Volvo P1800: la bella coupé che parlava svedese (Parte II) - Ruoteclassiche
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27 April 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Volvo P1800: la bella coupé che parlava svedese (Parte II)

Nel 1971 Volvo reinterpretava la 1800 coniugando lo charme del coupé alla versatilità di una station wagon. Nacque così la 1800ES, un’accattivante shooting brake caratterizzata da un ampio portellone posteriore completamente in vetro.

Nel 1971, la Volvo P1800 era sulla scena da dieci anni e nonostante le sue linee fossero legate agli stilemi del decennio precedente, la coupé di Goteborg continuava ad emanare un fascino tutto suo.
Pietro Frua e Sergio Coggiola (ex dipendente della Ghia) presentarono alla Volvo alcune proposte per un modello che avrebbe affiancato e poi sostituito la P1800. Tra questi c’era l’avveniristica Raketen (Razzo), disegnata da Frua e la ESC Viking realizzata dalla modelleria Coggiola.
Lo stile delle concept risultò fin troppo innovativo per i canoni Volvo. Inoltre, la Casa svedese non ritenne opportuno impiegare risorse per progettare ex novo un’auto dai volumi commerciali limitati come la P1800. Oltre ai costi progettuali, bisognava mettere in conto lo sviluppo di propulsori in grado di rispettare le normative sulle emissioni che si sarebbero inasprite a partire dal 1974 e definire tutte le soluzioni tecniche atte a garantire i proverbiali standard di sicurezza Volvo. La coupé P1400, lanciata nel 1961 venne quindi affiancata una nuova versione con il portellone posteriore.

Stile e funzionalità. La dirigenza optò per l’idea di Jan Wilsgaard, un designer del Centro Stile Volvo che propose la “Beach Car” (auto da spiaggia). Si trattava di una elegante giardinetta a due porte basata sulla 1800 E. Il nuovo modello venne indicato come Volvo 1800 ES dove la “E” si riferiva alla parola Estate, “auto familiare” in Inglese. Questa variante si caratterizzava per l’ampio portellone posteriore a giorno, completamente in vetro e senza cornice: uno stilema del tutto inusuale sulle auto di produzione del tempo, ripreso da altri modelli Volvo come la 480 ES del 1988 e la C30 del 2006.
Con la 1800 ES l’idea della sportività andava a braccetto con la praticità. Il lungo cofano motore della P1800 e l’abitacolo arretrato donavano slancio e un fascino tutto particolare alla ES, espressa con una silhouette muscolare ma elegante e leggera, come sul modello d’origine presentato dieci anni prima.

Un nuovo concetto. A differenza delle grandi familiari Volvo, la 1800 ES era pensata espressamente per un pubblico giovanile avvezzo alle attività ricreative: dalle gite in compagnia con gli affezionati quadrupedi (anche di grossa taglia), alla puntatina al golf club o per chi voleva viaggiare con armi e bagagli al seguito senza rinunciare alla guida brillante e al feeling da auto sportiva. E se il concept Beach Car evocava sport acquatici, il marketing dell’epoca non mancò di sottolineare la vocazione ludica del modello, immortalando la Volvo 1800 in suggestive immagini con tavole da surf e ambientazioni marine.
Un concetto che per l’epoca era assolutamente inedito, ripreso in maniera sempre più approfondita vent’anni dopo, con le prime SUV e i crossover degli anni 90.

La tecnica. La Volvo 1800 ES manteneva lo stesso layout della coupé P1800, dalla quale si differenziava per il volume posteriore, da vettura familiare. Anche l’abitacolo era praticamente lo stesso ma, all’occorrenza, lo schienale posteriore della ES si abbassava consentendo di ottenere un’area di carico maggiore.
Con il lancio della ES, il motore B20 da due litri venne aggiornato e indicato come B20F, lo stesso utilizzato sulla 1800 E. In primo luogo la potenza venne leggermente ridotta, 125 CV, così come venne abbassato il rapporto di compressione ed adottata una guarnizione della testata più robusta. In questo modo miglioravano l’erogazione e l’affidabilità. La Volvo 1800 ES era disponibile con cambio manuale a quattro velocità più overdrive o con l’automatico a tre marce prodotto dalla Borg-Warner.

Fascino senza tempo.
Nonostante la calorosa accoglienza, la Volvo 1800 ES venne prodotta fino al 1973 in soli 8.077 esemplari.
I fattori che portarono alla sua breve permanenza sul mercato furono molteplici, dall’imminente cambio dell’identità stilistica alla necessità di aggiornare gli standard di sicurezza. Il programma avrebbe riguardato l’intera produzione Volvo e non solo un modello, peraltro di nicchia.
Inoltre, nella prima metà degli anni 70, le shooting brake erano una prerogativa di mercati limitati, un vezzo per pochi connoisseurs che strideva con le necessità commerciali di Volvo, non certo un habitué nel club delle sportive.
Oggi come cinquant’anni fa, la Volvo 1800 ES è un simbolo di stile e distinzione. Di sicuro il mondo non più è quello del 1971, ma di una cosa si può star certi: la ES continua ad essere una delle Volvo più affascinanti di sempre.

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