Diritto all'oblio
12 luglio 2018 | di Maurizio Schifano

Renault 30, ammiraglia a metà

Nella seconda metà degli anni 60, alla Renault si comincia seriamente a pensare che i tempi siano propizi per progettare una nuova ammiraglia.

Campo minato.L’eredità della Fregate, uscita di produzione nel 1960, non è certo stata raccolta dalla top di gamma 16 lanciata nel 1965; ci vuole ben altro per contrapporsi a una concorrente affermata come la Citroën DS o a quella che, già si sa, arriverà di lì a poco, ovvero la Peugeot 604. Per non parlare poi delle gettonatissime BMW 2500 e Mercedes-Benz 250 W114, leader nel loro segmento in tutta Europa.

Sinergie tra Costruttori. La Renault, che ha perso da tempo l’allure di Casa di prestigio creatasi negli anni 30, deve rassegnarsi, anche per problemi di budget, a sviluppare un modello, alternativo rispetto a quelle concorrenti che rappresenti un’evoluzione, in scala maggiore, della 16. Accantonato l’ambizioso motore V8 di 3 litri proposto da Amédée Gordini nel 1967, si punta sul progetto congiunto tra la Peugeot, la stessa Renault e la Volvo, che nei primi anni 70 dà origine al V6 PRV di 2664 cm³.

Eccesso di razionalità. Equipaggiata proprio con questo motore, che nel caso specifico, con l’alimentazione a un carburatore doppio corpo e un carburatore monocorpo, eroga 131 CV, la Renault 30, presentata al Salone di Ginevra del 1975, appare in effetti come una 16 di dimensioni maggiori, dunque con una carrozzeria a due volumi e cinque porte, che rispecchia le tendenze stilistiche del momento, ma che su un’ammiraglia ha sempre destato perplessità. Quanto a dotazioni, l’allestimento TS, l’unico disponibile al lancio come unico è il motore, è all’altezza delle principali concorrenti, ma la 30, in coerenza con lo spirito “razionalistico” tipico delle Renault dell’epoca, non è precisamente un’automobile di lusso, con finiture raffinate, ma una vettura grande, comoda, pratica e ben costruita.

Un carattere troppo tranquillo. Il portellone, non comune in quegli anni per vetture di tali dimensioni, facilita l’accesso a un vano bagagli che, ribaltando il divano posteriore, può essere ampliato fino a 1400 dm³, però lo spazio a disposizione per i passeggeri non è eccezionale in rapporto alle dimensioni esterne della vettura. Il posto guida offre un buon assetto, ma l’inclinazione del piantone del volante non è regolabile come su altre vetture della stessa classe o anche di classe inferiore. I sedili, tipicamente “francesi”, sono molto imbottiti, ma non molto avvolgenti, quindi adatti a una guida tranquilla e rilassata, consentita dalle sospensioni molto morbide, ma non sempre garantita dal motore, deludente in fatto di prontezza e di “pastosità”; da un V6 di progettazione così recente ci si potrebbe aspettare di più.

Un'ammiraglia mancata. Insomma, ben dotata, abbastanza prestante e pure sicura nel comportamento stradale, neutro a velocità medio basse, la Renault 30 manca però di una vera personalità, in generale, e della “credibilità” di una vera ammiraglia. Rimasta in produzione fino al 1983, con una versione TX a iniezione da 142 CV, introdotta nel 1979, e una versione Turbo D, lanciata nel 1981 e dotata di un 4 cilindri di 2,1 litri con 85 CV, la Renault che avrebbe dovuto rilanciare il marchio nel settore delle vetture di grande prestigio in realtà lascia una traccia alquanto limitata della sua presenza, tanto da essere presto dimenticata.

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