Personaggi
07 February 2021 | di Giosuè Boetto Cohen

Più storia per la nostra storica

I libri e le riviste dell’epoca compongono in un grande fondale su cui far sfilare le nostre auto storiche. Acquistati su Internet o ai mercatini, offrono una lettura appassionante, piena di sorprese. E le tempeste di ieri, i grandi temi sui cui gli esperti si interrogavano, spesso sono ancora sul tavolo.

Chi ama le auto storiche dovrebbe amare anche la storia? Almeno quella del Secolo che le ha viste nascere e prosperare? La domanda ha un suo senso e la risposta è auspicabile. Il mondo però va un po’ alla deriva e la conoscenza della storia, per non dire di quella della geografia, è piombata a minimi inquietanti. Sarebbe allora una bella rivincita se la passione per l’auto, che tra tutti i prodotti del ‘900 è quello che permette di raccontarlo meglio, diventasse anche un’occasione per difendere la nostra cultura, e magari contagiare qualche amico.
La riflessione nasce dal fatto che rileggere oggi i libri sull’automobile di cinquant’anni fa è estremamente interessante. Oltre che divertente. E questi libri – insieme naturalmente alle riviste, che sono da sempre un fenomeno da collezione – si posso ritrovare nei mercati che la Rete ci mette a disposizione. Senza troppa difficoltà e spesso a prezzi accessibili.

L'ABC dell'appassionato di automobili.Abbiamo fatto un esperimento con uno splendido volume del 1967 intitolato “HP L’avvenire dell’automobile”, che reca, tra gli autori, pensatori illuminati come Giulio Carlo Argan, Gillo Dorfles, Emilio Servadio o “addetti ai lavori” del calibro di Dante Giacosa, Enrico Fessia, Alec Issigonis. E’ uno di quei libri che si ricevono in dono da ragazzini e poi ci tiene compagnia per tutta la vita, guardandoci dal suo posto sulla libreria. Bene: una copia dello stesso libro, anzi uno della prima edizione, è in vendita su E-bay a 29 euro e 95. Dire “compralo subito” non basta, e come questo altri, che allargando la ricerca a livello internazionale diventano un Paese dei balocchi, dove – lì sì - c’è il rischio di svuotare il portafoglio.

Non solo auto.L’utilità di entrare tra le pagine diventa quasi subito piacere puro, anche per il lettore di primo pelo. Le auto che amiamo, e che magari conosciamo così bene come oggetti, si ritrovano nel tempo, nei luoghi e nei pensieri che esistevano quando sono venute al mondo. Non il mondo piccolo del nostro garage, o estraneo come quello delle strade del 2021; ma nel tempo corretto e coerente, che riprende vita e calore nelle parole e nelle immagini.
Il minimo che il lettore-appassionato può trarre da questo viaggio in poltrona è una maggiore conoscenza del proprio giocattolo, una contestualizzazione del prodotto auto e della sua genesi in un panorama molto più ampio. Ma il passo verso la curiosità di comprendere lo scenario, con i suoi aspetti sociali, economici, politici – oltre che, naturalmente, industriali e di costume – è brevissimo. Una volta sprofondati nel libro, si rischia di immergersi nell’avventura e fare fatica ad uscirne, tanto questa è complessa e intrigante. In alcuni casi, le scoperte appaiono paradossali, se non comiche. Sono celebri le cantonate di certe previsioni scientifiche e statistiche lanciate su saggi e giornali di mezzo secolo fa. Altri pensieri sembrano invece scritti appena ieri, per la loro attualità e perché i nodi sono ancora lì sul tavolo, allarmanti ieri, drammatici oggi, eppure irrisolti.

Architettura urbana. Tornando ad “HP. L’avvenire dell’automobile” l’indice del libro è già un programma. “Il destino dell’auto” a firma di Argan, “Lo specchio segreto” di Dorfles, o “Il lato negativo”, “Oggi e domani”, “In Italia fra dieci anni” - solo per citare qualche capitolo – sono un invito ad andare a leggere, a scoprire i ragionamenti, a vedere se i grandi saggi hanno azzeccato o meno le loro scommesse. I massimi sistemi, alcuni tra i temi cruciali, hanno attraversato il tempo ed affrontare la loro irrisolvibilità - per noi che arriviamo mezzo secolo dopo - è un peso al cuore. Non è questione di essere pro o contro l’automobile, conservatori, moderati o progressisti.
Quando Argan dice: “nessuno sembra aver riflettuto sul fatto che l’auto è anzitutto un’architettura urbana” la memoria corre alla nostra vettura storica - o a una suo fotogramma - disseminata con mille altre, alla rinfusa, nelle piazze d’Italia, che fino agli anni ’90 erano ridotte a parcheggi. Ma il recupero dei centri storici, le pedonalizzazioni, le ciclabili, non hanno, da sole, risolto il problema. Che invece vola ancora nel contemporaneo, con le tante declinazioni che conosciamo. Ancora Argan: “Perché, dunque, produttori e progettisti decidono le forme di un’auto senza tener conto della funzione urbana a cui sono destinate?” Un nostro rapido pensiero all’abuso da SUV cittadino - questo anche a carico del consumatore - e i fatti sono di una attualità sconcertante. Così come la critica altrettanto lucida a chi, nel 1967, investito di poteri pubblici, “progetta e autorizza città moderne, come se l’automobile non esistesse. “
E’ solo un esempio, e già qualcuno storcerà il naso dicendo che Argan crocefiggeva l’auto, quando i problemi erano anche altri. Spazio al dibattito certo, ma ascoltare le parole di chi c’era, dei massimi critici, apre sempre il cervello.

Pubblicità progresso. Apparecchiamo allora il nostro tavolo con qualcuno di questi volumi, inclusi, se vogliamo, quelli di ambito sportivo o tecnico: i temi di confronto tra l’anno della nostra vecchietta e quello della ibrida per tutti i giorni, saranno tanti da fare indigestione. Dalla tecnica costruttiva al design, dall’impatto ambientale alla sicurezza, dal tema dell’elettrico a quello degli automatismi e della sicurezza, c’è da far notte. Tra le tante cose ecco alcune campagne di affissione per l’educazione alla guida. I cartelloni recitano “Nel dubbio non sorpassare”, “Basta un attimo” o “Prima di scendere dal marciapiede, occhio alla strada” con una grafica vintage, per noi, oggi, irresistibile. Aldilà degli argomenti – che comunque spesso sono ancora validi – e dei toni un po’ svizzeri, sarebbe bello vederli ancora in giro. E invece la “pubblicità progresso”, pubblica e privata, è solo un ricordo. Mentre la tempesta del disprezzo delle regole e dell’arroganza non è mai stata così attuale.

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