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27 febbraio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Salone di Ginevra, nel 1968 la meteora Minimach

Ginevra, marzo 1968: nei meandri del Salon international de l'automobile, lontano dalle clamorose novità di quell'anno, tipo la Lamborghini Islero o la Mercedes-Benz 300 SEL 6.3, i visitatori (che sono già più di mezzo milione) avrebbero potuto imbattersi in una minuscola coupé di vetroresina, una di quelle macchine, magari non bellissime, ma che trasudano passione da qualsiasi angolo la si guardi. Trattasi di una Esap Minimach GT, una fin troppo libera interpretazione della Unipower GT, a sua volta basata sugli organi meccanici della Mini Cooper. Dunque una delle millemila sportive derivate dalla popolare trazione anteriore britannica. 

Cos'era la Esap? Acronimo di Equipaggiamenti Sportivi Auto Preparazione, sede in Mestre, a due passi da Venezia, era una società messa in piedi da Gianfranco Padoan, pilota e preparatore, tale Achille Vianello e Lino Coin, uno dei proprietari dell'omonima catena di grandi magazzini.

Come ci ricorda Jeroen Booij, autore del monumentale "Maximum Mini: The Definitive Book of Cars Based on the Original Mini", le vicende della Minimach furono così travagliate che posero fine a tutte le ambizioni dei tre fondatori: da un lato le difficoltà di omologazione (che non ottenne, peraltro), dall'altro la causa intentata dal proprietario della Unipower, vinta da quest'ultimo dopo una battaglia legale durata 14 anni, portarono la Esap a cessare l'attività prima di essere venduta e dunque ribattezzata Speedline. Padoan, comunque, fece in tempo a gareggiare con la sua Minimach alla Targa Florio e alla 1000 km di Monza del 1968. Della Minimach non si sentì più parlare fino al 2006, quando venne esposta alla fiera di Padova.

Carlo Di Giusto

 

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