Auto
04 luglio 2018 | di Maurizio Schifano

Opel Senator, l’ammiraglia dimenticata

Sul finire degli anni 70 la Opel lancia una nuova ammiraglia, la Senator. La linea poco personale e la ristretta offerta di motorizzazioni ne pregiudicheranno inesorabilmente il successo. Oggi la ricordiamo così.

Dal secondo dopoguerra in poi, la reputazione della Casa del Fulmine si era costruita sull’immagine rassicurante delle solide e affidabili berline medie Olympia Rekord e Rekord. Le ammiraglie a 6 cilindri Kapitän e Admiral avevano, tutto sommato, riscosso un successo limitato quasi esclusivamente alla Germania. Le ancor più ambiziose Diplomat con motore V8, poi, avevano nettamente fallito la sfida contro la concorrenza delle omologhe BMW e Mercedes.

Una nuova ammiraglia. Nel 1977 la Casa di Rüsselsheim fa un passo indietro e presenta la nuova ammiraglia Senator; un passo anche prudente, perché, al contrario della Kapitän, della Admiral e della Diplomat, la Senator non può più contare su una sua scocca specifica, ma su una scocca derivata da quella Rekord, con il solo allungamento del passo (di 1,2 cm) e della lunghezza (di 21,7 cm).

Una Rekord appesantita. In tempi ormai più difficili, l’economia di scala ha il suo peso, ma la scelta non si rivelerà felice. A un primo colpo d’occhio, la Senator, che porta un nome quanto mai pretenzioso, si distingue dalla Rekord solo per la diversa foggia della fanaleria, per il disegno della calandra, a maglie rettangolari anziché a listelli orizzontali, e per il taglio del padiglione, che, sui montanti posteriori, mostra l’aggiunta di terze luci. L’impressione generale è quella di una maggiore pesantezza, data dalla ridondanza di profili e di cornici inox.

Dentro quasi uguali. All’interno le differenze sono ancora meno: rivestimenti di qualità superiore e, per l’allestimento top CD, inserti in legno sulla plancia e sui pannelli porta. Il passo indietro, compiuto con la Senator, riguarda anche la rinuncia al V8; i motori offerti infatti sono due 6 cilindri in linea: il già noto 2,8 litri a carburatore, con 140 CV, e un nuovo 3 litri, con 150 CV, nella versione a carburatore, e con 180 CV nella versione a iniezione.

Veloce, comoda e silenziosa. Per quanto concerne la trasmissione, si può scegliere tra due cambi manuali, a 4 o a 5 marce, e una trasmissione automatica GM a tre rapporti, che vanta un funzionamento impeccabile ed è preferita dalla maggioranza degli acquirenti. In Italia, la Senator arriva solo nella versione top di gamma 3.0 E CD, equipaggiata col 3 litri a iniezione, che, a fronte di un peso di oltre 1400 kg, accelera da 0 a 100 km/h in poco più di 10 secondi e sfiora i 200 km/h. L’abitacolo è davvero spazioso, il confort di marcia eccellente e il livello di rumorosità all’interno è anche inferiore a quello registrato sulle concorrenti BMW 730 i e Mercedes-Benz 450 SE.

Una questione di (scarsa) personalità. La tenuta poi è davvero notevole e sicura, con un comportamento quasi neutro. Ma non basta: la Opel non ha l’appeal della BMW e della Mercedes, perciò la Senator avrà un riscontro piuttosto limitato. Nel 1982, beneficerà di un restyling che darà origine alla cosiddetta serie A2, più sobria, più riuscita, ma purtroppo ancora più somigliante alla Rekord. Nel 1987 arriverà la serie B, con un’estetica totalmente rinnovata, derivata da quella della Omega, che nel 1986 ha sostituito la Rekord. E la somiglianza tra i due modelli sarà ancora una volta penalizzante.

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