Collana 120 anni Lancia: ecco il quarto volume - Ruoteclassiche
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02/05/2026 | di Fabrizio Greggio
Collana 120 anni Lancia: ecco il quarto volume
Gli anni 70 si aprono con la Beta, da cui derivano le versioni coupé, spider e HPE. Si passa alla Montecarlo, base per la Rally 037 e per i prototipi LC1 e LC2. In edicola al prezzo (rivista+allegato) di 11,90 euro
02/05/2026 | di Fabrizio Greggio

Con Ruoteclassiche di maggio prosegue il nostro viaggio alla scoperta della Lancia, con il quarto volume della collana per i 120 anni della Casa. Prendiamo le mosse dal 1972, anno in cui debutta la Beta, inedita berlina a due volumi, prima vettura sviluppata ex novo dopo l’acquisizione della Casa da parte della Fiat. L’anno successivo viene affiancata dalla Coupé, cui seguiranno la Spider e la HPE, originale shooting brake che coniuga sportività ed esigenze familiari. Nel 1975 l’interpretazione più estrema della gamma: la Beta Montecarlo, una due posti a motore posteriore-centrale, che sarà utilizzata come base per la Rally 037 e per le LC1 e LC2.

SFOGLIA LA GALLERY

Prima prova della Fiat

Al Salone di Torino del 1972 viene esposta la Beta, prima vettura nata da un foglio bianco dopo l’acquisizione del marchio da parte della Fiat. I motori del debutto sono dei quattro cilindri in linea di origine Fiat montati trasversalmente, con cilindrate 1.400 (90 CV), 1.600 (100 CV) e 1.800 (110 CV). Alla fine del 1974 il 1.400 lascia il posto al 1.300 da 82 CV. Nel 1975 arriva la seconda serie, che vede l’uscita di scena della Beta 1800, sostituita dalla versione 2000, forte di 119 CV; la terza serie, con motorizzazioni 1.600 e 2.000, è tenuta a battesimo al Salone di Francoforte del 1979; nel 1981 sarà sostituita dalla Trevi, berlina a tre volumi entrata in scena a primavera del 1980. La Beta viene declinata anche nelle versioni Coupé (1973), Spider (1974), HPE e Montecarlo, entrambe apparse nel 1975.

Rally e circuiti

La Montecarlo, sportiva a due posti secchi con motore 2.000 posto alle spalle dell’abitacolo, viene utilizzata come base per lo sviluppo della Rally 037, allestita in oltre 200 esemplari stradali per ottenere l’omologazione nel Gruppo B. La seconda utilizza la cellula centrale della Montecarlo Spider, alla quale vengono aggiunte due strutture tubolari (una anteriore e l’altra posteriore) per sorreggere la meccanica. Il motore, posteriore-centrale, è il due litri bialbero a 16 valvole della 131 Abarth, ma dotato di compressore volumetrico. Trionfa al Mondiale rally del 1983, battendo la temibile Audi a trazione integrale: sarà l’ultima vettura a due ruote motrici a conquistare l’ambito titolo. Sempre derivate dalla Montecarlo sono la Montecarlo Turbo, la Gruppo 5 che vince il Mondiale nel 1980 e nel 1981, e le LC1 e LC2, destinate a competere nel Mondiale Endurance: velocissime, ottengono risultati deludenti a causa della scarsa affidabilità.

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