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27 agosto 2014 | di Redazione Ruoteclassiche

The Hollywood Job

In molti casi, buona parte della notorietà di un'auto passa per interpretazioni e ruoli sotto le macchine da presa. Così Hollywood, il cinema in generale e la TV hanno condizionato il gusto e le scelte degli appassionati di auto.

Hollywood crea le star, ma la stessa cosa si potrebbe dire per le auto. Sembrerebbe proprio così se pensiamo ad alcuni modelli hanno colpito l’immaginario collettivo, trasformandosi fino al privilegiato status di icona. Sarebbe diventata tanto famosa l’Alfa Duetto, senza il ruolo da coprotagonista ne “Il Laureato”? I casi dove è lecito pensare che alcuni film e serie TV abbiano fatto più di molti budget milionari di pubblicità sono numerosi e in alcuni casi, come nelle serie TV Supercar e The Dukes of Hazzard, l’auto ha addirittura superato per notorietà gli attori in carne ossa.

La Ford Thunderbird di Thelma & Louise piuttosto che la Testarossa bianca di Don Johnson in Miami Vice, per non parlare delle Aston Martin di James Bond piuttosto che della Ferrari 308 in Magnum P.I., oppure la Lancia Aurelia B24S di Vittorio Gassman ne “Il Sorpasso” sono alcuni degli esempi più noti. Grazie a loro le classiche d’autore sono diventate anche una potente arma di marketing utilizzata dai vari brand per vendere auto contemporanee, puntando sull’allure di auto-icona del passato prossimo o remoto e su partecipazioni a nuove pellicole. E ogni generazione viene influenzata in modo più o meno diretto dalle auto che vede nei film. I giovani di oggi, acquirenti di classiche del futuro, probabilmente ricorderanno la Toyota Supra di Fast & Furious più di molte altre auto sportive.

Auto del passato come le Aston Martin o come il Maggiolino Volkswagen sono più conosciute e ricordate grazie ai film che non ai loro meriti tecnologici o sportivi. Il marchio Lotus, tanto caro agli smanettoni da pista e ai fanatici dei telai di Colin Chapman, è ricordato sorprendentemente da una moltitudine di persone per la comparsata della Esprit SE in Pretty Woman, guidata da un Richard Gere in gran forma, piuttosto che in Basic Instinct, o in 007-La spia che mi amava. La partecipazione a film può allargare la base del target e la notorietà anche fuori dagli stretti ambiti degli appassionati.

E poi, fattore non calcolato fino al secolo scorso, oggi c’è l’effetto moltiplicatore del web a consolidare l’immagine di un modello, con la diffusione pervasiva di siti, forum specializzati e dei social network dove appassionati di motori o di cinema aggiungono informazioni, foto, poster e memorabilia sulle loro auto preferite e relative interpretazioni. Basta digitare “road movie” su YouTube per ottenere in risposta oltre 21 milioni di risultati, mente si sale a 33 milioni cercando “movie car” e si scende ad un pur sempre rispettabile 300.000 visualizzazioni cercando “movie car chase”, ovvero, i famosi inseguimenti, come quelli di Bullit con la Mustang guidata da Steve McQueen.

In alcuni casi il successo di una serie ha fatto conoscere modelli che in Europa sarebbero state confinati ad una nicchia: vedi il caso della Dodge Charger “Generale Lee” di The Dukes of Hazard, serie dove peraltro recitava anche la Jeep bianca di Daisy Duke soprannominata “Dixie”, che a dire il vero faceva impazzire telespettatori non solo per roll-bar e cerchi in lega. Si narra che durante la produzione della serie TV di Dodge Charger ne furono usate oltre trecento, tra inseguimenti, salti e trampolini improbabili. Ricercando informazioni su Google del resto vengono fuori oltre 30 milioni di risultati. Tra cui un rivenditore di Sesto San Giovanni che vende una replica del “Generale Lee”con tanto di clacson con “trombe e inno sudista” a circa 58.000 euro.

Talvolta bastano delle comparsate per ridare notorietà ad un modello: pochi mesi fa si trovava in vendita online anche la Peugeot 504 marroncino utilizzata da Niki Lauda in Rush. Evidentemente un’occasione propizia per valorizzare un’auto molto affidabile ma classificabile tra “i tipi” piuttosto che tra le pure bellezze. E sempre parlando di film basta pensare a Ritorno al Futuro per ricordare come a volte Hollywood conti molto più di una Casa automobilistica: l’esempio è quello della De Lorean DMC 12 di Michael J Fox, passata dal dimenticatoio motoristico alle stelle in un amen.

Vengono in mente ancora tra gli altri “Duel”, debutto di Steven Spielberg con una Plymouth e un automobilista sotto pressione. E “Vanishing Point” con una Dodge Challenger che non si ferma mai. O ancora “Christine la macchina infernale” con una fascinosa e lucidissima Plymouth Fury. Siti, pagine Facebook e video sparsi in rete testimoniano di un coinvolgimento e di un “condizionamento” che sembrano non finire mai.

Certo, per diventare famosa e credibile l’auto che recita nel film deve essere adatta al ruolo al di là di quanto possano influenzare le scelte gli specialisti in product placement ed evitare situazioni troppo “sfacciate”. Come ben sanno gli appassionati di Miami Vice: nella prima serie il detective Sonny Crocket, alias Don Johnson, guidava una Ferrari Daytona tutta nera; peccato fosse un falso costruito con apposito kit su base Corvette. Mezzo “di servizio” prontamente sostituito poi con una fiammante Testarossa bianca, questa con cavallino originale al 100%, a partire dalla seconda serie, proprio quando il successo della serie tv accolta tiepidamente agli esordi divenne invece acclarato. In Trasformers, ad esempio, sono utilizzate tutte auto del gruppo GM e guarda caso il regista ha firmato molti spot per il costruttore americano proiettati anche in occasione del Superbowl. A proposito, è di queste ore la notizia che la nuova Peugeot 308 reciterà nel prossimo film di Luc Besson “Lucy”. Diventerà famosa?
(Luca Pezzoni)

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