Diritto all'oblio
14 agosto 2018 | di Marco Visani

Talbot Solara, non proprio “freschissima”

Faire du nouveau avec du vieux, dicono i francesi: riciclare qualcosa di vecchio presentandolo come nuovo. Nel caso della Talbot il nuovo è la Solara, presentata ad aprile 1980; il vecchio, la 1510 di cui è a tutti gli effetti la versione a tre volumi. In senso stretto, la 1510 vecchia non lo è affatto, visto che è stata presentata sette mesi prima. Ma siccome, a sua volta, altro non è se non un timido restyling della precedente 1307/8/9, classe 1975, non si può nemmeno catalogare come "freschissima".

Ritorno al classico. Ci sono due questioni, intorno all’operazione Solara: all’alba degli Anni 80 le berline "aerodinamiche" a due volumi stanno passando di moda e il pubblico sta riscoprendo le tre volumi. E c’è appena stato (a luglio 1979) il passaggio della Simca dalla Chysler al Gruppo PSA, che ha avuto la malaugurata idea di cambiarle il nome in Talbot. Nulla di meglio, per presentare ai mercati questa nuova - strana - operazione, che proporre una berlina classica, realizzata con pochi mezzi. Che dovrà chiamarsi 1620 salvo che in Gran Bretagna, dove sarà la Talbot Savoie. Dopo che sono stati già stampati i libretti di uso e manutenzione, un mese prima del lancio arriva il contrordine: si chiamerà Solara, e dappertutto.

La migliore. Nel corso della sua Prova su strada della più economica 1.3 LS pubblicata a settembre 1980 Quattroruote (che pochi mesi prima non aveva lesinato critiche all’aspetto banale della 1510) giudica molto positivamente la Solara: somiglia un po’ alle Audi, scrive, ed è forse la più riuscita trasformazione di una due in tre volumi. Anche la capacità di carico è in netto progresso: da 300 a 370 litri. Coda a parte, la Solara è identica alla 1510, eccezion fatta per il logo T di Talbot al centro della mascherina, che a partire dal modello 1981 sarà esteso alla 1510. La gamma ricalca quella della sorella a due volumi: motori ad aste e bilancieri (con il caratteristico rumore di punterie tipico dei quattro cilindri Simca) in tre varianti: 1294 cm³ da 68 CV, 1442 cm³ da 85 CV, 1592 cm³ da 88 CV, quest’ultimo abbinabile a cambi manuali a quattro o cinque marce oppure automatico. Quattro gli allestimenti: LS, GL, GLS, SX.

Un ingrato destino. Se inizialmente la 1510 continua a rappresentare il 40% delle vendite, poco a poco si eclissa e nel febbraio 1983 viene tolta di listino. La Solara, travolta dal destino della marca cui appartiene e dagli scioperi che cercano (invano) di scongiurarne la chiusura, si vende con il contagocce. Nel 1984 ne vengono consegnati in Italia appena 1.400 esemplari, contro i 110.700 della Fiat Regata, la più venduta nella categoria. L’anno seguente, nonostante tutto, arriva un leggero restyling: calandra e parti inferiori dei paraurti in tinta vettura, diversi cerchi (gli stessi delle ultime Horizon), abolizione delle cromature. Volante, devioluci e (sulla SX) computer di bordo sono di origine Peugeot. Sospesa la produzione a Poissy, in Francia, per far posto a quella della Peugeot 309, la Solara viene costruita per alcun mesi a Madrid. Nel 1986 è venduta in Italia con il solo motore 1.3, in meno di trenta unità. Quando, a gennaio 1987, la Talbot scompare dai listini nessuno nemmeno se ne accorge.

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