Personaggi
05 January 2019 | di Alvise-Marco Seno

Vincenzo Florio, 60 anni fa l’addio al re della “cursa”

Sessant’anni moriva Vincenzo Florio, il papà della Targa Florio, la mitica “cursa” siciliana che ancora oggi infiamma il cuore degli appassionati di tutto il mondo.

Il 6 gennaio del 1959 si spegneva l’inventore della Targa Florio. Il discendente di una delle più ricche famiglie siciliane avrebbe dovuto pensare all’impero economico familiare. Invece non volle mai occuparsi delle molteplici attività della dinastia cui apparteneva ma dedicarsi a creare e perpetuare il mito di una delle più importanti competizioni della storia dell’automobile.

Un imprenditore controcorrente. Vincenzo Florio nacque il 18 marzo 1883, ultimo dei cinque fratelli concepiti da Ignazio Florio Senior e Giovanna D’Ondes Trigona, esponenti di una delle più ricche famiglie della Sicilia e dell’Italia intera, titolari di un impero economico e di una fortuna colossali, costruiti in oltre un secolo di storia fin dal loro arrivo, sul finire del ‘700 dalla vicina Calabria. Vincenzo Junior era cresciuto alimentando un fervore irrefrenabile per le automobili e per le arti in generale, interessi invero in grave conflitto con le attività imprenditoriali di famiglia cui tutti i parenti lo volevano destinare (e che furono affidate al fratello Ignazio Junior, il quale seppe applicarvi ampio talento imprenditoriale nonostante la difficile situazione economico politica dello Stivale all’alba dell’Unità d’Italia e con l’approssimarsi della prima Guerra Mondiale).

I viaggi all’estero. Nel 1898 il giovane Vincenzo mosse i primi passi nel neonato universo automobilistico facendosi regalare un triciclo a motore De Dion-Bouton. Poco dopo si trasferì prima a Parigi poi a Londra per continuare a coltivare i suoi interessi in un ambiente in grande fermento. Questo slancio verso il culto e l’esercizio del bello incoraggiavano lo sviluppo e la pratica di attività che portassero la Sicilia al centro del mondo. E in questo febbrile vivere ogni istante la Palermo del primo Novecento il colto, vulcanico e irrefrenabile Vincenzo decise di fare il salto di qualità e dedicarsi all’organizzazione di competizioni automobilistiche.

La prima gara. Prendendo spunto dalla Coppa Brescia, che si volgeva fin dal 1900 in quello che era già diventato il centro del mondo per gli appassionati delle rombanti carrozze a motore (ormai assurte al rango di “automobili”), Vincenzo Florio diede vita alla sua prima corsa: la Palermo-Monreale, si tenne qualche giorno prima dell’inizio di primavera 1904 e fu vinta da una Fiat 24 HP. Un inizio promettente per il ventunenne rampollo siciliano, che in sé, però, aveva obiettivi ben più ambiziosi: sognava, infatti, di organizzare una grande competizione internazionale per fare della Sicilia un polo d’attrazione che attirasse turisti da tutto il mondo. Incoraggiato da Henri Desgrange, editore della rivista L’Auto e animatore del Tour de France automobilistico, Vincenzo Florio iniziò ad organizzare il suo grande evento scegliendo un percorso che si articolavanell’entroterra palermitano, lungo le difficili ed eufemisticamente tortuose strade della provincia, classificabili a malapena come mulattiere, e con traguardo posizionato presso la stazione ferroviaria di Cerda.

Targa Florio, si parte. Il 6 maggio 1906, in un’atmosfera di grande festa, iniziava l’avventura della grande competizione nel territorio delle Madonie, fuori Palermo: tre giri per complessivi 446 chilometri e 10 partecipanti sancivano la Nascita della targa Florio. Vinse il torinese Alessandro Cagno a bordo di una Itala; per l’immagine della Sicilia un vero e proprio trionfo. L’anno successivo, il 22 aprile, la Targa Florio celebrò la sua seconda edizione. I partecipanti salirono già a oltre quaranta, confermando così la formula sportiva e il successo dell’anno precedente. Vinsero Felice Nazzaro e Vincenzo Lancia con una Fiat, percorrendo il tracciato con un tempo inferiore di un’ora e quattordici minuti rispetto alla prestazione di Cagno dell’anno prima. La terza edizione andò a Vincenzo Trucco su Isotta Fraschini e la quarta, disputatasi comunque, anche se in forma ridotta a causa del rovinoso terremoto di Messina del dicembre 1908, a Vincenzo Ciuppa a bordo di una Spa.

La crisi e la ripresa. Le edizioni successive si svolsero nel triste scenario del disfacimento dell’impero economico dei Florio. Vincenzo fu colpito da una serie di gravi lutti che, tuttavia, non fiaccarono le sue energie nell’organizzazione della corsa, costantemente in crescita e con il continuo avvicendarsi di nuovi competitor (marchi e piloti) che avrebbero contribuito ad accrescerne il mito: tra questi l’Alfa Romeo ed Enzo Ferrari, prima come pilota, poi come manager.

Alfa e Mercedes scaldano i motori. Superato il grigio periodo della Prima guerra mondiale, la gara continuò il suo sviluppo. Entrò in competizione anche la Mercedes e si assistette alla forte crescita del Biscione, che già nel ’21 iscrisse ben 4 vetture e che nel’23 registrò la comparsa di un grande e ben augurante quadrifoglio verde verniciato sulla carrozzeria della RL di Ugo Sivocci. Fu una decisione che, divenuta ufficiale per tutte le auto da corsa dell’azienda, contribuì a rafforzare e a potenziare il mito dell’Alfa. Ma nelle edizioni successive gli impavidi cavalieri del volante che osarono cimentarsi con il tracciato delle Madonie dovettero trovare grande opposizione da parte del marchio Bugatti, che in poco tempo divenne uno degli assoluti dominatori della corsa. L’epica sfida tra il Biscione, il Tridente e il Ferro di cavallo, con una netta superiorità dell’azienda milanese, continuò fino alla seconda metà degli Anni ’30, quando la tambureggiante propaganda fascista distolse gran parte dell’interesse sportivo verso la corsa, ed anzi lo stesso Vincenzo Florio decise di trasferirsi a Roma in attesa di tempi migliori.

Gli scenari di una corsa che entrerà nella leggenda. La corsa abbandonò la formula classica per trasformarsi in una competizione più semplice, finanche banale rispetto alle epiche sfide del trentennio precedente. Si svolgeva, infatti, a Palermo, nel circuito del Parco della Favorita (5,7 chilometri). Ritornò ai suoi fasti, e all’affascinante circuito delle Madonie, solo dopo la conclusione del conflitto. Il 3 aprile del 1948 oltre ottanta vetture e l’inizio dell’epopea Ferrari davano l’avvio a una nuova fase storica della Targa Florio. Vinse la Ferrari 166 guidata dalla coppia Biondetti -Troubetzkoy. La Casa di Maranello bissò il successo l’anno dopo ma nei primi Anni ’50, dopo l’Alfa Romeo e la Frazer Nash, il Libro d’oro della corsa registrò ben tre successi consecutivi della Lancia: ’52 (Felice Bonetto con la B20), ’53 (Umberto Maglioli con la D20) e ’54 (Piero Taruffi con la D24).

Alfa e Mercedes, la sfida infinita. Il 1955 fu l’anno della tragedia di Le Mans: a fine anno la Mercedes si sarebbe ritirata dalle corse ma, prima, la Casa di Stoccarda avrebbe fatto un ultimo tentativo per cercare di battere la Ferrari. Stirling Moss, Peter Collins, John Fitch e Juan Manuel Fangio potevano contare, per le loro 300 SLR, su uno squadrone di meccanici assolutamente d’eccezione. I piloti percorsero oltre 16.500 chilometri di test lungo il tracciato (tredici giri del percorso per un totale di 933 chilometri) utilizzando, per la prima volta, le comunicazioni via radio per dare modo ai piloti di conoscere le loro posizioni in tempo reale. Trionfarono Moss e Collins, la Mercedes vinse il Mondiale Marche per vetture Sport. E si ritirò.

Anche la Porsche sbarca in Sicilia. L’ anno successivo un altro costruttore tedesco iniziò a legare il suo nome al mito della Targa Florio: Porsche aggiunse un importante peso al suo DNA sportivo andando a cogliere il suo primo successo nelle Madonie con la 550 RS e animando una meravigliosa serie di duelli con la Ferrari, in un grandioso gioco di alternanza tra il piccolo costruttore di Maranello contro il sempre più grande e forte rivale tedesco.

L’addio a Vincenzo. Il 6 gennaio 1959, nella lontana Epernay, si spegneva Vincenzo Florio. Un uomo di grande sensibilità aveva per tutta la vita trascurato i gravosi impegni famigliari e si era dedicato, anima e corpo, solo a quello che gli piaceva. Ed era riuscito a creare una delle corse più affascinanti della storia dell’automobile.Porsche vinse l’edizione del 1959 e del ’60, Ferrari il ’61 e il ’62; ancora Porsche il ’63 e il ’64, Ferrari (grazie all’idolo di casa Nino Vaccarella e a Lorenzo Bandini), il ’65. Poi fu nuovamente il dominio della Porsche (si inserì la Chaparral nel ’67 con un ottimo quarto posto) fino al ’71, anno in cui ritornò a vincere l’Alfa Romeo con la 33. Dopo l’edizione del ’73 la Targa Florio fu eliminata dal Mondiale Costruttori e nel 1977, seguendo un triste destino che la sembrò accomunare alla Mille Miglia, un tragico incidente portò alla sua sospensione e trasformazione. Nel ’78, infatti si corse il “Rally Targa Florio”.

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