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Su e giù per le colline di Stoccarda con l’ali di gabbiano

Per i tedeschi è Flügentüren (porte volanti), per gli inglesi è Gullwing (ali di gabbiano), per i cugini d’Oltralpe è Papillon (farfalla). In qualsiasi parte del mondo si trovi, la Mercedes “W198/I”, meglio conosciuta come 300 SL (a proposito, compie 70 anni tondi tondi, auguri!), si conquista soprannomi di fantasia derivanti dall’aspetto che la granturismo assume quando le famose portiere di alluminio (incernierate in alto) sono aperte. Per festeggiare degnamente un anniversario così importante, abbiamo accolto con entusiasmo l’invito della sezione Oldtimer della Casa della Stella a tre punte di guidarne una su e giù per colline di Stoccarda.

Linea affusolata per correre. Ma facciamo un passo indietro e torniamo al momento della genesi di questa straordinaria auto. Il motore deriva da quello della 300 di serie; nel 1952 i tecnici di Stoccarda ci allestiscono attorno un telaio a traliccio e una carrozzeria particolarmente affusolata per correre. Il bolide si farà onore in gare massacranti come la 24 Ore di Le Mans e la Carrera Panamericana. A questo punto entra in gioco Max Hoffmann, mitico importatore negli Usa delle più belle sportive europee. Quando Hoffmann presenta un ordine di ben mille esemplari della SL, incrocia la volontà della Casa di metterla in regolare produzione. Il prototipo che gira i vari Saloni verrà ulteriormente “addolcito” e migliorato nelle finiture, col motore che per la prima volta nella storia dell’auto adotterà l’iniezione meccanica diretta, sviluppata in collaborazione con la Bosch. Il sistema prevede che la benzina venga spruzzata, appunto, direttamente nel cilindro, a tutto vantaggio della potenza e della coppia.

Tutti la vogliono. Una volta presentata, l’effetto scenico delle portiere ad ali di gabbiano seduce tutti: Sophia Loren e Martin Carol la scelgono per prendere parte al Rally del Cinema, mentre sia Zsa Zsa Gabor sia Herbert von Karajan la prenotano grigia, con interni di pelle Connolly nera. Gregory Peck, affezionato alla Stella a tre punte, la alterna a una berlina 300. La produzione terminerà tre anni più tardi, con ben 1.400 esemplari venduti, poi sostituita dalla Roadster (prodotta fino al 1963 in 1.858 pezzi). Tutto in quest’auto ha un che di romantico, legato ai tempi eroici delle corse. A partire dal modo di accomodarsi a bordo, tutt’altro che semplice, ma da piloti veri: si allunga la gamba destra nell’abitacolo, ci si siede sul vano porta e ci si lascia scivolare sul sedile, tirando dentro la gamba sinistra. In questo caso è di grande aiuto la possibilità di abbassare il volante (grazie a una leva cromata di sgancio sul piantone) che facilita l’accessibilità.

Rosso corsa, ma è tedesca. Uno stupendo esemplare rosso vivo con interno nero ci attende davanti all’entrata del Museo della Stella a tre punte in Mercedesstrasse. Il contachilometri segna solamente 28 mila km, la vettura sembra non sia mai stata restaurata, ma soltanto velata di vernice una ventina di anni fa. Rimaniamo a bocca aperta per le condizioni strepitose del mezzo, mentre uno dei meccanici del Classic Center di Fellbach ci spiega velocemente come si mette in moto, poi quando capisce che la SL la conosciamo abbastanza bene, ci lascia a tu per tu con il gioiello.

Un invito ad andare forte. Il motore si avvia con un suono cupo e potente, ma non sguaiato. Acceleratore, freno, frizione e cambio sono dolcissimi da azionare, così come lo sterzo. Pronti, via: ci dirigiamo fuori città, verso le colline che offrono un suggestivo panorama fatto di verde e di vigneti. Il sei cilindri, quando è in coppia, ha un suono molto melodico, dobbiamo ogni tanto fare lo slalom tra molti curiosi e appassionati che vorrebbero sbarrarci la strada per un selfie. Se le code ai semafori costringono a una marcia a passo d’uomo, la SL non borbotta mai, grazie al perfetto funzionamento dell’iniezione (la meticolosa messa a punto è stato appena effettuata).

Da guidare? Fantastica. Dirigendoci verso l’AutoBahn, abbiamo la possibilità di affondare il pedale del gas. La ripresa in quarta è a dir poco garibaldina, tanta è la coppia a disposizione. Quando la strada è un tappeto da biliardo, la tenuta è ottima, mentre quando si affrontano le rampe che porte in cima alle colline, ecco il famigerato “saltellamento” del retrotreno, accusato dagli utenti negli anni 50. Ma che importa, maciniamo km con un divertimento e una sicurezza di guida unici. Peccato che l’ora di pranzo arrivi in un battibaleno. Riparcheggiamo la 300 SL davanti al Museo, dopo aver fatto un pieno di emozioni. Negli anni 50 era l’auto perfetta, mentre oggi è l’auto dei sogni.

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