Auto
06 agosto 2018 | di Maurizio Schifano

Renault 6, poco coraggiosa

La Renault 6 debutta al Salone di Parigi del 1968, un anno di fatidico e generale cambiamento, anche per l’industria automobilistica, ma che per la Régie si rivela ancora di transizione.

Spartana. Il progetto di questo modello, siglato 118, era stato varato nei primi Anni 60, quando, poco dopo il lancio della 4, che, per il suo aspetto fin troppo spartano, aveva destato non poche perplessità, la Renault aveva pensato di offrire alla clientela un modello più elegante, rifinito e dotato. Lo scopo poi era anche quello di svecchiare dal basso la gamma, estendendo la presenza dei modelli a trazione anteriore a scapito di quelli “tutto dietro” derivati dalla Dauphine, ormai obsoleti. Il progetto era stato portato avanti tra varie perplessità, poiché, nel frattempo, il gradimento per la Renault 4 stava crescendo e l’esigenza di un tale modello sembrava essere meno impellente. Tra il 1966 e il 1967 però erano state prese le decisioni definitive e nel 1968 lo sviluppo si era concluso positivamente.

Tra la 4 e la 8. La 6, che nella gamma Renault si colloca tra la 4 e la 8, adotta in gran parte la meccanica della 4, mentre lo stile della carrozzeria trae spunto da quello più ricercato della 16; perciò non risulta realmente innovativa, come invece lo erano stati quei due modelli. In teoria, cifre alla mano, essa dovrà battersi con concorrenti affermate, ma di concezione un po’ superata, come le utilitarie “tutto dietro” Simca 1000, Volkswagen Maggiolino e Fiat 850, e pure con la Austin/Morris/Innocenti Mini Mk2, ancora unica nel suo genere; poi con le versioni d’accesso di berline compatte con motore anteriore e trazione posteriore, come la Ford Escort e l’Opel Kadett. Ma, in pratica, le concorrenti che le assomigliano di più sono, in Italia, l’Autobianchi Primula, e, in casa propria, la Renault 4 Export, entrambe a trazione anteriore e con carrozzeria a due volumi dotata di portellone posteriore.

Tecnicamente valida, ma esteticamente... Rispetto alla Primula, la Renault 6 è semplicemente meno bella, ma tecnicamente beneficia dell’esperienza della Casa francese in fatto di trazione anteriore e, avvantaggiandosi anche del retrotreno a ruote indipendenti, risulta più facile da guidare. Rispetto alla Renault 4 invece essa ha decisamente meno carattere ed è forse troppo pretenziosa. Il motore, all’esordio è un 4 cilindri di 845 cm³ con 34 CV, derivato da quello della Renault Dauphine Gordini, il quale consente alla vettura, che a vuoto pesa 750 kg, di toccare i 120 km/h. Nel 1970, con la versione TL, più rifinita e dotata di un nuovo cambio e di freni anteriori a disco, viene introdotto anche un 4 cilindri di 1108 cm³ con 47 CV, derivato da quello della 8, che innalza la velocità massima a 135 km/h.

Restyling. Nel maggio del 1973 la Renault 6 beneficia di un restyling, che comporta fari anteriori non più rotondi, ma rettangolari, una nuova calandra in plastica grigia e paraurti di maggior spessore. La carriera di questo modello però si svolge sempre e comunque come comprimaria della Renault 4, dalla quale essa non riesce mai veramente a distinguersi. L’ultima Renault 6 costruita in Francia lascia la catena di montaggio nel 1980, ma la produzione prosegue fino al 1986, negli stabilimenti che la Renault ha allocato in Spagna, in Argentina, in Colombia e in Slovenia, totalizzando oltre 1.600.000 esemplari. Frutto di un progetto poco ardito, questa berlina, più utile che utilitaria, sarà presto dimenticata. La Renault nel frattempo ha lanciato un’altra utilitaria realmente innovativa: la 5, che ancora una volta ha fatto scuola. Quanto alla 6, sarà presto sostituita dalle più moderne 9 e 11.

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