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10 November 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Opel Calibra: la bella di Russelsheim

Nel mondo del design, le ricette semplici sono le migliori. E in tal senso, la Opel Calibra può essere presa come esempio. Nel 1989 le sue linee tese e minimali esprimevano un equilibrio formale talmente riuscito che al momento del pensionamento, il suo stile risultava ancora interessante e piacevole.

Al Salone di Francoforte del 1989, Opel presentava una nuova coupé, l’erede spirituale della Manta. Il nome Calibra rimandava direttamente all’idea di una misurazione accurata e precisa: al lancio, la Opel Calibra era la vettura di serie più aerodinamica del mondo. Con un coefficiente di resistenza aerodinamica pari a 0,26 mantenne il record imbattuto per i 10 anni. Solo la Honda Insight, presentata nel novembre 1999, con un Cx di 0,25 riuscì a far meglio. Lo schema meccanico ricalcava quello della berlina Opel Vectra, in carica dall'ottobre 1988. La Opel Calibra era disponibile inizialmente con la sola trazione anteriore, ma dal novembre 1990 venne offerta anche la trazione integrale. La versione a quattro ruote motrici turbo, differiva per la sospensione posteriore indipendente, ripresa dalla Opel Omega A ,con alcune piccole modifiche. I modelli 4x4 e i modelli successivi 16V e V6 a causa di alcuni cambiamenti apportati nel sistema di raffreddamento, che richiesero una modifica del sottoscocca avevano un Cx peggiore (0,29). Anche il diverso disegno dei cerchi e di alcuni particolari inficiarono leggermente la sua aerodinamica da record.

I motori. La gamma iniziale prevedeva un due litri otto valvole da 115CV (C20NE) e un 16 valvole da 150 CV progettato dalla Cosworth (110 kW/150 bhp C20XE). Nel 1992 si aggiunse alla gamma un motore turbo 2.0 litri 16 valvole da 204 CV (C20LET, versione turbo del C20XE). Con quattro ruote motrici, un cambio manuale Getrag a sei marce (F28/6) e una velocità massima dichiarata di 245 km/h (152 mph), il modello di punta dette alla Calibra offriva finalmente una dinamica e delle prestazioni all'altezza del suo aspetto. La Turbo si distingueva anche per i cinque dadi delle ruote e per l'estrema campanatura negativa (inclinazione verso l'interno) delle ruote posteriori, che di contro portò ad un consumo anomalo dei pneumatici. L’anno successivo venne introdotta la Calibra V6, spinta da un da 2,5 litri 24 valvole da 170 CV (C25XE o SE4). Il nuovo modello era disponibile sia con cambio manuale che automatico. Questa motorizzazione non era prestazionale come la Turbo, ma con la sua erogazione vellutata e la sola trazione anteriore si dimostrò più affidabile del complesso modello a quattro ruote motrici. Il 1995 vide poi l'introduzione del motore “X20XEV” Ecotec, una nuova versione del classico motore C20XE 16 a valvole "red top". Il nuovo due litri 16 valvole vide riduzione della potenza da 150 CV a 136 CV, mentre sulla Calibra Turbo venne mantenuto il C20LET.

Paese che vai, Calibra che trovi. A quei tempi Opel era saldamente nell’orbita GM e lo sviluppo della Opel Calibra venne seguito da due grandi nomi dello stile General Motors: Wayne Cherry ed Erhard Schnell. Anche ai vertici americani questa nuova Coupé piacque molto, perciò la Calibra venne venduta con il marchio Chevrolet in Sudamerica, Holden in Oceania e Vauxhall Calibra nel Regno Unito. La Opel Calibra venne commercializzata per contrastare le sportive giapponesi che dalla fine degli anni '80 iniziavano a raccogliere ampi consensi nel Vecchio Continente, erodendo le quote di mercato delle coupè europee di fascia media. Nel corso della sua produzione, la Calibra è stata un modello molto popolare in Europa, dove riuscì a surclassare la sua rivale diretta, la Ford Probe: considerata poco potente e di impostazione troppo “americana” per la clientela locale. Tuttavia, nel Regno Unito dovette vedersela con la Rover 200 Coupé. La rivale britannica offriva prestazioni comparabili anche senza trazione integrale e sul mercato nazionale ebbe la meglio in termini di vendita.

La cabrio mancata. La produzione della nuova calibra Calibra era divisa tra la sede storica della Opel di Rüsselsheim, in Germania, e nello stabilimento della Valmet Automotive a Uusikaupunki, in Finlandia, dove la produzione è stata consolidata nel novembre 1995. Un mese dopo la commercializzazione, nel luglio 1990, dopo che la General Motors acquistò una partecipazione nella Saab, si palesò l’ipotesi di commercializzare la Calibra anche negli Stati Uniti con il marchio Saab, ma questi piani non si concretizzarono. Inizialmente si pensò anche alla produzione di una versione cabriolet: nel 1992, la Valmet costruì due prototipi completamente funzionanti. Le due Calibra Cabrio erano di colore rosso e spinte dal motore 2.0 litri a 8 valvole. Ma anche in questo caso, non ebbero un seguito commerciale.

Le speciali. Durante la commercializzazione, vennero proposte diversi modelli speciali. Nell'ottobre del 1991 vennero preparate 26 vetture dalla carrozzeria Tickford, destinate al solo Regno Unito. Seguì la Special Edition SE1 nel 1993, per poi passare all'SE9 nel 1997. Queste edizioni a tiratura limitata si caratterizzavano per verniciature e finiture interne specifiche: ad esempio la Calibra SE2 era disponibile con la vernice Solar Yellow, l'SE6 in “Icelandic Blue”. Nessuna di queste tinte era disponibile sulle altre Calibra. Per celebrare il successo della Opel Calibra nel DTM (Campionato Turismo Tedesco), venne proposta anche la speciale Opel Calibra “Keke Rosberg”, in onore del celebre pilota tedesco. Questa versione era disponibile solo in bianco. In base ai mercati, vennero proposti altre serie limitate come l'edizione "DTM", "Cliff", "Colour" e l'edizione commemorativa "Last", immessa sul mercato poco prima dell’uscita di produzione della Opel Calibra. Le ultime Calibra Turbo sono state prodotte all'inizio del 1997, prima che venisse lanciata una versione finale con vernice “Nero Jet”, spoiler Irmscher e cerchi in lega BBS da 16". L’edizione finale della Opel Calibra viaggiaggiava su un assetto ribassato di 35mm con molle e ammortizzatori preparati appositamente dalla Irmscher. L'interno prevedeva rivestimenti in pelle color crema, con volante in pelle grigia e una targhetta con il numero di costruzione montato sulla console centrale.

Il motorsport. Le Opel Calibra impiegate nel DTM adottavano un motore Opel Cosworth V6 con V di 54 gradi montato longitudinalmente. L’unità era aspirata e basata sul propulsore di serie “C25XE”. Nel triennio 1993-95, la potenza è salita progressivamente da 420 a 480 CV. Nel 1996, a causa di modifiche ai regolamenti della FIA, venne utilizzato un motore di nuova concezione: il motore Cosworth KF V6 interamente in alluminio con V di 75 gradi Cosworth, basato sul 6 cilindri della Isuzu Troope. Questo motore, in versione stradale era indicato come 6VD1, e venne impiegato anche sulla Honda Passport. Il V6 KF era in grado di raggiungere i 15.000 giri/min, con questo nuovo motore, la Opel Calibra vinse il Campionato Turismo Internazionale (ITC) nel 1996.L'ultima vettura da corsa sviluppata sulla base della Ople Calibra è stata il prototipo Zakspeed Calibra Concept 2, realizzato per testare la vettura per il successivo Campionato FIA, ma il progetto venne poi cancellato. Una Calibra si classificò nona al Rally di Sanremo del 1992, con Bruno Thiry al volante: in quell’edizione la Opel Calibra fu la vettura più veloce nella classe 1600-2000 cc.

Poche ma buone. Nell'estate del 1994, il Calibra venne sottoposta ad un leggero lifting. L’intervento più evidente riguardò il logo, spostato dal bordo anteriore del cofano alla griglia anteriore. La Vectra A fu sostituita nel settembre 1995, ma la produzione della Calibra proseguì fino al giugno 1997. Sebbene fosse disponibile una coupé più piccola, la Tigra, il marchio rimase senza coupé di medie dimensioni fino al lancio della Astra Coupé nella primavera del 2000. La casa di Russelsheim è nota per aver prodotto robuste auto da famiglia, spesso dalle linee austere e compassate. Nella sua storia centenaria, tuttavia, non sono mancati guizzi creativi che hanno portato alla nascita di modelli iconici e personali e tra questi, la Calibra merita un posto d’onore.

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