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10 febbraio 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Siva, una meteora comparsa cinquant’anni fa

Sono trascorsi cinquant'anni. Nel 1967 a Lecce nasce una piccola casa automobilistica che, come accade a molti sogni, ha tante speranze e pochi fondi. È la Siva. L’anno prima, al Salone di Torino del 1966, il giovane Achille Candido,  titolare d'una concessionaria Ford nella città pugliese, si presenta con una cartella di disegni, da mostrare a Domenico Iseglio, ex designer della Bizzarrini e della Bertone, da pochi mesi fondatore della "Stile Italia".

Il soggetto è un’auto sportiva a due posti, con un motore posteriore e un baricentro basso. L'idea a Iseglio piace; nel frattempo Candido coinvolge altri tecnici di esperienza per la progettazione del telaio e la preparazione del motore e pone le basi per la nascita di una nuova impresa. Achille Candido propone l’idea alla Ford, per commercializzare il prodotto nella rete del marchio. La Ford accetta e così nasce la Siva, sigla di Società Italiana Vendita Automobili. L’acronimo richiama - casualmente - quello di un’altra Siva (la cui denominazione è in realtà Società Italiana Vetture Automobili), fondata a Milano nel 1906 da Silvio Barison.

Il programma di produzione, per essere quello di un marchio di auto sportive, non è da poco: si parla di costruire 300 auto nel 1969 e addirittura 500 auto nel 1970. I prototipi vengono presentati al Salone di Torino del 1967.Una volta che il sogno è messo su carta, occorrono i fondi. Inizialmente le trattative con le banche sembrano andare bene anche perché l’auto, a cui viene dato simbolicamente il nome Sirio, quello della stella più luminosa, riscuote successo e vengono prenotati molti esemplari. Un coupé leggero e veloce, ma anche robusto e sicuro: canna dello sterzo con snodi, motore posteriore centrale, maniglie degli sportelli a pulsante e non a leva.

Il 1968 inizia così con l’entusiasmo alle stelle: si perfezionano i prototipi e si individua un sito per lo stabilimento dove nasceranno le  nuove auto. Ma tutto, com'era nato velocemente, finisce altrettanto velocemente. All’improvviso si ritirano gli istituti di credito. Senza fondi non si può produrre niente, soprattutto nel settore automobilistico. La Siva chiude appena due anni dopo la sua fondazione, nel 1969. A distanza di cinquant’anni questa storia sembra il ricordo di un sogno. O forse la Siva è solo una delle tante imprese mancate nel Sud: imprese che avrebbero potuto produrre lavoro, ricavi, sviluppo. Ma non è andata così.

Elisa Latella

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