Auto
24 April 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Volvo P1800: la bella coupé che parlava svedese (Parte I)

La Volvo P1800 è una delle più affascinanti vetture mai prodotte dalla Casa svedese. Presentata nel 1961, si avvalse della collaborazione dello stilista italiano Pietro Frua. L’elegante coupé era basata sulla meccanica collaudata della berlina Volvo 122 “Amazon” e divenne celebre per l’apparizione, al fianco di Roger Moore, nel telefilm “Il Santo”.

Veniva dal freddo, ma aveva un’anima latina la Volvo P1800 e, a sessant’anni dal suo debutto, la bella svedese continua ad ammaliare gli appassionati con le sue linee raffinate e sensuali.
Il progetto per la nuova coupé venne avviato nel 1957, quando la Volvo decise di riproporre una sportiva per competere nel segmento medio alto in Europa e negli Stati Uniti. Questa volta gli svedesi facevano sul serio: il precedente tentativo, la P1900, con sole 68 auto vendute si rivelò un flop completo. La dirigenza insistette che la vettura fosse affidata ad un designer italiano, già all’epoca il “Made in Italy” rappresentava una garanzia in termini di stile e buon gusto. Il progetto venne portato a termine con la preziosa collaborazione di Pietro Frua, ma soltanto nel 2009 è emerso che il vero padre della P1800 è Pelle Petterson.
A capo del progetto vi era Helmer Petterson, che negli anni '40 era responsabile della Volvo PV444. Pelle, il figlio di Petterson definì lo stile della futura P1800 sotto la guida del designer italiano Pietro Frua, già collaboratore della prestigiosa carrozzeria Ghia. Frua, tra l’autunno del 1957 e i primi mesi del 1958 presentò tre prototipi, indicati rispettivamente come P958-X1, P958-X2 e P958-X3.

Il diktat di Wolfsburg. Nel dicembre 1957 Helmer Petterson guidò il primo prototipo della P1800, la X1, a Osnabrück in Germania presso la sede della Carrozzeria Karmann. Petterson, contando sulla precedente collaborazione tra l’azienda tedesca e la Ghia, sperava che la Karmann avrebbe preso in carico la messa a punto e la produzione in serie della P1800. Dopo aver definito gli ultimi dettagli, i tecnici della Karmann si misero al lavoro al fine di garantire la commercializzazione della nuova Volvo nel dicembre 1958. Ma già nel mese di febbraio, la Volkswagen, il cliente più importante della Karmann, proibì all’azienda di prendere in carico il lavoro. A Wolfsburg temevano che la P1800 avrebbe fatto concorrenza alle loro auto, e minacciarono di annullare tutti i contratti con la Karmann se avessero prodotto questa vettura. A malincuore, la Karmann fu costretta ad abbandonare il progetto.

Verso la produzione. Volvo si rivolse ad altre aziende tedesche: NSU, Drautz e Hanomag, ma nessuna di queste venne scelta perché Volvo non credeva che soddisfacessero i suoi standard qualitativi.
L’idea di mettere in produzione la P1800 sembrava svanire. Questa situazione spinse Petterson a chiedere dei prestiti a due società finanziarie con l'intenzione di comprare i componenti direttamente da Volvo e commercializzare l'auto a suo nome. Volvo, tuttavia, non aveva fatto alcuna menzione della P1800 e l’azienda non avrebbe avuto alcuna rivalsa. Poi in un comunicato stampa è emersa una foto dell'auto, che obbligò la Volvo a riconoscere l’esistenza della P1800.
La Casa svedese rinnovò i suoi sforzi: l'auto definitiva venne presentata al pubblico al Salone di Bruxelles nel gennaio 1960. Volvo si rivolse alla Jensen Motors, un marchio inglese le cui linee di produzione erano poco sfruttate. L’alleanza anglo-svedese venne ufficializzata poco dopo con un contratto per la produzione di 10.000 vetture. Per stampare i lamierati della P1800, la Jensen subappaltò lo stabilimento Pressed Steel di Linwood, Scozia. Le scocche erano trasportate su rotaia fino a West Bromwich, in Inghilterra, dove erano assemblate dalla Jensen. Nel settembre 1960, la prima Volvo P1800 lasciò lo stabilimento mentre la commercializzazione venne avviata nel 1961, suscitando un grande clamore tra il pubblico.

La tecnica. Il motore della P1800 era il “B18” da 1.800 cc di cilindrata con alimentazione a doppio carburatore SU, lo stesso utilizzato sulla berlina Volvo 122 Amazon, ma capace di erogare 100 CV. Il propulsore era accoppiato ad un nuovo e più robusto cambio manuale a quattro marce “M40”.
Dal 1963 al 1972, venne proposto anche il cambio M41 con overdrive elettrico. Questo dispositivo si comportava come una quinta marcia: abbassava i regimi di rotazione a tutto vantaggio dei consumi. Gli esemplari senza overdrive avevano un differenziale con un rapporto più basso, che a sua volta garantiva una velocità massima superiore: 193 km/h contro 177 km/h.

Il ritorno in patria. Durante la produzione, Jensen faticò a mantenere gli standard qualitativi richiesti e ciò portò ad anticipare la fine del contratto tra le due Case automobilistiche. Nel 1963, dopo aver prodotto circa 6.000 vetture, le linee della P1800 vennero ricollocate presso lo stabilimento Volvo di Lundby a Göteborg. In occasione del trasferimento, il nome dell'auto fu cambiato in 1800S (dove la S indicava il Paese di provenienza, Svezia). Il motore intanto guadagnava 8 CV, mentre nel 1966 la potenza raggiunse quota 115 CV.
Nel 1969 il motore B18 fu sostituito con la variante da 2 litri (B20B) da 118 CV. Nonostante la cilindrata maggiore, il modello mantenne la denominazione 1800S.

Aria di novità. La Volvo P1800 continuò a farsi apprezzare anche nel nuovo decennio e così, nel 1970 vennero introdotti numerosi aggiornamenti tecnici. La 1800E venne dotata di un impianto di iniezione Bosch D-Jetronic e un albero a camme rivisto. La nuova variante erogava 130 CV e poteva raggiungere i 190 km/h, accelerando da 0 a 100 all’ora in 9,5 sec. Un’importante novità riguardò l’adozione dei freni a disco sulle quattro ruote: in precedenza la P1800 adottava un impianto frenante misto con i dischi solo sull’asse anteriore.
Nel 1972, per soddisfare gli standard sulle emissioni, necessarie per l’omologazione sul mercato statunitense, venne introdotto il motore “B20F” con rapporto di compressione inferiore. Oltre alla nuova testata, anche la guarnizione, la centralina e il sensore di pressione del collettore erano specifici per le vetture con motore B20F.

Una Volvo da record. Nel 1998, la Volvo 1800S di Irv Gordon è stata certificata come il veicolo privato con il più alto chilometraggio ancora circolante. Fino alla morte del Sig. Gordon, nel 2018, la vettura ha percorso oltre 5,23 milioni di chilometri, un dato sbalorditivo per qualsiasi auto, a maggior ragione se si tratta di una coupé dall’indole sportiva.
Dopo avervi raccontato la genesi e l’evoluzione della variante coupé, lo speciale sulla Volvo P1800 proseguirà nella seconda parte dell’articolo, dedicato alla shooting brake 1800 ES.

Condividi
COMMENTI