tra il 1950 e il 1954 dalla Gutbrot, nota in Germania per la produzione di veicoli commerciali.
La showcar della Nissan Figaro venne presentata al Tokyo Motor Show del 1989 ed entusiasmò il pubblico.
Anche in questo caso, nel momento della commercializzazione venne indetta una lotteria: a fronte di una produzione di 20.000 vettura, piovvero oltre 300.000 richieste… 

Eleganza e brio. Lo stile è accreditato a Naoki Sakai, anche se Shoji Takahashi è spesso citato come il padre spirituale della Figaro. Dalla piccola Gutbrod, Takahashi ha ripreso l’idea del tetto che scompare nel bagagliaio. Il frontale è un mix riuscito di Trabant, Gutbrod Superior e Datsun Fairlady (modello 1960) e ricorda vagamente le Austin Healey degli anni sessanta.
Naoki Sakai, in seguito, ha proposto un’idea analoga a quella delle “Pike” anche alla Toyota, dando vita alle Will Cars.
Nella definizione del progetto “Figaro”, il focus venne posto sullo stile, con l’intento di rievocare l’eleganza e la spensieratezza degli anni 60 su una vettura da città per gli anni 90. La Nissan Figaro, non era una propriamente sportiva, ma è stata la più potente tra le Pike Cars: il suo motore, quello da un litro della Micra, nella variante turbo erogava da 75 cavalli e 106 Nm coppia, sufficienti per raggiungere i 170 km/h e accelerare da 0 a 100 Km/h in 11 s.

Instant classic tascabile.
Piccola ma, accessoriata di tutto punto, la Nissan Figaro era dotata di aria condizionata, servosterzo, alzacristalli elettrici, radio con lettore  cassette e CD e rivestimenti in pelle. Praticamente il top dell’equipaggiamento che si potesse desiderare su un’auto cittadina dell’epoca. Infatti non erano previsti accessori optional.
Il cliente poteva scegliere tra quattro tonalità pastello che rappresentavano le stagioni dell’anno:  “Emerald Green” (verde smeraldo), “Pale Aqua” (azzurro), “Topaz Mist” (una tonalità crema) e “Lapis Grey” (grigio scuro). Tra i proprietari, c’è persino il chitarrista e cantautore Eric Clapton, noto anche per la sua passione per le automobili.
La Nissan Figaro è stata prodotta nel solo 1991 per il mercato interno, con alcuni esemplari esportati anche nel Regno Unito. Si tratta quindi di una vettura molto rara da reperire e con un crescente interesse collezionistico, una vera e propria instant classic. La Figaro è oggi un must per tutti coloro che che desiderano una vettura da città dallo stile personale. Un’auto comoda e con fascino da vendere e che regali il buon umore a chi la guida e a chi la osserva. Una dote molto rara.

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