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31 dicembre 2017 | di Alvise-Marco Seno

Prima dei Suv: 10 berline sportive che hanno fatto scuola

Le grandi potenze, quando ancora non esisteva la moda degli Sport Utility Vehicle, trovavano una via di sbocco attraverso sontuose portaerei abbellite senza troppi complimenti per farne irriverenti drag queen. E così, a dispetto di spazio in abbondanza per quattro persone, davano prova di grande carattere, almeno sul dritto. Alcune, grazie a una rigorosa progettazione e all'intervento dell'elettronica, erano pure capaci di esibirsi in affascinanti traversi. Ecco le 10 più interessanti scelte da Ruoteclassiche

Con l'arrivo della Lamborghini Urus, che ha di poco battuto (almeno in termini di potenza erogata), l'Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio, si è aperto il rush finale alla conquista dello scettro di campione dei Suv sportivi. Bisognerà, a questo punto, attendere l'arrivo del Suv Ferrari. Ma prima che il mercato fosse invaso dagli Sport Utility, in epoche di minore obbedienza alle economie di scala e alle regole del marketing, le grandi campionesse di potenza in abiti "civili" erano sontuose berline dotate di motori possenti, magari di stretta derivazione di modelli da corsa. Ecco quelle scelte da Ruoteclassiche come le più rappresentative della categoria.

LE REGOLE DEL GIOCO E LE ESCLUSE
Per appartenere a questo esclusivo Club abbiamo scelto vetture che avessero, in un certo qual modo, un pedigree sportivo ben evidente, vuoi per l'allestimento, vuoi per la motorizzazione, vuoi per l'estetica. E, quindi, che non avessero un'aura soprattutto lussuosa a dispetto di un motore di grandi prestazioni. In secondo luogo, ci siamo rivolti a vetture che avessero almeno 8 cilindri. Infine, considerato l'importante apporto che può arrivare da un tuner di fama, ci siamo rivolti a quelle vetture in cui il contributo del preparatore alla creazione di una versione speciale sia comunque rimasto nell'alveo "dell'ufficialità". Ecco perché, ad esempio, abbiamo escluso teste di serie come la l'Audi V8, la Mercedes 560 SEC, la BMW 750IL, l'Aston Martin Lagonda, l'Opel Omega Lotus (377 Cv ma motore 6 cilindri). E abbiamo deciso di escludere Alpina (BMW) ma di approvare AMG. Un'ultima annotazione riguarda la forma di carrozzeria: all'interno dell'elenco abbiamo deciso di includere anche due outsider, con carrozzeria "station wagon".

1) BENTLEY TURBO RT MULLINER 1997. Nella genealogia delle Bentley Turbo, la RT ha rappresentato l'ultima versione, nonché la più rara, costosa e performante. Il motore V8 da 6,75 litri, dotato di un turbocompressore Garrett, erogava 400 cavalli. Si differenziava, inoltre, per la presenza di ruote sportive, calandra dedicata e prese d'aria aggiuntive nella parte bassa dello scudo. La versione "Mulliner", disponibile solo su ordinazione, faceva ancora di più: 426 cavalli e una mostruosa coppia massima di 861 Nm (grazie a un nuovo turbocompressore, centralina rimappata e aspirazione migliorata). Esteticamente si riconosceva per lo scudo paraurti molto prominente e per le ruote speciali da 18" con pneumatici da 255/55. La produzione (tra versioni "corte", passo lungo, guida a destra e guida a sinistra) si è fermata a soli 56 esemplari, tutti confezionati su misura e, quindi, con allestimenti unici.

2) BMW M5 E39 1998. Con la presentazione della serie E39 della BMW serie 5, non poteva mancare una versione sportiva sviluppata dalla divisione M Gmbh. La nuova variante sportiva della berlina tedesca abbandonava lo stile più o meno sobrio della precedente versione su base E34 per acquisire uno status diverso: quello di un'autentica purosangue travestita da berlina. A riprova dell'intenzione di "fare sul serio", sotto il cofano fu installato un portentoso 8 cilindri di 4,9 litri per 400 cavalli di potenza. Il risultato si otteneva con un'elettronica molto sofisticata e un comando delle valvole particolarmente complesso (fasatura variabile e doppio Vanos). La M5 E39 bruciava lo 0-100 in 5"3 e toccava i 250 km/h. La trazione, posteriore, integrava il controllo di stabilità DSC. Curiosamente, non è stata prodotta in versione Touring. Questo modello fu oggetto di un leggero restyling nel 2000 e rimase in produzione fino al 2003.

3) BUGATTI EB112 1993. L'imprenditore Romano Artioli aveva ridato alla Bugatti lo splendore di un tempo. La EB110, presentata nel 1991, era - senza mezzi termini - l'auto più sensazionale al mondo: telaio in carbonio, motore 12 cilindri con 4 turbo e largo impiego di tecnologie aerospaziali. Sulla scia di questa sensazionale auto sportiva, fu deciso di espandere la gamma introducendo la EB112, la berlina più veloce del mondo. Contraddistinta dal telaio in carbonio e dalla carrozzeria in alluminio, era equipaggiata con un V12 atmosferico di 5 litri da oltre 450 cavalli. Nonostante un peso di 1800 kg la vettura, vestita da Giugiaro con un design sinuoso ed etereo, poteva toccare i 300 km/h con un accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 4,5 secondi. Fu presentata al Salone di Ginevra del '93 ma, dopo poco, l'azienda "cadde in disgrazia" e fu portata al fallimento.

4) FERRARI PININ 1980. La Ferrari più sconcertante e improbabile della storia nacque nel 1980 su iniziativa della Pininfarina per i suoi 50 anni di attività e per rendere omaggio al fondatore Battista "Pinin" Farina. Su un telaio 400 GT la Pininfarina realizzò una berlina 3 volumi con 4 porte, un azzardo mai tentato prima su una vettura di Maranello. A equipaggiarla il 12 cilindri boxer da 4,9 litri della 512 BB. Presentata in forma di prototipo non marciante al Salone di Torino del 1980, non ebbe seguito. A metà degli Anni 80 fu ceduta a Jacques Swaters, importatore belga delle vetture di Maranello e grande collezionista. Fu quindi venduta nel 2008 dalla Casa d'aste RM Auctions. Il nuovo proprietario l'ha affidata alla Oral Engineering di Modena che, con l'aiuto di Mauro Forghieri, l'ha resa perfettamente marciante.

5) JAGUAR XJR 4.0 "X308" 1998. A 30 anni dal suo ingresso sul mercato la Jaguar XJ si rinnovò nel 1998 con la serie "X308", caratterizzata dalla presenza, in listino, unicamente di motori 8 cilindri. In cima alla gamma si piazzava la XJR 4.0, dotata di un compressore volumetrico (una prima assoluta su questo modello). Così "conciata" erogava la bellezza di 370 cavalli e poteva raggiungere - grazie anche all'assetto sportivo - 250 km/h autolimitati, con un tempo sullo 0-100 di appena 5 secondi. Esteticamente la si riconosceva per i cerchi e le gomme maggiorate e per cornici dei vetri in colore nero.

6) LAMBORGHINI FAENA 1978. Si pensa che la LM002 sia la prima Lamborghini con 4 porte della storia. In realtà, nel 1978, Frua realizzò un esemplare unico, la Faena, sviluppata su base Espada. Allungando il telaio di quasi 18 centimetri (fino a una lunghezza complessiva di 458 cm) si poté ricavare spazio in abbondanza per i posti posteriori, accessibili attraverso due ampie portiere. Posteriormente, invece, manteneva l'architettura con volume "pieno" (con ampie superfici vetrate) che, in realtà, le davano una forma tipica da station wagon. Motorizzata con un 12 cilindri di serie, doveva fare i conti con 200 kg di peso in più rispetto a una Espada di serie. Fu presentata al Salone di Torino del 1978 e ripresentata al Salone di Ginevra del 1980. Frua sperava di produrla in piccola serie ma rimase un esemplare unico. Oggi dovrebbe trovarsi in Svizzera.

7) LANCIA THEMA-FERRARI 8.32. Nel 1986, al Salone di Torino, ritornava in auge il binomio Lancia - Ferrari (che ebbe un illustre precedente nell'originale D50 di Formula 1 del 1954) con una versione ultra-sportiva sviluppata sulla Thema: la 8.32 concretizzava, per certi versi, quello che non era potuto avvenire anni prima con la Ferrari Pinin: una sontuosa berlina sportiva con un possente motore sotto il cofano. Nel vano motore della berlina italiana, infatti, prendeva posto l'8 cilindri 3 litri della Mondial mentre in coda, con movimento automatico, usciva uno spoiler con funzione stabilizzante. La più potente (215 cavalli) trazione anteriore sul mercato si fregiava, inoltre, di un sontuoso abitacolo in pelle Frau e/o Alcantara, plancia in radica e parecchie soluzioni elettroniche altisonanti come gli ammortizzatori a controllo elettronico selezionabili dal pilota. L'8.32 era capace di 240 km/h ma, con l'avvento della seconda serie e il montaggio del catalizzatore, la potenza massima scese a 205 Cv e la punta massima a poco più di 230 km/h. Per tutto il suo ciclo di vita è rimasta una berlina. L'unico a poter vantare la sola 8.32 Station Wagon originale fu Gianni Agnelli: l'avvocato, avvezzo a farsi confezionare esemplari speciali, ne chiese uno in colorazione grigio argento e con il caratteristico cesto di vimini sul tetto.

8) MASERATI QUATTROPORTE 1964, '79, '94. La capostipite delle berline sportive fu presentata al Salone di Torino dell'ottobre '63. Essa incarnava un concetto completamente nuovo e, per questo, del tutto innovativo nell'Italia del boom economico degli Anni 60: una grande ammiraglia di lusso (5 metri di lunghezza) con 4 porte, quattro comode poltrone e un generoso motore 8 cilindri di grande cubatura (4.2 litri) e potenza (290 Cv). Era, del resto, un discendente diretto dell'8 cilindri della mostruosa 450 S da corsa del '57.
La sontuosa Quattroporte, subito acquistata da vip, imprenditori e teste coronate, poteva raggiungere 230 km/h e percorreva il chilometro da fermo in meno di 28 secondi. Passata l'"empasse" dell'anonima Quattroporte II del 1974 (6 cilindri 3 litri e trazione anteriore), nel 1979, nel pieno della gestione De Tomaso (che aveva acquistato l'azienda attraverso il Gruppo Benelli), veniva presentata la Quattroporte III.
Giugiaro realizzò uno stile di forte impatto, che rendeva la grande berlina italiana una specie di Biturbo maggiorata. Sotto il cofano pulsava un 8 cilindri di 4,2 litri da 255 Cv (230 km/h), cui si affiancava una versione "maggiorata" a 5 litri e con 280 Cv (240 km/h). A questi propulsori erano abbinati o un cambio meccanico a 5 marce o un automatico Borg Warner a 3 rapporti. Nel 1986, in seguito a un profondo restyling migliorativo, la Quattroporte assumeva la denominazione Royale per accentuarne le vocazione lussuosa. Sotto il cofano il V8 5 litri arrivava a 300 Cv ma, a causa dell'allestimento particolarmente ricco la vettura sfiorava le 2 tonnellate di peso, che si traducevano in una "povera" accelerazione 0-100 km/h di 10".
La quarta serie della Quattroporte apparve nel 1994, in un nuovo contesto di proprietà dell'azienda: il Gruppo FIAT, infatti, nel '93 era diventato il nuovo proprietario. Marcello Gandini disegnò una berlina molto compatta - 455 cm di lunghezza - sulla scia della Ghibli coupé. La gamma, oltre a due V6 biturbo di 2 e 2,8 litri, proponeva anche un altisonante 8 cilindri a V atmosferico di 3,2 litri da 335 Cv (con cambio meccanico a 6 marce o automatico a 4 rapporti della ZF). Con questo propulsore la Quattroporte poteva volare sullo 0-100 in 5"8 e toccare 270 km/h. Nel 1998 fu presentata la versione Evoluzione, rimasta in listino fino al 2000.

9) MERCEDES E60 AMG LIMITED 1993. Versione di punta della famiglia "Classe E", posizionata ancora più in alto rispetto alla 500E sviluppata in collaborazione con Porsche, è stata realizzata in appena 12 esemplari. Il pezzo forte era il motore M119, un 8 cilindri a V di ben 6 litri di cilindrata con 381 CV di potenza (ma si dice esistano esemplari "ufficiali" con 400 cavalli) e 580 Nm di coppia massima, utilizzato come base per la CLK GTR. L'AMG, naturalmente, aveva rivisto anche assetto, impianto freni, ruote e pneumatici. La E60 AMG poteva bruciare lo 0-100 in 5"2 e raggiungere 280 km/h.

10) PORSCHE 928 STATION WAGON "H50" 1987. I possibili sviluppi della 928 verso nuovi segmenti di clientela ebbero un primo risultato nel 1984: con la "scusa" di fare un regalo a Ferry Porsche, fu creata la 928-4, versione "shooting brake" con due porte e volume posteriore allungato. Naturalmente, sotto il cofano, batteva l'8 cilindri da oltre 300 Cv. Nel 1987 ecco una nuova variazione sul tema: il prototipo H50. Era una 928 con telaio allungato in modo da ricavare lo spazio per aggiungere due piccole portiere con apertura controvento per accedere al comparto posteriore. Sembrò, in un primo tempo, che le intenzioni di metterla in produzione fossero piuttosto serie, tanto da impegnare il prototipo in una serie di lunghi collaudi per verificarne l'affidabilità. Tuttavia non furono riscontrate adeguate doti di rigidità e il progetto fu abbandonato.

Alvise-Marco Seno

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