Auto
12 January 2006 | di Redazione Ruoteclassiche

PICCOLA DISTRAZIONE

Nessuno si accorse che il prototipo era di ben 8 centimetri più largo di quanto previsto dal progetto. Ma era tardi per rimediare. Per fortuna il motore a sei cilindri in linea di ben quattro litri consentì comunque prestazioni di alto livello e le sospensioni a quattro ruote indipendenti  garantirono una stabilità assai migliore rispetto ai modelli precedenti.

Come confermato dallo stesso David Brown, il prototipo definitivo della "DBS" risultò di tre pollici (circa 8 centimetri) più largo rispetto al progetto a causa di un errore commesso con le dime durante la realizzazione. Quando ci si accorse della svista però era troppo tardi per porvi rimedio.

La nuova Aston Martin debuttò al Salone di Parigi del 1967. Il prezzo di listino fu fissato in 4.473 sterline, che sul mercato inglese salivano a 5.500 a causa dell'esosa tassa locale d'acquisto. Il motore era il medesimo sei cilindri di quattro litri impiegato sulla "DB6", offerto sia nella versione normale con tre carburatori SU (286 CV) sia nell'allestimento "Vantage", tre carburatori doppio corpo Weber (330 CV).

Lo schema costruttivo prevedeva un telaio a piattaforma in acciaio al quale era ancorata una struttura tubolare che fungeva da ossatura per i pannelli in alluminio della carrozzeria, le cui linee ricordavano molto da vicino le coupé granturismo di scuola italiana. Novità assoluta erano le sospensioni a quattro ruote indipendenti, con un raffinato ponte posteriore De Dion.

Affiancata nell'aprile del 1970 dalla versione con motore V8, la "DBS" con il sei cilindri rimase in produzione fino al maggio 1972: in tutto ne furono consegnati 829 esemplari. Fra questi vi è la protagonista del nostro servizio, una delle prime costruite, che attualmente circola in Italia con immatricolazione Piacenza dopo aver trascorso molti anni nel Canton Ticino.

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