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Ruoteclassiche di giugno celebra la Giulia!

La copertina di Ruoteclassiche di giugno anticipa un numero particolarmente ghiotto. A partire dall’Alfa Romeo Giulia, l’amatissima berlina a cui dedichiamo un servizio di 22 pagine per celebrare degnamente i sessant’anni dal lancio. E che dire della Porsche 911 Targa e della Renault 5 Turbo?

La macchina giusta, nel momento più sbagliato. Questa potrebbe essere la definizione più calzante per la “Regina” del numero di giugno. Era infatti il dicembre del 1929, poche settimane dopo l’inizio della più grave crisi economica della storia, quando alla radio venne annunciato l’arrivo della Cadillac più lussuosa e costosa: la V-16. Per la prima volta un sedici cilindri (nel caso specifico con una cubatura di 7,4 litri) veniva montato su un’automobile “di serie”, una scelta controcorrente, un esercizio di tecnica che intendeva ribadire la capacità della Casa nel produrre automobili esclusive. E infatti la V-16 poteva essere allestita secondo i desiderata dei facoltosi acquirenti, i quali avevano la possibilità di scegliere tra ben 70 tipi di carrozzeria. La produzione terminò alla vigilia della Seconda guerra mondiale, dopo 4076 esemplari costruiti, di cui 3251 ultimati nel 1930-1931. La “nostra” protagonista è una V-16 Roadster, con una storia particolare: nata come berlina… Ma non vogliamo svelarvi di più.

Scorbutica primadonna. La protagonista della rubrica “C’è pista per te” (inviateci le vostre preferenze all’indirizzo email lettoriinpista@ruoteclassiche.it) è davvero una peste: la Renault 5 Turbo. L’esemplare fa parte della collezione di Giorgio Paglini, titolare della G&G, azienda che raggruppa diverse concessionarie del marchio francese in provincia di Varese. A portarla sulla nostra pista di Vairano (PV) è Mauro Della Rossa, che cura il restauro e la manutenzione delle auto di Paglini. E il motivo della trasferta? Realizzare il sogno del lettore Edoardo Trevisan, appassionato 29enne del Biellese, impegnato nell’organizzazione di eventi dedicati alle storiche. Per Edoardo, che vanta una notevole esperienza di guida, è stata un’esperienza per certi versi sorprendente. “Me l’aspettavo più educata; quando il turbo entra in azione te ne accorgi dalla bella botta sulla schiena. Interviene non troppo in alto, verso i quattromila giri; il suono è fantastico, il fischio della turbina Garrett T3 dà molta emozione. Però è davvero faticosa e con i finestrini chiusi sembra di fare la sauna”.  

Una famiglia molto amata. Per festeggiare degnamente i 60 anni dell’Alfa Romeo Giulia, presentata alla stampa il 27 giugno del 1962 sul circuito di Monza, abbiamo portato sulla nostra pista di Vairano ben 8 versioni, una rappresentanza che racconta la storia della Giulia dal 1963 al 1975. E non potevamo che iniziare con la TI (serie 105.14): l’esemplare, immatricolato l’8 agosto del 1963, è uno degli ultimi costruiti nello storico stabilimento del Portello, prima che la catena di montaggio venisse spostata nel nuovo complesso di Arese. “Appartiene da sempre  alla stessa famiglia” racconta l’attuale proprietario, Giuseppe Dell’Orto, 73 anni, di Caponago (MB). E proseguiamo con una chicca: la TI Super (serie 105.16), telaio 595019, la “numero 1”, ossia la vettura impiegata per la presentazione ufficiale, ancora con targhe e documenti originali, sui quali campeggia il nome del primo intestatario: “Signora Alfa Romeo”. La carrellata continua con la Giulia 1300, mossa dal motore della Giulietta TI (AR00506), con la 1300 TI, finalmente dotata di un nuovo motore e del cambio a cinque marce, con la Super per finire con la Nuova Super. Senza dimenticare la Giulia Promiscua, creata grazie a un accordo con la polizia Stradale e la Società Autostrade.

Una fetta di cielo. La Porsche 911 Targa non ha bisogno di presentazioni: ha imposto sul mercato una nuova tipologia di carrozzeria per gli amanti della guida a cielo aperto: un tettuccio rigido asportabile e un massiccio rollbar per proteggere gli occupanti in caso di ribaltamento. Il nome? Ovviamente rimanda ai successi ottenuti dalla Casa alla Targa Florio. E questa versione accompagna l’evoluzione della 911 fin dal 1965, anno in cui debutta al Salone di Francoforte. Noi partiamo però da tempi più recenti, portando sulle pagine di Ruoteclassiche la 964, l’ultima vera Targa fedele all’impostazione d’origine prima di una lunga parentesi di Targa (dal 1996) con diverso trattamento del padiglione, e la 992, che nel 2014 segna il ritorno dell’amato rollbar centrale. Insomma, da leggere tutto d’un fiato.

Una folle corsa. E ci trasferiamo nell’America del Sud per seguire una gara davvero fuori dal comune: il Gran Premio Argentino de Baquets. Ma cos’è una Baquet? In linea generale è una vettura degli anni 20 o 30 spogliata di quanto non del tutto indispensabile per correre. Quindi rimangono l’autotelaio, il cofano, il cruscotto e pochi strumenti. A questa dotazione spartana si aggiungono i due sedili (i baquets appunto) e le ruote di scorta. Il termine deriva dall’inglese “bucket” (secchio) e si riferisce alla pratica di tagliare in senso diagonale un barile metallico in modo da ricavare due sezioni che, opportunamente imbottite, vengono impiegate come sedute per ospitare pilota e navigatore. Un percorso di 1800 km su strade sterrate della Cordigliera Argentina tra San Juan, Pampa de Leoncito, Mendoza, Malargue, Chos Malal e Neunquen. Una sfida che riporta all’era pionieristica dell’automobilismo sportivo.

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