Auto
22 February 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

A610, il canto del cigno dell’Alpine

Trent’anni fa Alpine lanciava la A610, l’ultimo modello prodotto a Dieppe dal marchio francese. Evoluzione della GTA, la “610” si configurava come una granturismo d’alto rango, con prestazioni e confort di prim’ordine. Tutto questo non bastò a decretare il successo del modello e a salvare il marchio, che chiuse i battenti nel 1995.

La Renault-Alpine A610 è una delle sportive anni 90 da riscoprire: prestazioni, handling e un elevato confort erano i pregi di questa grande GT francese, peraltro una delle ultime vetture d’Oltralpe a poter rivaleggiare senza complessi di inferiorità con le più prestigiose sportive dell’epoca.

Risorse limitate. Nel 1991, la Alpine A610 sostituiva la “GTA”, presentata nel 1984. In quel periodo, la Casa di Dieppe, da tempo sotto il controllo Renault, navigava in cattive acque: lo sviluppo del nuovo modello venne affrontato con risorse limitate. Per la nuova coupé, infatti, venne ripresa sia l’impostazione meccanica che quella stilistica del modello che andava a sostituire.
Con queste prerogative, i progettisti della A610 non ebbero molta scelta, se non perfezionare la Alpine GTA. Il profilo della vettura come buona parte della componentistica, erano gli stessi. L’evoluzione stilistica venne saltata a pié pari e in tal senso, la differenza più evidente riguarda i fari anteriori a scomparsa, ripresi dalla GTA per il mercato americano.
In realtà, molti pannelli della carrozzeria erano specifici per la A610 ma le volumetrie, così come i tagli di porte e finestrini rimasti invariati, facevano apparire la nuova GT come un semplice restyling del modello precedente. Caratteristico anche il massiccio paraurti anteriore, che integrava i fari di profondità e i fendinebbia: una soluzione analoga a quella delle Porsche 944 e 968, le sue rivali dirette. Dal marzo 1993, la GT francese adottò nuove ruote 205/45 ZR16 anteriori e 245/45 ZR16, con cerchi a cinque razze da sedici pollici dal design più sportivo.

Una vera granturismo. Sulla Alpine GTA, molti clienti lamentavano una scarsa cura delle finiture, pertanto nello sviluppo della A610, i tecnici utilizzarono materiali migliori per i rivestimenti e le modanature interne. La forma del quadro strumenti venne ammorbidita: i vincoli legati al budget ne impedirono la sua completa riprogettazione. L'ergonomia era soddisfacente e lo spazio nell’abitacolo era più che adeguato per un coupé con motore posteriore. Con qualche contorsione, potevano prendere posto fino a quattro passeggeri. Tra i pregi della A610 c’era poi l’insonorizzazione, che garantiva una silenziosità interna eccezionale per un'auto di questo tipo.
A fronte di una grande attenzione per il comfort, l’unica vera rinuncia consisteva nel bagagliaio nella zona anteriore, occupato in gran parte dalla ruota di scorta.
La piacevole permanenza a bordo era garantita anche da una dotazione di serie completa, che includeva l’aria condizionata e l’autoradio a cassette Pioneer da 4 × 25 W con comandi al volante, una primizia all’epoca. Per i rivestimenti, si poteva scegliere tra velluto di alta qualità, offerto di serie o gli interni in pelle, a richiesta. Nel 1994, Alpine sviluppò un programma di personalizzazione degli interni ma, alla luce di vendite disastrose, anche quest’iniziativa non ebbe il successo meritato. Tra gli optional, la radio con lettore CD.

Grand Vitesse. La Alpine GTA si rivelò una sportiva di tutto rispetto ma, il suo più grande difetto era la stabilità alle andature elevate. Per questo motivo, nello sviluppo della A610, i tecnici adottarono il telaio destinato ai modelli “U.S. Spec.” della GTA, comprensivo di rinforzi supplementari e optarono per l’installazione della ruota di scorta nel vano anteriore. Anche la sensibilità al vento laterale venne ridotta rispetto alle GTA, mentre la maneggevolezza e la sicurezza erano implementate dal servosterzo e dall’ABS, entrambi offerti di serie.
La Alpine A610 era spinta da un motore di tre litri (2975 cc), il noto "PRV" in configurazione turbo, montato in posizione centrale-posteriore e capace di erogare 250 CV. La Casa dichiarava un peso a vuoto di 1420 Kg che si traducevano in un rapporto peso/potenza molto favorevole: 5,68 kg/cv. Nel Marzo 1993, la cilindrata venne ridotta lievemente a 2.963 cc per rispettare alcuni vincoli omologativi di alcuni Paesi, a partire dalla Svizzera.
Anche l’attento studio aerodinamico, ereditato dal modello d’origine, contribuiva alla bontà progettuale della vettura, che con un Cx di 0,30, poteva raggiungere i 265 km/h di velocità massima.
Con questi numeri, la Alpine A610 aveva tutte le carte in regola per entrare nel novero delle granturismo ad alte prestazioni.

La tecnica. La Alpine A610 adottava uno degli ultimi telai a traliccio utilizzati nella produzione di auto sportive; invece, per la scocca vennero utilizzati pannelli in materiale sintetico. Il telaio prevedeva una parte centrale con sezione rettangolare, a cui era collegata, anteriormente, una struttura in lamiera stampata con rinforzi laterali. Nella parte posteriore venivano alloggiati il gruppo motore-cambio e le sospensioni. Il telaio era stato sviluppato per i modelli Alpine GTA da esportare in Nordamerica ma, il piano commerciale venne poi abbandonato dalla Renault. Un investimento che venne parzialmente ammortizzato con il nuovo modello.
Una serie di interventi mirati, come il serbatoio più capiente (da 72 a 80 litri), luci a scomparsa (più pesanti di quelle convenzionali) e la batteria, montata dietro il paraurti anteriore, determinarono una ripartizione dei pesi più favorevole: il 43% (605 kg) sull'asse anteriore e il 57% (815 kg) sul posteriore che si tradussero in un netto miglioramento della tenuta di strada.
Per quanto riguarda le sospensioni, la Alpine A610 adottava uno schema a quadrilatero trasversale con due triangoli sovrapposti, molle elicoidali e ammortizzatori telescopici idraulici.

I modelli speciali. Al momento del lancio, nel marzo 1991, la A610 era disponibile in un’unica versione, indicata come Turbo. A questa, seguirono due serie limitate.
La prima indicata come “Albertville 92”, venne presentata nel novembre 1991 come modello celebrativo: in vista delle vicine Olimpiadi invernali di Albertville del 1992, Renault presentò una gamma completa di modelli super accessoriati per salutare l’inizio dei giochi olimpici. Ne vennero realizzate soltanto due, utilizzate per accompagnare alcuni personaggi famosi durante i giochi olimpici.
Le vetture, vendute in seguito, presentavano una livrea specifica in “Bianco Gardenia”, cerchi verniciate in tinta con la carrozzeria con bordo lucido, decals laterali e all’interno, tappezzeria in grigio chiaro con bordino in blu elettrico. Anche il lettore CD era offerto di serie.
Per celebrare la vittoria della Williams-Renault al Gran Premio di Francia a Magny-Cours nel luglio 1991, vennero prodotte 31 vetture della Alpine A610 “Magny-Cours”. Questa serie speciale, presentata nel giugno del 1992, si distingueva per la vernice verde perlato e, anche in questo, ritroviamo i cerchi in tinta carrozzeria con bordo lucido lavorato e il lettore CD. A differenza della “Albertville 92”, all'interno della Magny-Cours erano previsti rivestimenti in pelle nera di altissima qualità.

Occasioni perse. Considerato il potenziale della A610, vennero presi in considerazione ulteriori varianti del modello, che però non giunsero alla commercializzazione.
Il primo riguardava la A610 Convertibile: un prototipo pre-produzione progettato dal BEREX (Bureau d'Etude et de Recherches EXploratoires), dotato di tetto in tela e rollbar. Il particolare softop non era articolato e quindi poteva essere installato come un classico hardtop metallico. Le vendite estremante basse del modello coupé dissuasero il centro stile Renault nello sviluppo di una A610 cabriolet.
Nel settembre 1993, per aumentare le vendite della A610, venne studiata un'evoluzione ancora più potente basata sulla GTA “Le Mans” e dotata di un body kit dedicato. Questa variante era equipaggiata con il motore potenziato a 280 CV. L’aumento di potenza venne ottenuto con lievi modifiche: maggior pressione di alimentazione e un nuovo chip della centralina. Purtroppo, nelle condizioni disastrose in versava la Casa di Dieppe, gli elevati costi di omologazione non consentirono la messa in produzione del modello.

Il motorsport. Una versione da gara della Alpine A610 venne sviluppata dal Team Legeay per partecipare alla24 Ore di Le Mansdel1994.
La A610 Legeay, si classificò 5ª nella categoriaGT2e 13ª nella classifica generale.

Il successo mancato. La Alpine A610 era un ottimo prodotto e il suo mancato successo è attribuibile a tre fattori principali. In primo luogo il prezzo: se le precedenti Alpine erano vendute a prezzi globalmente concorrenziali, la A610 aveva un prezzo di listino prossimo a quello di una Porsche 911, un modello appartenente alla categoria superiore. C’era poi lo stile, troppo vincolato ai canoni anni 80, che andava ad offuscare un corredo tecnico di prim’ordine.
Gli appassionati accusarono Renault di aver lasciato morire la gloriosa Alpine, riportata in auge soltanto nel 2017. Mettersi al volante di una A610, oggi, non è sicuramente un’impresa facile, vista la scarsissima diffusione della vettura, prodotta in poco più di 800 esemplari. Proprio per questo, se appartenete alla schiera dei coinnesseur, gli amanti degli oggetti particolari, dovreste cercare una di queste GT francesi: tra i più fulgidi esempi del funzionalismo analogico, condito con comodità e precisione di guida.

Condividi
COMMENTI