Auto
15 aprile 2019 | di Alfredo Albertini

Zele 1000, la microcar elettrica di Zagato

Ormai le auto elettriche fanno parte della nostra esperienza di guida quotidiana. In Italia una delle prime auto a batterie fu costruita dalla Zagato, che con la Zele lanciò la una nuova proposta di mobilità urbana.

Scriveva Quattroruote nel luglio del 1973: “Oggi, e per diversi motivi, si parla sempre più dell'automobile elettrica. Numerosi e da ogni nazione si annunciano prototipi, spesse volte dalle caratteristiche interessanti e rivoluzionarie. Ciononostante, il più che ottantenne motore a scoppio è ancora padrone della propulsione degli autoveicoli...”.

Rivoluzione in corso. Sono passati quarantasei anni e la situazione è certo cambiata, anche se non di moltissimo. Il motore termico è infatti ancora leader nelle richieste della clientela, ma dai prototipi si è passati alla produzione di serie e l'offerta da parte delle Case si è fatta sempre più ampia.

Non proprio una novità. L'automobile elettrica nasce tuttavia in un passato molto lontano e di essa vi sono stati diversi esempi sia al di qua sia al di là dell'oceano, risalenti a un'epoca in cui la benzina non era ancora acquistabile molto facilmente. Per ricordare uno dei record che ha fatto la storia citiamo quello del primo maggio 1899, quando il belga Camillo Jenatzy superò la barriera dei 100 km/h (per l'esattezza 105,88 km/h) con la Jamais Contente, una specie di siluro con carrozzeria in lega leggera e motore elettrico collocato in una scatola posta tra le ruote posteriori. Gli anni Venti conobbero poi il periodo di massimo splendore della propulsione elettrica: in quel decennio circolavano in Nord America quasi 200.000 vetture così alimentate.

Zagato prova a rivoluzionare la mobilità urbana. Uno dei primi esempi di auto elettrica costruita in piccola serie in Italia è stata la Zele 1000 di Zagato, esposta per la prima volta al Salone di Torino del 1972. Questa microcar, dalla vaga rassomiglianza con la primissima Smart, che però aveva un passo ben più lungo (1812 mm contro 1300 mm), aveva una linea piuttosto squadrata e la coda tronca. Dunque una vettura minima, pensata per la città e adatta solo alla città, vuoi per le sue prestazioni ridotte (circa 40 km/h di velocità massima) vuoi per l'autonomia limitata (più o meno una settantina di km).

Economica come un’utilitaria Fiat. I posti, come sulla Smart Fortwo, erano due, così come la posizione del motore era posteriore. Zele significava Zagato Elettrica e il prezzo di vendita era di 850.000 lire, poco più di quello di una Fiat 126. La parte più interessante della meccanica della Zele era naturalmente il piccolo propulsore, che aveva una potenza di 1000 W e una tensione di 24 Volt: era alimentato da un gruppo di otto batterie al piombo per una capacità complessiva di 160 Ah.

Ci va un po’ di pazienza. Ieri come oggi il punto dolente era il tempo di ricarica: la Zele richiedeva una decina di ore di tempo con la presa di corrente casalinga. Il sistema era dotato di un dispositivo di arresto automatico che staccava la corrente quando era stato raggiunto il pieno per evitare pericolosi sovraccarichi. Poiché la meccanica era sotto al pianale, la Zele era piuttosto alta (oltre 1,60 metri) e per mettersi al volante bisognava perciò salire a bordo, un po' come si fa oggi sui Suv. Minima la strumentazione, dominata dallo strumento che indicava lo stato di carica (ovviamente non c'era ancora alcun computer a indicare l'autonomia, né la possibilità di ricarica parziale in frenata).

Agile e scattante. Per partire bastava girare la chiave e premere il minuscolo acceleratore a pavimento. Quattroruote, nelle sue impressioni di guida, scrisse: “la Zele 1000 parte con un buono scatto, forse addirittura un po' brusco. Abbastanza buono quindi lo spunto alle basse velocità per la marcia in città. Percorre i 100 metri da fermo in 14 secondi, i 200 metri in 24 secondi e i 400 metri in 44 secondi. Meno entusiasmante l'accelerazione sulle lunghe distanze”. La Zele, a distanza di tutto questo tempo, resta comunque un buon esempio di vettura minima che anticipava di molti anni il futuro. Un futuro che oggi possiamo dire arrivato, anche se non ancora compiuto completamente.

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