Auto
11 dicembre 2006 | di Redazione Ruoteclassiche

UN “PEZZO” DI PLASTICA

Queste grosse GT in vetroresina sono una vera rarità al di fuori della Gran Bretagna. Un collezionista bolognese ne è rimasto folgorato, tanto da acquistarne una sebbene avesse bisogno di un restauro. Motore di 4 litri, poca la potenza (131 CV), ma tanta grintasportiva

Fabrizio Goldoni, di Bologna, per questa Jensen "541" ha davvero fatto pazzie, come rinunciare alla sua Mercedes "190 SL". Inoltre, l’esemplare non era neppure in splendida forma: seppure non vi fosse traccia di corrosione grazie al corpo vettura in vetroresina, la meccanica aveva bisogno di un bel tagliando, gli interni erano un po' vissuti, le guarnizioni erano cotte dagli anni e alcuni particolari mancavano all'appello.

Dettagli del tutto trascurabili per Goldoni, che ormai aveva deciso che la "541" doveva essere sua (ne esiste solo un altro esemplare in Italia). Il rombo pieno e profondo del motore fa immaginare una cattiveria che, in realtà, non c'è: il sei cilindri in linea di 4 litri, di derivazione Austin, eroga solo 131 CV a 3700 giri/min. Il cambio, quattro marce più overdrive, si rivela anch'esso poco sportivo. I freni sono a tamburo a comando idraulico e, grazie al peso della vettura contenuto entro i 1220 kg, se la cavano.

L'abitacolo piuttosto comodo nonostante l'invadente presenza degli organi di trasmissione, insieme all'assetto abbastanza morbido delle sospensioni, invita a guidare godendosi il rumore aggressivo che proviene dallo scarico e che sembra quasi non appartenere alla Jensen, come se fosse una colonna sonora che rende più intrigante la guida di un'auto che, altrimenti, di sportivo ha ben poco. Si sta seduti piuttosto infossati, avvolti da un padiglione che limita parecchio la visibilità in tutte le direzioni e rende l’abitacolo abbastanza claustrofobico.

Fabrizio Goldoni ha preferito rendere un po' più sportivo l'aspetto della sua "541" e l'ha lasciata di proposito priva di paraurti e di coppe ruota. La nota dolente della Jensen è il gran calore che invade l'abitacolo. Il cambio è enorme e tutto in ghisa e non c'è materiale isolante attorno al tunnel. Il risultato è che si sta seduti appoggiati a una stufa e d’estate aprire i piccoli finestrini serve a poco. Racconta Fabrizio: "Dopo un po' di chilometri devi stare attento ai cambi marcia; puoi toccare solo il pomello della leva, perché l'asta d’acciaio diventa rovente".

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