Fiat 600 Multipla. Lo spazio prende forma
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04/01/2026 | di Federico Signorelli
600 Multipla, lo spazio prende forma
Nel 1956 Fiat rivoluziona il mondo dell'auto con l'iconica monovolume, capace di ospitare 6 persone su 3 file
04/01/2026 | di Federico Signorelli

Quando la Fiat 600 debuttò nel 1955, sostituendo la 500C “Topolino”, emerse subito un problema: trovare degna erede della sua variante giardinetta, la Belvedere, amatissima da artigiani e famiglie. Provare a ricavarla dalla nuova 600 sembrava logico, ma il motore posteriore complicava la gestione degli spazi. Alcuni carrozzieri tentarono soluzioni, allungando padiglioni e ridisegnando la coda, ma senza raggiungere la versatilità della Belvedere. Dante Giacosa rovesciò l’approccio: se il retro non si poteva toccare, allora bisognava intervenire sull’anteriore. Un’idea semplice, capace di offrire abitabilità e carico senza stravolgere l’apparato produttivo.

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Votata alla vivibilità

La Multipla nacque sfruttando la meccanica della 600 berlina: telaio, cofano, lamierati del vano motore e vetri posteriori rimasero gli stessi. Il posto guida, avanzato sopra l’assale anteriore, creò un abitacolo più ampio e flessibile. Le quattro porte incernierate centralmente facilitavano accesso e carico mentre, il frontale quasi verticale, ospitava fari sporgenti montati all’esterno per non rubare centimetri preziosi, e una piccola griglia che alimentava un radiatore supplementare dedicato al riscaldamento.

Interni trasformabili

La Multipla fu una delle prime auto italiane a pensare davvero alla modularità. La versione a quattro/cinque posti combinava una panca anteriore e un divanetto posteriore ribaltabile, che poteva trasformarsi in un piano unico o addirittura in un rudimentale “letto”. La sei posti introduceva tre file 2+2+2 con strapuntini che scomparivano nel pavimento, creando un vano perfettamente piatto. Dalla configurazione derivava anche il “Tassì”, con separatore di vetro e area dedicata alle valigie accanto al conducente.

Ingegno e compromessi

Il motore era il collaudato 633 cm³ della 600, da 21.5 CV, con velocità massima intorno ai 90 km/h. Il cambio rimaneva identico ma con rapporto al ponte accorciato per garantire più spunto a pieno carico. Le sospensioni posteriori vennero irrobustite, mentre all’anteriore fu adottato lo schema della 1100/103, più adatto al nuovo peso. Ogni spazio fu sfruttato con intelligenza: ruota di scorta davanti al passeggero destro, batteria davanti al radiatore e serbatoio vicino alla ruota posteriore sinistra. Presentata al Salone di Bruxelles nel 1956, costava 730 mila lire. La produzione, avviata a Mirafiori, venne poi trasferita nel 1958 all’Autobianchi di Desio per adeguarsi ai volumi ridotti.

Un’idea troppo in avanti

Nonostante le soluzioni intelligenti, la Multipla non conquistò il grande pubblico. Lo stile insolito, più che la funzionalità, fu il principale ostacolo. Alcuni carrozzieri tentarono reinterpretazioni complete, ma nessuna soluzione ebbe reali prospettive. Eppure, sebbene poco compresa, la Multipla anticipò di decenni il concetto di monovolume: solo negli anni Ottanta, con vetture come Dodge Caravan (Chrysler Voyager) e Renault Espace, il mercato avrebbe finalmente capito.

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