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27 marzo 2013 | di Alessandro Barteletti

Le Alfa dell’Autodelta in pista come cinquant’anni fa

L'Autodelta ha compiuto 50 anni. Per ricordare l'anniversario, lo scorso 22 marzo l'Alfa Romeo ha portato sullo storico "Misto Alfa" della pista di Balocco (VC) le vetture più rappresentative della sua gloriosa squadra corse e le ha messe a disposizione della stampa. Ecco in anteprima il resoconto e le foto della giornata.

Ore 9.30 – L’arrivo a Balocco

Punto d’incontro la famosa Cascina Bella Luigina, dove un tempo l’Autodelta ricoverava le sue vetture. Lì troviamo ad accoglierci (da sinistra) “Giulia TZ”, “GTAm”, “BT 45B” e “33 TT 12”: 15 anni in sintesi della squadra corse Alfa Romeo. Le auto sono tutte di Automobilismo Storico, cioè della collezione del museo Alfa Romeo di Arese. Presente anche la “GTA” con motore “1600” in versione stradale.

Ore 10.30 – Pronti a partire

Gli specialisti di Automobilismo Storico avviano le vetture. Per la messa in moto della “GTAm” (nella foto) è necessario il cicchetto: gli iniettori dell’iniezione meccanica Spica, infatti, non hanno a freddo lo “spunto” per mandare benzina a sufficienza nei cilindri.

Ore 11.00 – Si va in pista

Ci avviamo verso il cosiddetto “Misto Alfa”, il tratto più antico dell’impianto di Balocco inaugurato nel 1964 per il collaudo su pista delle vetture del Biscione.

Il tracciato è lungo circa cinque chilometri e riproduce i tratti più caratteristici dei circuiti di tutto il mondo.

Ore 11.30 – “GTAm”, la “Giulia” da 200 cavalli

Scendiamo subito in pista con la "GTAm". Questo esemplare (telaio n. 1530782) ha avuto una carriera intensa: ha corso in tutta Europa e l’hanno guidata piloti come Teo Zeccoli, Spartaco Dini, Carlo Facetti.

Il quattro cilindri (2 litri, doppia accensione, circa 200 cavalli) spinge forte sin dai bassi regimi e ha un’elasticità che non ti aspetti da un motore da corsa. La frenata è facilmente modulabile e all’altezza della situazione. Lo sterzo è duro e preciso: grazie anche ai pneumatici slick sui cerchi con canale da 9 pollici e l’assetto rigido, sembra impossibile mettere la “GTAm” in crisi. Entusiasmante.

Ore 12.15 – “TZ”, l'Autodelta parte da qui

Telaio tubolare, ruote anteriori e posteriori indipendenti, freni al retrotreno inboard: tra il 1963 e il 1965 la “TZ” sbaragliò le concorrenti sulle piste di mezzo mondo. Uno dei successi più eclatanti lo ottenne alla 12 Ore di Sebring del ’64, con il primo posto di classe dell’equipaggio Stoddard-Kaser, che il pilota Roberto Bussinello descrisse così: “Considerate la pista: è piena di crepe, saltano mozzi e gomme, a volte anche le ruote. I freni sono sottoposti a un’usura inverosimile. Si passa dall’afa al caldo secco, la carburazione fa ammattire. Sono dodici ore di massima concentrazione: un severo banco di prova per piloti e macchine. Ebbene, le ‘TZ’ sono arrivate in fondo col motore e le sospensioni a posto. All’ottava ora eravamo addirittura primi nelle ‘2 litri’ con tre giri di vantaggio sulle Porsche”.

A una prima occhiata la “TZ” del museo di Arese (telaio n. 750065) sembra stradale. In realtà proviene dal Reparto Esperienze: il motore è preparato e la sua particolare fasatura fa “singhiozzare” la vettura ai regimi più bassi. Ma appena superi i 3500 è inarrestabile.

Centosessanta. Centottanta. Duecento chilometri orari. Sul rettilineo principale lanciamo la “TZ” fin quasi la sua velocità massima (circa 215 km/h). Ma attenzione alla staccata: il servofreno non c’è e la corsa del pedale è ridotta. Se si pesta troppo forte il bloccaggio del retrotreno è assicurato.

Ore 13.00 – “GTA”, inizia l’avventura Turismo

E’ una delle vetture più rappresentative della storia Autodelta. Al suo debutto, nel 1965, la “GTA” spostò l’attenzione della Casa verso la categoria Turismo decretando di fatto la fine delle “TZ” e “TZ2”.

Assetto "morbido", volante "largo", scarico “silenzioso”: la "GTA" sembra avere un temperamento quasi turistico. Ma no, non può essere, è solo un'impressione, inevitabile dopo aver girato con la “GTAm” e la “TZ” e considerando che questo esemplare è strettamente di serie: nei suoi primi anni di vita è appartenuto a un privato milanese, poi è stato riacquistato dall’Alfa Romeo verso la fine degli anni Settanta per la sua collezione storica.

Ore 13.30 – Pausa pranzo, si “rifocillano” anche le auto

La “33 TT 12” durante il rifornimento. La pompa è quella interna all’impianto di Balocco; qui circolano prototipi e vetture di ogni tipo ma la Sport attira tutta l’attenzione su di sé.

Ore 14.00 – La “33 TT 12” va in moto

Il motore deve prima girare a vuoto per far salire la pressione dell’olio. Poi si attiva un interruttore che dà corrente a due pompe elettriche che a loro volta caricano la pompa principale ad alta pressione; un secondo interruttore alimenta la pompa ad alta pressione e la centralina “Dinoplex”.

Uno specialista, nel frattempo, spruzza benzina all’interno di ognuno dei dodici condotti di aspirazione.

Non resta che premere il pulsante di avvio, subito a sinistra del volante.

Ore 14.30 – Sulla scia di Merzario

Motore tre litri, dodici cilindri contrapposti, 500 cavalli di potenza. La “33 TT 12” è un “mostro” da 300 km/h e più. Protagonista assoluta della stagione 1975, ha regalato all’Alfa Romeo il Mondiale Marche (l'ultimo campionato del mondo per la Casa del Biscione risaliva al 1951, quando Juan Manuel Fangio vinse quello di F.1 su “Alfetta 159”).

Non c'è verso, sotto i 4000-4500 giri non va. Il dodici cilindri della “33 TT 12” deve girare “alto”: a 6000 ti attacca al sedile, a 9000 sei praticamente immobilizzato. E non ti molla più fino agli undicimila.

La “33 TT 12” dominò il Mondiale Marche 1975 con sette vittorie su otto gare disputate: a Digione, Monza e Nurburgring con Arturo Merzario e Jacques Laffite; a Spa, Zeltweg e Watkins Glen con Henri Pescarolo e Derek Bell; a Pergusa con Arturo Merzario e Jochen Mass.

La Sport campione del mondo 1975 la proviamo solo da passeggeri; ne approfittiamo per scattare alcune fotografie in soggettiva. Al volante c’è Alessandro Rigoni, specialista di Automobilismo Storico.

Ore 15.30 – Gli angeli custodi del museo

E' grazie a loro se le vetture del museo storico Alfa Romeo di Arese sono mantenute in efficienza. Ecco i meccanici di Automobilismo Storico: al centro Alessandro Rigoni, approdato all’Alfa Romeo nel 1978, cura le auto storiche della Casa dal 1989; al suo fianco, Roberto Cavaliere e Giuseppe Baglì, entrambi nell’officina del museo dal 2011.

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