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12 marzo 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Mauto di Torino, al timone una donna

Qualche mese fa Il New York Times, in un’analisi sui musei contemporanei, ha indicato quello dell’Automobile di Torino come il più bello della categoria. Lo scorso anno, un’altra classifica lo aveva posto tra i venti musei più interessanti in assoluto. Da oggi, sul ponte di comando (la facciata su corso Unità d’Italia sembra davvero la plancia di un incrociatore stellare) c’è un nuovo manager: Mariella Mengozzi, ex Walt Disney, ex Ferrari (e Museo Ferrari), più recentemente – e perfetta nella metafora nautica - amministratore delegato di un cantiere per super-yacht con bandiera olandese.  Mengozzi rileverà i gradi, entro il mese di aprile, da un altro ufficiale di lungo corso, Rodolfo Gaffino, che dopo una carriera in Fiat (dalla Scuola Allievi alla direzione di stabilimento, alla nomina - dall’Avvocato Agnelli - alla guida del Museo) ha retto il timone trasformando un immenso garage di gioielli in un museo modernissimo e che conta - tra i suoi 220.000 visitatori annui - il 60% di stranieri.

“Siamo partiti proprio da questo fattore - spiega Benedetto Camerana, presidente del Mauto -  e dalla collaborazione con le maggiori collezioni aperte al pubblico di altri Paesi, per scegliere Mariella Mengozzi. Dopo un processo di selezione durato otto mesi e che ci ha permesso di valutare oltre centocinquanta candidature.  Mariella, tra l’altro, avrà - continua Camerana - il compito di far “fruttare” le ricchezze del Museo, valorizzarle negli scambi e nella collaborazione che dobbiamo avere in Europa e nel mondo. Pensiamo, per esempio, a mostre itineranti, a scambi prestigiosi, a strumenti multimediali di alto profilo, possibili solo se coprodotti, a una generale condivisone di cultura e competenze. Ci sono progetti articolati - conclude il Presidente del Mauto - per cui siamo già degli apripista, ma a cui una dimensione e un sostegno internazionale non potranno che fare bene.”

In effetti, il percorso e le scelte tematiche del Museo di Torino parlano un linguaggio fortemente italiano, ma di interesse planetario, a cominciare dalla sezione sul car-design (incluse le mostre temporanee dedicate ai grandi della linea), fino alla creazione di una scuola di restauro per vetture antiche. Vera novità, lanciata insieme al Centro di restauro della Venaria Reale e ad altri partner tecnici di alto profilo, l’idea ha spinto il Louvre ad invitare, lo scorso anno, una delegazione del Mauto a Parigi, per approfondire organizzazione e metodologie della nuova scuola.

Il composito mondo del Mauto sarà un buon terreno per attivare gli “skills” del nuovo direttore, vista anche la necessità di operare, in futuro, con un maggior supporto di protagonisti e sponsor esterni. Sia per quanto riguarda i progetti speciali e le mostre temporanee, che per l’amministrazione più ordinaria, dal momento che alcuni dei Soci pubblici dell’Istituzione – lo ha più volte sottolineato il management uscente – sono cronicamente in ritardo con l’erogazione dei contributi. Mengozzi potrà, forte dell’esperienza maturata al marketing Ferrari (si è occupata, tra l’altro, della “Maranello Experience” e dei “Factoy Tours”) supportare quel concetto di “museo propositivo” e in continuo aggiornamento che - anche all’estero - è una delle ragioni del successo.

“Dovremo, insieme a Mariella Mengozzi - chiarisce ancora Camerana - aprire un dialogo con sostenitori illuminati, che non guardano solo al progetto a breve termine. Protagonisti che, come noi, hanno una visione ampia della semina culturale operata dai musei. A Torino abbiamo avuto splendidi esempi di questa politica della “restituzione” al pubblico. Si tratta di continuare.”

Peraltro la chiave del percorso del Mauto - l’uso cioè dell’automobile e della sua storia per raccontare il XX Secolo (nonché indagare il XXI) - è un terreno di partenza ricco, integrato e che si presta a contaminazioni e nuovi linguaggi. Oltre che assolvere a una iniezione storica verso i giovani che, dati i tempi incerti in cui viviamo, non può che essere benemerita.

Giosuè Boetto Cohen

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