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05 marzo 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

Riecco la Jensen, la nuova GT pronta nel 2016

Il marchio britannico Jensen sta per tornare (ancora una volta!) sul mercato. La Jensen International Automotive di Banbury, ha ricevuto da Jensen Cars Ltd l’incarico di progettare e sviluppare un nuovo modello che porti l’azienda a una nuova rinascita. La società incaricata non è però direttamente collegata al marchio ma è specializzata nel restauro delle vetture classiche e in versioni “ammodernate” della classica Interceptor (propone, infatti, la “R” con motore aspirato o sovralimentato e in versione coupé o convertibile). La vettura che dovrà realizzare, denominata Jensen GT, attualmente è in fase di progettazione, ma il suo design è definitivamente “congelato”.

Le sole due immagini rilasciate ufficialmente da Jensen International Automotive mostrano un modello in scala 1:1. Lo stile appare piuttosto neoclassico, assolutamente aderente ai canoni formali della Jensen Interceptor, il modello più famoso della storia aziendale: coupé fastback con motore anteriore in posizione centrale, due porte, volume posteriore compatto.

Il telaio è una classica struttura space-frame con sospensioni a doppi triangoli fronte e retro. L’impianto freni è animato da dischi AP Racing da 350 mm di diametro all’anteriore e 300 al posteriore. Le ruote sono in lega e hanno un diametro di 19” su entrambi gli assi, con elementi da 8” di canale all’anteriore e 10 al posteriore. La carrozzeria è un misto di alluminio, acciaio e fibra di carbonio.

Per la motorizzazione la nuova Jensen GT si affiderà a un'unità General Motors a 8 cilindri da 6,4 litri con compressore volumetrico (la potenza dichiarata è di oltre 650 CV, con un picco di massima superiore a 850 Nm), abbinato a un cambio semi-automatico a 6 marce o una trasmissione meccanica a 6 rapporti. La trazione, posteriore, dispone di Traction Control configurabile.

L’interno, confezionato con pelle e Alcantara, si potrà personalizzare a piacere attingendo a un ampio catalogo di personalizzazioni. Per l’area posteriore si potrà scegliere se allestire due posti o lasciare un piano d’appoggio per i bagagli. Si stima che la Jensen GT avrà un peso intorno a 1530 kg.

La Jensen Motors Ltd nacque nel 1931 sulle ceneri della WJ Smiths Ltd, azienda specializzata in carrozze. Richard e Alan Jensen convertirono il business alla produzione automobilistica con l’allestimento di carrozzerie su telai esistenti. La prima auto a marchio Jensen vide la luce solo nel 1937: la S-Type, una grande cabriolet con motore Ford V8 di 3,5 litri.

Dopo aver trascorso il periodo bellico producendo essenzialmente veicoli militari e anfibi, nella seconda metà degli anni 40 i fratelli Jensen ripresero la produzione automobilistica con la Jensen PW (Post War), prodotta dal 1946 al 1952.

La produzione era stata affiancata, fin dal 1950, dalla Interceptor, una coupé con carrozzeria leggera disegnato da Eric Neale, ex designer della Wolseley. Questi fu autore anche delle forme della Jensen 541, nata nel 1953 e prodotta con largo utilizzo di componentistica Austin (motore compreso) per riuscire a contenere il prezzo di vendita.

Fu in listino fino al 1962, anno in cui fu sostituita dalla CV8 con motore Chrysler 8 cilindri. Grazie al design aerodinamico e al generoso motore, la CV8 poteva raggiungere 130 miglia orarie, pari a 210 km/h. Complessivamente sono stati prodotti 350 esemplari e tra essi anche l’innovativa versione FF (Ferguson Formula, dal nome del progettista Harry Ferguson) con trazione integrale.

Dedita non solo alla produzione ma anche ai “servizi”, Jensen sfruttò l’ampia competenza nel settore della carrozzeria come produttore di carrozzerie per Sunbeam, Austin (A40 e Austin Healey 100) e Volvo (P1800).

Acquisita dal Norcross Group sul finire degli anni 50, Jensen presentò nel 1965 il modello più famoso della sua storia: la nuova Interceptor, completamente differente dal modello precedente, poteva contare sull’affascinante design della milanese Touring Superleggera. Le carrozzerie, inizialmente costruite in Italia dalla Vignale, furono in seguito prodotte in Inghilterra da Kelvin Way. Subito apprezzata dal pubblico, la Interceptor divenne Car of the Year nel 1966.

Dalla fine degli anni 60 iniziarono per l’azienda i problemi: la perdita delle commesse dalla Healey e dalla Volvo crearono i primi guai finanziari. Donald Healey, personaggio vitale e volitivo, non si perse d’animo e propose alla Jensen un nuovo modello da affiancare alla Interceptor, destinato al mercato americano. L’iniziativa si poneva sotto i più ottimistici auspici, al punto che il concessionario ufficiale Jensen della California, Kjell Qvale, decise di diventare azionista di maggioranza Jensen e nominò Healey Amministratore Delegato.

La Jensen Healey fu presentata nel 1972 ma non raggiunse mai il successo a causa del design poco felice e di un livello di qualità costruttiva alquanto scarso. Fu fatto un tentativo ulteriore nel 1973 con una versione aggiornata. Ma Healey, fortemente contrario, diede le dimissioni. Furono intraprese, così, una serie di azioni disperate: drastici tagli dei costi da un lato e nuove versioni della Interceptor dall’altro. Ma nel maggio del 1976 la Jensen andò in liquidazione.

Venduta alla Britcar Holdings, l’azienda fu smembrata in due nuovi soggetti: Jensen Special Products Limited e Jensen Parts and Service Limited. La prima si specializzò in progetti di ingegneria ma fallì dopo poco tempo. La seconda, invece, si dedicò al restauro e assistenza delle vetture Jensen nonché all’importazione di brand stranieri, riuscendo a ottenere un discreto successo. Nel 1982 un suo dipendente, Ian Orford, acquisì il diritto di sfruttamento del marchio Jensen, acquistò la Jensen Parts and Service Limited e la rinominò in Jensen Cars Limited. Decise, quindi, il ritorno alla produzione della Interceptor utilizzando componentistica originale.

La Interceptor MK4, pressoché identica all’originale, fu presentata al Salone di Birmingham del 1983. Motorizzata con un V8 Chrysler 5.9, costava 45.000 Sterline ma non ottenne il successo sperato e la produzione fu limitata a pochi esemplari.

Nel 1988 Orford cedette l’azienda alla Unicorn Holdings, che iniziò la progettazione della Interceptor MK5 ma l’operazione non portò a nulla di concreto e, anzi, il nuovo soggetto fu costretto alla chiusura. Il patrimonio Jensen (progetti, diritti, attrezzature, componentistica, ricambi…) passò allora all’imprenditore Martin Robey, un produttore di pezzi per Jaguar, che nel 1993 fondò la Martin Robey Sales Limited per la vendita di ricambi e produzione di alcune parti per le Jensen (attivo ancora oggi).

L’ultimo tentativo di risollevare il marchio partì nel 1998 con la Jensen S-V8 ad opera della Creative Group, prodotta dal 2001 al 2002 in poche unità. Avrà miglior fortuna la nuova GT?

Alvise-Marco Seno

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