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26 febbraio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Winter Challenge to Montecarlo 2018

Passione, panorami mozzafiato e competizione tra storiche di diverse generazioni. Alla diciottesima edizione della gara di regolarità non sono mancate neppure la neve sul Turini ed equipaggi da tutto il mondo.

Dal nord della Francia di Le Touquet fino al clima mite del Mediterraneo, passando per Aix Les Bains e i parchi naturali di Ceveness e Luberon e il Turini, 27 equipaggi di appassionati per quattro giorni hanno guidato per 1600 chilometri tra passi di montagna, vigne e tornanti.

Scenari resi ancora più evocativi dai fiocchi di neve caduti in abbondanza, per poi chiudere la competizione in amicizia e tra discorsi su auto e meccanica a livello del mare. Tutti radunati, per saluti e ringraziamenti di rito, in una sala all'hotel Hermitage di Montecarlo dove a colpire era il senso di rilassatezza e i sorrisi e che univano i discorsi di chi è arrivato, in maggioranza dalla Gran Bretagna ma anche dalla Germania e dagli Stati Uniti, piuttosto che dalla Nuova Zelanda o dai Paesi bassi.

Il collante comune la passione per le auto: buona scusa per godersi un rally storico e un piacere anche per gli occhi, pure per quelli di chi non ha partecipato alla gara. Basta sfogliare la fotogallery (foto di Francesco e Roberta Rastrelli) a corredo dell'articolo, con immagini che ritraggono i panorami e gli sfondi delle strade a tenere compagnia alle auto protagoniste: dalla Porsche 911 Carrera 2,7 all'Austin Healey 3000, dalla Lancia Fulvia con ruota di scorta sul baule (impossibile non pensare alle gesta di Munari nei Montecarlo anni 70) alla Morris Mini Cooper S.

Spazio anche ad auto meno anziane, poco più che youngtimer: il limite di gioventù era fissato sui trent'anni, quindi al 1987, con la Porsche 944 la più giovane in gara, con i suoi 32 anni. Ford Consul Capri ed Escort e MG B GT in perfetto spirito british facevano da contraltare all'asse Germania e Giappone, rappresentato dalla BMW 2002 Ti e dalla Datsun 240Z.

La più anziana in gara, una Volvo PV 544 del 1959; sopra i 5 litri di cilindrata, infine, una Jaguar XJS V12 e una Bristol 411. Gusti, design e caratteristiche meccaniche diverse a rappresentare pezzi di storia automobilistica ma anche di costume.

Luca Pezzoni

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