A vent’anni dalla sua presentazione, la GT resta uno dei progetti più emblematici e audaci della produzione Opel dei primi anni 2000. Svelata in anteprima mondiale il 2 marzo 2006 al 76° Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra, la sportiva segnò il ritorno di una denominazione storica e radicata nell’immaginario degli appassionati. Un ritorno che non fu una semplice operazione nostalgica, ma una rilettura moderna di un concetto sportivo che la casa di Rüsselsheim aveva inaugurato alla fine degli anni 60.
Una nuova filosofia sportiva
A differenza del modello originale, lanciato nel 1968 come elegante coupé a due porte, la reinterpretazione del XXI secolo della Opel GT si presentava come una spider compatta e filante, progettata per esaltare il piacere di guida. La scelta della trazione posteriore, l’adozione di un 2.0 litri turbo benzina da 264 CV e un design caratterizzato da proporzioni aggressive e superfici tese rendevano chiara la filosofia del progetto: non si trattava di una sportiva convenzionale né di un modello pensato per fare grandi numeri, bensì di una vettura emozionale, capace di rafforzare l’immagine dinamica del marchio e di riaffermarne la competenza tecnica in un segmento, allora, molto competitivo.
Uno sguardo al passato, per il futuro
La GT del 2006, erede della Opel/Vauxhall Speedster, aveva dunque l’obiettivo di reinterpretare uno dei nomi più noti della Casa tedesca, coniugando tradizione e modernità. Un’operazione che, fin dal debutto, seppe attirare l’attenzione della stampa e del pubblico, anticipando un percorso che avrebbe trovato conferma anche nei riconoscimenti internazionali ottenuti nei mesi successivi alla commercializzazione.
